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Guidotto COLLEONI
"Occhi Azzurri": figura enigmatica di una poesia cinese dell'ultimo Sōseki Nella poesia in cinese classico (senza titolo, otto versi, ciascun verso di sette caratteri) del 5 settembre 1916 Natsume Sōseki celebra l'armonia della natura come "ordinata scrittura del cielo e della terra", perfetta in se stessa, "silente splendore" che non ha bisogno di parole umane per esprimersi e agire. Questo nei versi 1–6. Ed ecco, improvvisamente, nei due versi immediatamente seguenti, e finali, di questa stessa poesia un divieto: quel che il poeta ha celebrato nei sei versi precedenti "non farlo conoscere a Occhi Azzurri"; e un avvertimento: "se vuoi giocare con le parole affonderai nella comune corrente mondana". Due versi di assai difficile e controversa interpretazione, soprattutto a causa dell'espressione "Occhi Azzurri". Chi può essere — indicato con questa inaspettata, misteriosa immagine — colui al quale non si deve "far conoscere", o tentare di "far conoscere", "giocando con le parole" (vano gioco e soprattutto assai pericoloso), l'armonia della natura intuita dal poeta come "ordinata scrittura del cielo e della terra"? E qui gli interpreti si dividono. Quale valore hanno gli argomenti proposti o proponibili? Quali sono i loro limiti? |
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