Manuela MOSCATIELLO
Giuseppe De Nittis e Watanabe Seitei

Nell'ambito degli studi relativi all'interesse suscitato dall'arte giapponese negli artisti occidentali della seconda metà del XIX secolo, il caso di Giuseppe De Nittis (1846-1884) rappresenta un esempio significativo. Stabilitosi a Parigi nel 1868, il pittore italiano diventa, nell'arco di un decennio, un artista di successo e un uomo socialmente affermato; entra in contatto con i rappresentanti più in vista degli ambienti artistici e letterari d'avanguardia con molti dei quali instaura rapporti d'amicizia basati sulla comune passione per l'Estremo Oriente. L'interesse nutrito da De Nittis per l'arte e soprattutto per la pittura giapponese non si limita a una semplice curiosità dettata da una moda passeggera. Edmond de Goncourt riporta l'episodio dell'acquisto da parte di De Nittis di una pittura giapponese, un kakemono, e del vano tentativo di ricopiarlo. Le osservazioni del pittore, di cui Goncourt è testimone, sul dipinto e sul modo in cui è stato eseguito, rivelano non soltanto l'entusiasmo che egli condivide con gli amatori più appassionati d'arte giapponese, ma sono anche sintomatiche di un interesse più specifico nei confronti di una tecnica pittorica che ai suoi occhi appare originale e inimitabile. L'autore del kakemono è Watanabe Seitei (1851-1918), uno tra i primi artisti nihonga a recarsi in Europa per approfondire le proprie conoscenze sulle tecniche pittoriche occidentali e a godere la stima di molti amatori europei che ne collezionano le opere. Giunto nella capitale francese durante il periodo dell'Esposizione Universale del 1878, Seitei è, tra l'altro, protagonista di alcune performance avvenute in diversi salotti parigini.