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Paolo PUDDINU
Note su un diario inedito di Giacomo Bove Subito dopo la conquista dell'unità nazionale l'Italia cominciò a guardare al resto del mondo per entrare anch'essa in un gioco internazionale che potesse vederla protagonista alla pari delle altre potenze coloniali. Una delle mosse di questa strategia consistette nell'armamento di decine di navi che vennero inviate per gli oceani: ufficialmente per allacciare nuove relazioni politiche e commerciali con paesi lontani, in realtà per affermare con atti concreti la propria presenza nel circuito della politica coloniale. Il 19 dicembre 1872 partivano da Napoli verso l'Oriente le navi della marina italiana "Governolo" e "Vedetta". Dovevano giungere a Singapore e porsi al servizio del comandante Carlo Alberto Racchia che aveva individuato un'area adatta ove stabilire una colonia penale. Ma alcune potenze (Olanda, Stati Uniti, Inghilterra) si opposero e quindi le due navi procedettero per altre missioni. La "Governolo" si diresse in Giappone. Su di essa prestava servizio, col grado di guardiamarina, l'esploratore Giacomo Bove che sul Paese del Sol Levante ci ha lasciato le sue impressioni in un manoscritto inedito di particolare interesse sia per gli argomenti trattati che per il momento storico nel quale furono scritte. Il manoscritto contiene uno spaccato del Giappone Meiji di indiscutibile valore storico-culturale. |
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