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Paul A.S. HARVEY
Il Macbeth di Kurosawa Il Trono di Sangue (Kumonosujō) di Kurosawa (1957) ha goduto del favore dei critici da subito dopo la prima proiezione. È notevole per l'adattamento sperimentale di forme teatrali giapponesi. La trama e i personaggi derivano dal Macbeth di Shakespeare, mentre concetti e gesti provengono dal teatro nō. Ho esaminato i cambiamenti che Kurosawa apportò a Macbeth, prestando particolare attenzione al copione. È naturale che essendo quello di Kurosawa un film, deve inevitabilmente contenere alterazioni rispetto all'originale, che è un testo teatrale. Si tratta però di vedere quali scelte il regista abbia operato. Per esempio il film ha un'ambientazione storica che lo allontana dal pubblico moderno. Inoltre il castello incombe sulla scena con un effetto che sarebbe impossibile ottenere in teatro. È poi mia convinzione che Kurosawa usi Shakespeare per dire qualcosa sulla storia recente del Giappone. La morte di Macbeth è una critica della follia del militarismo. L'ambientazione storica remota e l'uso di una fonte straniera sono abili espedienti per mascherare questo proposito. Nonostante il plauso universale della critica, il film non è privo di difetti. Gli stessi fattori che gli danno forza finiscono col limitarne l'efficacia come adattamento di Shakespeare. Il predominio assoluto della dimensione visuale è accompagnato da dialoghi deboli e a volte incoerenti. Il personaggio di Washizu (Macbeth), molto complesso in Shakespeare, è ridotto a una creatura bidimensionale. Grandi cambiamenti sono inoltre apportati al personaggio di Asaji (Lady Macbeth) con il risultato di metterla allo stesso livello della (singola) strega come origine del male. Infine è possibile criticare lo stile da film muto o teatro nō impiegato da Toshiro Mifune, anche se questo stesso stile è molto efficace nel caso di Isuzu Yamada, il cui volto impassibile risulta veramente agghiacciante. Ad ogni modo, come tutti gli adattatori veramente creativi di Shakespeare, Kurosawa riesce a creare un'opera d'arte davvero originale che ci costringe, allo stesso tempo, a riconsiderare quali siano i meriti dell'originale shakespeariano. |
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