Etsuko NAKAYAMA
Un "nuovo" linguaggio letterario: Takahashi Gen'ichirō

Nel panorama letterario giapponese degli ultimi decenni Takahashi Gen'ichirō (nato nel 1951) rappresenta una delle figure più significative. La sua opera di esordio, Sayōnara, gyangutachi ("Addio, gangster"), del 1982 colpì la critica e i lettori per l'espressione letteraria del tutto nuova e sperimentale, composta da una scrittura eterogenea e discontinua. L'opera è considerata uno dei primi tentativi riusciti della letteratura 'postmoderna' in Giappone. In questi venti anni lo scrittore ha continuamente reinventato diverse forme letterarie, caratterizzate da elementi di metafiction, pastiche, giochi, parodia, frammentazione e sovrapposizione di storie, mescolanza di diversi livelli di stile e linguaggio, segni e mezzi espressivi (disegni, fumetti, e fotografie). Sono opere aperte a vari livelli di lettura, in cui, sotto la loro apparenza dissacrante nei confronti della tradizione letteraria, si scorge una costante ricerca della 'parola' con cui esprimersi, del 'significato' perduto, dello 'scrivere' e della 'letteratura'. Oltre ai romanzi lo scrittore ha pubblicato numerosi saggi di carattere letterario e non, che riconfermano la vastità dei suoi interessi per il variegato mondo di espressione e comunicazione. Anche in questo campo Takahashi sceglie spesso un linguaggio poco tradizionale, a volte colloquiale. Dal suo lavoro, sia di romanziere che di saggista, sembra emergere la presa di coscienza che oggi manchi un linguaggio per descrivere la realtà, e che sia in corso una sorta di secondo genbun icchi nei vari generi, dal romanzo alla poesia, ai fumetti.