Bonaventura RUPERTI
Citazioni dal nō nell'opera di Saikaku. Dallo haikai all'ukiyozōshi

L'opera di Ihara Saikaku (1642-93) è largamente nota ai pubblico occidentale, grazie anche alle numerose traduzioni dei suoi maggiori lavori. Con la pubblicazione del suo Kōshoku ichidai otoko, nel 1682, si suole fare iniziare il genere degli ukiyozōshi, che si svincola dalle necessità didascaliche o istruttive, dalle destinazioni utilitaristiche o pratiche della produzione letteraria precedente (kanazōshi), per creare una letteratura di puro diletto, di rappresentazione di costumi, scene di vita, passioni e aspirazioni, del mondo cittadino del tempo. Tuttavia, già in questa sua prima prova narrativa, realizzata quasi per gioco nella maturità, Saikaku riversa molta della sua cultura letteraria, della formidabile ricchezza di conoscenze sulle grandi pagine dei classici. Così le sue opere di narrativa, oltre alla godibilità come "romanzi" o "racconti" di costume ambientati nella realtà coeva, si offrono al contempo a una fruizione colta, che, nello stesso piano dell'autore, gusta l'abile "volgarizzazione" di "ipotesti" (o frammenti di essi) della tradizione letterania più alta. Tra questi riferimenti, vanno annoverati anche passi attinti al repentorio degli yōkyoku del teatro nō. Tuttavia, nell'evidenziare e analizzare la rilevanza e i modi di tali citazioni nell'opera narrativa, non si può trascurare l'attività di Saikaku come autore di haikai, la sua formazione e dunque le sperimentazioni sue e dei circoli poetici di quegli anni, in particolare della scuola Danrin, e il rapporto di questa con il patrimonio del testi drammatici del nō nell'era Genroku.