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Francesca TRISCIUOGLIO CAPOZZI
Un revisionismo "confortevole" "Nuovo nazionalismo gentile": così l'Economist, nel gennaio del 1995, definì una tendenza in atto in Giappone già da alcuni anni e di cui un aspetto evidente è la ricerca di nuovi valori che possano guidare le relazioni internazionali del Giappone e gli scambi tra le diverse culture mondiali. Una linea politica che permetta a ogni cultura di mantenere inalterate le proprie peculiarità: come diversi strumenti di un'orchestra che, alla fine, suonano insieme una bella sinfonia (da una metafora dell'ex Primo Ministro Murayama Tomiichi). Altri aspetti, talvolta deleteri, del risorgere del nazionalismo in Giappone furono il boom delle pubblicazioni sul periodo Meiji, la pubblicazione di pamphlet come No to ieru Ajia (L'Asia che può dire no) di Ishihara Shintarō, il successo di manga come Sensōron (Sulla guerra) di Kobayashi Yoshinori (il quale riprende le tesi della Società per la revisione dei libri di testo), e le proteste nate a seguito della pubblicazione del libro Lo stupro di Nanchino di Iris Chang. In tale quadro si iscrive l'azione della Società per la revisione dei libri di testo (di cui fanno parte molti professori dell'Università di Tōkyō) che, riaprendo il dibattito sulla colonizzazione giapponese e sulla Guerra del Pacifico, riuscì ad affermare le proprie interpretazioni revisioniste di alcuni momenti cruciali della storia del Giappone, come il massacro di Nanchino, l'invasione della Corea, l'abuso delle comfort women, donne coreane costrette a prostituirsi per le forze armate giapponesi. Tali tesi, che tesero a minimizzare o negare quegli avvenimenti, furono riprese, dal 2001, in alcuni libri di testo per scuole superiori. La relazione verte su tali revisioni nei testi scolastici, analizzandone gli effetti nel contesto delle relazioni internazionali in Asia Orientale.
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