Bonaventura RUPERTI
Rivisitazione dei classici e invenzione nell'opera di Bashō

La letteratura critica su Matsuo Bashō (1644-94), poeta tra i più grandi della storia estetica e creativa del Giappone, è sconfinata e affrontarne l'opera è impresa che incute timore. Tuttavia, non è possibile parlare in modo completo del panorama culturale dell'era Genroku senza accennare, seppure di sfuggita, all'esperienza di Bashō. Il problema di quale sia l'atteggiamento del poeta con la tradizione, del resto, significa individuare gli aspetti di continuità e di innovazione introdotti dal suo rivoluzionario progetto di scrittura, sia all'interno della tradizione poetica giapponese, nel rapponto con waka, renga, haikai, sia nelle molteplici relazioni intertestuali con altri testi estetici classici o coevi. Tra questi vanno inclusi anche gli yōkyoku, ossia le citazioni dal nō, così ricorrenti nella pratica haikai del tempo da non essere ignorati neppure da Bashō. D'altro canto, la relazione dialettica di continua tensione tra topoi e convenzioni poetiche e incessante ricerca del nuovo nella scrittura creativa, coinvolge un tema vitale perennemente ripropostosi nelle vicende culturali di un paese, compreso il Giappone. La risposta di Bashō alla questione del rapporto con il patrimonio comune della memoria estetica, nel vortice dei mutamenti di una civiltà inserita all'interno del superficiale e caotico intrecciarsi di informazioni tra culture del "villaggio globale", offre forse una risposta non solo alle moltitudini di praticanti di haiku in patria e all'estero, ma a qualsiasi nuovo progetto estetico per e nel terzo millennio.