Maria Elena TISI
I classici della letteratura infantile: le fiabe di Ogawa Mimei

La relazione prende in esame gli scritti per l'infanzia di Ogawa Mimei (1882-1961), figura emblematica nel mondo della letteratura infantile, conosciuto come il padre dei racconti per bambini (dōwa no chichi) o l'Andersen giapponese. Apparso nel mondo letterario come romanziere (1904), nel 1910 pubblica la sua prima raccolta di fiabe Akai fune, che segna una svolta nella scrittura per l'infanzia evidenziando la figura del bambino puro e innocente e spianando la strada alle opere di alto valore artistico del periodo Taishō. Il suo lavoro si alterna fra la scrittura di romanzi, fiabe e saggi fino al 1926, quando decide di dedicarsi esclusivamente al mondo della letteratura infantile. Scrive oltre mille fiabe, passando da quelle fantastiche del cosiddetto periodo neoromantico, a quelle legate a problemi sociali e al mondo del lavoro, e infine a quelle realistiche e moraleggianti che, allontanandosi dal mondo di fantasia, perdono la freschezza e il valore di quelle precedenti. Viene preso in esame l'atteggiamento dei giovani letterati degli anni sessanta (Torigoe Shin, Furuta Taruhi e Inui Tomiko) che, alla ricerca di storie allegre e di facile comprensione nel mondo infantile, hanno criticato aspramente le opere di Ogawa Mimei (e quelle di altri autori classici), contestando la presenza di temi negativi come la morte, la rovina delle città o l'inaridirsi delle piante, l'ambiguità delle sue espressioni o i suoi personaggi vaghi, ma che alla fine su queste critiche hanno posto le basi degli scritti degli anni successivi. Dopo questi anni di contestazione le opere di Ogawa Mimei sono nuovamente oggetto di interesse. Sempre nuovi illustratori si misurano per dare un'immagine alle sue fiabe delicate e fantastiche e le sue raccolte vengono ristampate anche in edizioni per adulti e in formato tascabile.