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Gianluca COCI
Lo sperimentalismo nel testamento letterario di Abe Kōbō:Tobu otoko, Kangarū nōto e Samazamana chichi La presente relazione, a poco più di dieci anni dalla scomparsa di Abe Kōbō, si pone l'obiettivo di ripercorrere gli ultimi anni della carriera letteraria di questo autore troppo spesso ricordato, soprattutto nella madrepatria, unicamente per i suoi capolavori degli anni cinquanta e sessanta. Se romanzi come Kabe e Suna no onna, che non a caso sono stati premiati rispettivamente con il Premio Akutagawa (1951) e il Premio Yomiuri (1963), rappresentano esempi indiscutibili di letteratura pura, Hako otoko, Mikkai e, in particolare, i lavori citati nel titolo costituiscono casi di letteratura sperimentale senza eguali in Giappone. Partendo da un breve esame delle opere degli anni settanta, compresa l'esperienza teatrale dell'Abe Kōbō Studio, in cui è chiaramente ravvisabile la netta virata dell'autore verso nuove forme e strutture di espressione letteraria, si intende analizzare a fondo Tobu otoko (1990), Kangarū nōto (1991) e Samazamana chichi (1993) in base allo sperimentalismo che li caratterizza. Si presterà, pertanto, particolare attenzione alla struttura narrativa volutamente contorta, alla sovrapposizione di più piani temporali e all'atmosfera altamente onirica frutto della volontà di Abe di ricorrere ai suoi stessi sogni come fonte primaria d'ispirazione. Inoltre, si cercherà di mettere in evidenza il legame esistente fra i suddetti lavori, sia dal punto di vista contenutistico che strutturale, e le opere teatrali dell'Abe Kōbō Studio, proponendo, in definitiva, una chiave di lettura alternativa dell'universo letterario di questo autore, basata non tanto su un approccio logico-analitico, bensì su una ricezione fisiologico-istintiva in cui il lettore deve farsi trasportare dal flusso narrativo e lasciarsi coinvolgere dai sogni, e più spesso dagli incubi, che esso evoca. |
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