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Marisa DI RUSSO
Un principe di Casa Savoia e un diplomatico del Regno d'Italia conquistano la Corte Meiji Al ministro Raffaele Ulisse-Barbolani, che diresse la Legazione italiana a Tōkyō dal 1877 al 1881, si deve la conservazione di una preziosa raccolta di fotografie del Giappone antico, scoperta alcuni anni fa a Pescara. Pur rimanendo ancora aperti problemi di datazione, provenienza e attribuzioni di paternità delle fotografie raccolte nell'album, si ha ragione di ritenere che esse siano tutte dell'inizio dell'epoca Meiji e certamente precedenti al 1881. Erano quelli gli anni in cui anche a Tōkyō e in altre città giapponesi si andava diffondendo rapidamente la nuova tecnica della fotografia, quasi un simbolo della stessa modernizzazione, con un gran numero di fotografi che, sollecitati da una forte domanda, cominciarono a produrre fotografie e album commerciali. La raccolta trovata tra le carte del diplomatico non presenta i caratteri esotici dell'album souvenir destinato agli stranieri, ma si presenta invece come una documentazione fotografica completa di tutto il paese. L'album raccoglie centinaia e centinaia di fotografie, sono 1268, distribuite per tutto il Giappone, dallo Hokkaidō alle isole Ryūkyū, tutte perfettamente ordinate per regioni, città e quartieri, con l'indicazione per ciascuna fotografia del toponimo, accuratamente scritto, in giapponese e francese. Le suggestive immagini ci restituiscono un Giappone ormai scomparso, di un periodo in cui si andavano attuando, nelle città come nelle province, i più grossi cambiamenti che la storia giapponese abbia conosciuto. Gli articoli di giornali e riviste che hanno accompagnato la recente pubblicazione dell'album curata dalla casa editrice Heibonsha sono una prova dell'importanza di questo documento ritenuto dagli studiosi il più antico album completo del Giappone che si conosca. Esso permette di ricostruire un periodo tanto importante della storia del paese, fornendo, con fotografie mai viste prima, documenti per "ricostruire" anche nel senso stretto della parola, come è avvenuto per il castello di Kōfu e la posta di stazione di Hiratsuka lungo il Tōkaidō. |
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