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Jun'ichi ŌUE
Il benefattivo in giapponese: analisi contrastiva Il giapponese può considerarsi una lingua altamente grammaticalizzata per l'aspetto soggettivo del giudizio o descrizione. Sono numerosi gli esempi che dimostrano questa alta grammaticalizzazione. In relazione con questo fatto si può affermare che il rapporto del soggetto giudicatore con l'evento accaduto tenda a essere espresso esplicitamente. Il vantaggio o lo svantaggio, in altre parole l'interesse per il soggetto-giudicatore, è preferibilmente espresso. Il danno è espresso attraverso la forma passiva, il beneficio dalle forme kureru, morau, ageru. Le forme come te kureru, te morau, e te ageru sono espressioni assegnate all'essere animato che risulta interessato o meglio, beneficiato dallo stato o dall'azione del verbo. Si analizzano in primo luogo le caratteristiche grammaticali l'impiego di tre verbi ausiliari a vari livelli, a cominciare dal criterio per la scelta di questi verbi (la direzionalità del beneficio), il mezzo espressivo del benefattore e del beneficiario (la locuzione con ni e ni yotte), le condizioni semantiche e pragmatiche del costrutto. Seguono le analisi contrastive con l'italiano. Si nota l'analogo impiego del pronome clitico dativo in italiano, ossia il pronome clitico complemento benefattivo per indicare il ruolo semantico di destinatario degli effetti positivi o negativi causati dall'azione o dall'evento. Si esaminano brevemente le caratteristiche del pronome clitico in italiano agli stessi livelli utilizzati per l'analisi del giapponese. In questo modo, è messo in luce a che livello della categoria grammaticale e in che modo le espressioni benefattive sono utilizzate in ognuna delle lingue e quali sono le condizioni che diversificano l'uso di questi elementi tra le due lingue. |
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