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Paola SCROLAVEZZA
Naruse Mikio: ritratti di donne verso la modernità Dell'ampia produzione di Naruse — circa ottanta film, cinquantatré dei quali ancora oggi conservati al Film Center di Tōkyō — il presente intervento intende offrire una lettura in chiave gender sulla base dell'analisi di due elementi ricorrenti: la predilezione per le protagoniste femminili e l'ambientazione urbana. E la donna e la città — in genere Tōkyō — diventano lo specchio delle profonde trasformazioni culturali e sociali che percorrono il paese nell'arco dei quasi quarant'anni di attività di Naruse. Le sue eroine non sono mai meri stereotipi, anzi si segnalano per una complessità psicologica rara nel cinema dell'epoca. Ed è proprio nella particolare articolazione della soggettività femminile che si può riconoscere uno degli aspetti più interessanti dei suoi film. Dalla contraddizione insanabile fra le aspirazioni della donna e la fredda realtà del costume sociale nasce una sommessa sofferenza. E questa diventa la sostanza drammatica del cinema di un regista che in ognuno dei suoi film dimostra un'alta consapevolezza del limite invalicabile che per le donne giapponesi rappresenta la rigida suddivisione dei ruoli sociali. Al di là della contestazione e della ribellione, la famiglia rimane lo spazio al quale le donne sono indissolubilmente legate. Spesso Naruse indulge sui dettagli della vita di tutti i giorni, su quella miriade di gesti ripetuti che imprigionano madri, figlie, mogli e sorelle. E poi ancora particolari della moda di quegli anni, dell'architettura, della musica..., la costruzione della modernità come genesi di una diversa cultura profondamente radicata nella vita quotidiana. Su questo sfondo le donne, che in un momento in cui i tradizionali ruoli di genere vengono di continuo discussi e contestati, cercano di negoziare nuovi spazi per la propria identità, e nel discorso filmico si fanno metafora e segno della difficile vicenda della modernizzazione. |
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