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Antonio TESCARI
Cina e Giappone. Punti di riferimento per tutta l'asia Orientale Il saggio percorre dapprima in maniera sintetica gli eventi economici e politici dell'arco di tempo 1960-2000 nei due periodi: "Il miracolo 1960-1985", "I problemi 1985-2000". Si ritiene infatti che esaminare brevemente il passato sia quasi indispensabile come introduzione al tema centrale del convegno. La bolla speculativa degli anni 1987-1991 ha lasciato gravi segni sull'intera economia giapponese. Mentre nella prima fase essa ha interessato gli aspetti prettamente finanziari, si è estesa nella seconda fase agli aspetti dell'impresa, della produzione, del consumo, incidendo anche sulla struttura del tessuto sociale. I bassi consumi sono stati una delle cause della spiacevole situazione attuale, dando vita a un particolare circolo perverso: riduzione degli acquisti in particolare dei beni di consumo durevole, quindi minori mezzi di finanziamento nel settore manifatturiero, quindi minore produzione, maggiori costi, minori profitti e conseguentemente ancora riduzione degli acquisti. I "cattivi prestiti" (bad loans) assieme alla speculazione fondiaria sono stati le cause principali prima della stagnazione, poi di una vera e propria crisi. I primi due anni del nuovo millennio registrano un importante evento: l'arrivo al comando di Koizumi Junichirō il cui governo è uno dei più lunghi in Giappone dalla fine della guerra. Se nell'arco di un tempo relativamente breve si riuscirà a sistemare la situazione delle banche si sarà fatto un passo avanti molto positivo. Ma la crisi ha provocato anche grosse conseguenze sulla filosofia dell'impiego: impiego a vita e meritocrazia. Contro questo breve elenco di fatti positivi è necessario elencare elementi di preoccupazione e quindi una serie di fatti negativi. Alcuni di essi sono: un rapido invecchiamento della popolazione dovuto in gran parte al forte decremento delle nascite; il pesante ingresso di stranieri con mansioni non precisamente identificabili e spesso socialmente non gradite. Ciò facilita il rifiuto di molti giovani ad accettare lavori di basso livello; la diffusa corruzione; la crescente disoccupazione; nell'impresa manifatturiera i cambiati rapporti grande industria-subfornitori: una economia di esportazione che passa gradualmente a una economia di importazione e tende a ridurre o addirittura ad azzerare certi settori produttivi. La fine della guerra fredda ha ridimensionato il ruolo del Giappone nello schieramento difensivo asiatico dell'impero americano. I fatti indicati e altri ancora portano a mettere in discussione lo stesso modello giapponese di sistema paese: la sua coerenza e la sua identità. Solo con energici interventi e con una seria presa di coscienza del paese, la situazione attuale potrà essere radicalmente mutata. |
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