Alexia BORO
La fine delle teorie sulla città, la natura dello spazio urbano e l'identità di Tōkyō

La componente simbolica dell'opera architettonica, in Europa come in Oriente, sembra oggi rappresentare il veicolo preferenziale per assicurare la continuità alle forme e ai significati del costruire. Il recupero dell'immagine di una architettura forte, anche se espressa dalla frammentazione di un uso originale di materiali inediti, coniugati a tecniche di costruzione spesso sperimentali, appare interpretare i contenuti di un testamento visivo, fisico e morale di una disciplina che in questo secolo ha posto in discussione e talvolta scardinato teoremi e canoni consolidati. Il tramandare ciò che è il "fare architettura", attraverso l'adozione di forme e strumenti capaci di garantire la stabilità di un ponte di senso gettato tra le sponde del millennio che si chiude e il nuovo, si esprime nella scelta di monumentalità, metafora spaziale e culturale di una civiltà che desidera perpetuarsi al di là di una scadenza temporale e nel recupero/conservazione delle vestigia del passato: misura, ritmo, respiro della tradizione. Tōkyō, la cui scenografia metropolitana ha da tempo accolto gli stimoli maturati da esigenze e necessità contrastanti facendosi fruttuoso ambito di sperimentazione, si presta oggi, in modo paradossale, a narrare la storia di ciò che non sarà realizzato in vista del passaggio al nuovo secolo. I recenti shock che hanno investito la società nipponica — la conflagrazione della bolla economica, il terremoto di Kōbe, gli incidenti al sarin, la crisi del PLD — hanno intaccato l'entusiasmo del popolo giapponese scopertosi attratto dalla misura contenuta di progetti urbani ridimensionati nei costi e nell'impatto visivo e ambientale. II governo metropolitano, costretto da tagli di budget, abbandonato dal consistente appoggio del capitale privato e alla ricerca del consenso dei cittadini, ha preso la clamorosa decisione di interrompere i lavori di riqualificazione del waterfront, area che sarebbe dovuta diventare il simbolo di una metropoli vivibile, culturalmente vivace ed emblema di un nuovo paradigma urbano. La città rimane pur sempre un grande cantiere a cielo apento in cui trovano posto edifici eretti grazie alla messa a punto di tecniche complesse e ardite. Tuttavia, si profila una nuova fonrma del ripensare l'architettura e il suo contesto unbano da cui emergono gli interventi propositivi di una riscoperta coscienza ecologica.