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Alessio PATALANO
L'evoluzione della politica di difesa del Giappone nello Scacchiere Strategico dell'Asia del nord-est Il conflitto militare in Afghanistan ha visto per la prima volta dall'istituzione dei corpi paramilitari giapponesi nel 1954 la partecipazione di un contingente delle Forze di Auto-Difesa –FAD– (Jieitai) a delle operazioni di supporto logistico e assistenza medica in una zona di combattimento. L'insolita rapidità con la quale la Dieta ha approvato la legge speciale contro il terrorismo (legge n. 113, 2001) il 29 ottobre 2001 ha tuttavia stupito non pochi analisti internazionali abituatisi, nel corso dell'ultimo cinquantennio, ad attribuire al Giappone l'uso di mezzi economici per il perseguimento degli interessi nazionali, e una volontà politica decisa a mantenere un basso profilo dal punto di vista della security. In netta contraddizione con il passato, l'attuale premier Koizumi Junichirō sembra infatti deciso a perseguire una progressiva "normalizzazione" del paese sul piano dell'impegno strategico-militare, favorito anche dal crescente consenso del pubblico giapponese sulle questioni riguardanti la difesa. Nel tentativo di comprendere la trasformazione delle ambizioni strategiche di un paese a lungo definito "obiettore di coscienza" nel burden sharing delle responsabilità della Comunità Internazionale, ovvero, volendo utilizzare i termini di Hans Maull, "potenza civile" mondiale, la presente comunicazione intende analizzare il problema specifico del cambiamento della politica di difesa del Giappone. A tal fine, si è cercato di identificare le priorità della difesa giapponese e il cambiamento nelle modalità d'impiego delle Forze di Auto-Difesa a livello regionale, tenuto conto delle crescenti inclinazioni verso forme di difesa "collettiva" da parte del sistema internazionale. Sono state inoltre precisate le necessità strategiche che presuppongono il mantenimento di forze destinate alla difesa, e soprattutto cosa si intende per difesa del territorio nazionale ed entro quali limiti può essere esercitata. Nell'ambito dell'analisi dell'evoluzione del ruolo delle FAD in Asia Orientale, la questione del loro rapporto con il contingente statunitense presente nell'arcipelago è l'oggetto della seconda parte dell'esposizione, durante la quale verranno peraltro approfondite le conseguenze sul piano operazionale dell'inserimento del Giappone nel sistema strategico americano in Asia. Infine, un'ipotesi riguardo le possibili opzioni a disposizione del governo di Tōkyō, tenuto conto tuttavia che la partecipazione militare giapponese in contesti multinazionali resta ancora in parte un tema controverso. Ciononostante, sia le nuove linee guida del trattato nippo-americano che la legge di intervento in Afghanistan, mostrano chiaramente come anche se a piccoli passi, e molto spesso sotto forma di "misura straordinaria", il cammino del Giappone nelle problematiche della difesa avanzi ogni giorno di più verso una nuova e più propositiva direzione di marcia. |
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