Alida ALABISO
Architettura religiosa giapponese: dagli elementi autoctoni alla rielaborazione degli influssi stranieri, da Izumo a Nikkō

Dagli antichi templi shintoisti di Ise e Izumo a quelli buddhisti di Nara e Kyōto, ai mausolei dei Tokugawa, l'architettura di tipo religioso si è sviluppata in Giappone secondo tipologie che hanno rispecchiato i tempi in cui sono state prodotte. Così i massicci pilastri impiegati a Ise e Izumo non sono dovuti all'inesperienza architettonica ma testimoniano indiscutibilmente un gusto artistico ben definito in cui è il naturale ad avere il ruolo principale. Chi costruiva i santuari shintō, privi di ogni decorazione, intendeva inserirli nella natura in modo tale che tutto l'insieme diventa un tempio. Quando poi i templi buddhisti renderanno necessaria l'adozione di elementi architettonici cinesi e coreani, molte delle caratteristiche indicheranno come il Giappone abbia saputo rielaborare e adattare i nuovi elementi alle proprie esigenze. Si passa così dai grandi templi di Nara e Kyōto a quelli delle sette esoteriche nascosti tra gli alberi delle montagne. I tratti caratteristici dell'architettura religiosa si trasformano dalla monumentalità di tipo cinese alle dimensioni ridotte ma perfette dei templi zen. In questo senso molti degli elementi stranieri si trasformano; i colori si attenuano, la pesantezza si raffina, il decorativismo lascia il posto a una sobria eleganza. L'architettura religiosa giapponese, che è stata il prodotto di ideologie, studi, interessi durante le diverse epoche, rimane quindi nel tempo uno degli elementi artistici piü carico di implicazioni estetiche, emotive, oltre che di un intenso sentimento religioso.