Marco CIAVIRELLA
Wakamatsu, Hani, Matsumoto, Terayama: tecniche e linguaggi della sperimentazione nel cinema giapponese degli anni sessanta e settanta

Alla fine degli anni cinquanta erano sempre più evidenti nella cinematografia giapponese i segni di una crisi che ne metteva in profonda discussione i codici e i sistemi di produzione. Inoltre, sulla scia dei movimenti studenteschi e delle manifestazioni contro il rinnovo del Trattato di sicurezza nippo-americano (ANPO), il cinema divenne lo strumento più adatto non solo per esprimere il diffuso malcontento giovanile ma, da questo momento in poi, anche il palcoscenico ideale di una vera e propria rivoluzione che avrebbe coinvolto i meccanismi della creazione come quelli della fruizione del prodotto cinematografico. Nuove tematiche, nuovi stili e soprattutto nuove potenzialità offerte dalla macchina da presa, a cui si aggiungeva un background teorico e tecnico sempre più influenzato dalle avanguardie artistiche europee, tra cui la Nouvelle Vague francese e polacca, e dal cinema underground americano. Nella relazione ho tracciato il percorso evolutivo dei linguaggi propri delle nuove tendenze in un arco di tempo che copre gli anni sessanta e parte degli anni settanta, evidenziando in che misura e secondo quali modalità questi si discostano dai canoni espressivi del cinema tradizionale. Per descriverne l'impatto sulla scena registica giapponese, ho trattato le opere più significative di quattro autori, Matsumoto Toshio, Wakamatsu Kōji, Hani Susumu e Terayama Shūji, analizzando i complessi codici stilistici attraverso cui ciascuno di loro ha traslato in immagine la propria particolare visione della realtà, e di questa ha enfatizzato nuovi conflitti e contraddizioni. Per finire, una riflessione al ruolo che questi hanno avuto nella ridefinizione dell'identità dell'individuo in rapporto ai profondi mutamenti che stavano inesorabilmente trasformando la fisionomia sociale e culturale del paese.