Annibale ZAMBARBIERI
Nippon Tenshu hōkyō kyōdan kisoku: il cattolicesimo in Giappone dagli anni trenta del Novecento alla seconda guerra mondiale

La comunicazione intende offrire un quadro, a stile prevalentemente impressionistico ma comunque utile a rendere determinate dinamiche, del difficile rapporto fra i costumi, la mentalità, lo spirito nazionalista nipponici e l’adesione al cristianesimo durante fasi caratteristiche dell’era Shōwa. L’analisi dei contraccolpi che il progressivo instaurarsi dello shintō di Stato produsse nelle file dei cattolici giapponesi, poco folte, in verità, ma tenute in qualche considerazione dall’establishement cultural-politico, specie per i legami con la S. Sede e le nazioni occidentali. Non sembrano infatti destituiti di rilievo gli impulsi che proprio dai seguaci di tale credo religioso vennero dati, in modo diretto e indiretto, a chiarimenti concettuali e alle simbiosi fra sacralità e politica. In particolare sembrano indicative le reazioni al consolidamento del culto nei jinja e nel processo, accelerato fra il 1938 e il 1941, che inglobò i gruppi religiosi del paese in associazioni normate e controllate dalle autorità civili, presso cui era responsabile un kyōdan torisha, di nazionalità nipponica. Sul versante cattolico alcuni programmi volti a promuovere l’assimilazione di costanti insite nella civiltà nipponica suscitarono atteggiamenti dissimmetrici, nel crogiolo di confronti economici e diplomatici prima, bellici poi con i paesi occidentali. Se gli episodi, a tutta prima, appaiono di portata circoscritta, tuttavia il relativo indice storiografico scatta su un diagramma comprensivo di più ampi circuiti. Questi attengono così alla riplasmazione di retaggi tradizionali onde sorreggere nuove intelaiature di potere, come alla malleabilità delle confessioni cristiane nell’integrare visuali politiche; più da vicino, alle molteplici valenze di simboli e riti.