Guidotto COLLEONI
Dall'"ansia del simposio" al "canto della nuvola bianca". Una lettura delle poesie cinesi dell'ultimo Sōseki

Questo lavoro si vuole sostanzialmente presentare come una ricostruzione per quanto possibile sintetica e organica dei significati e dei valori della poesia cinese dell'ultimo Sōseki (14 agosto-20 novembre 1916): l'ultima stagione di quella poesia in cui "egli sembra a volte aver trovato una pace che non è nei suoi romanzi" (Keene), una poesia che per il suo autore continua, vuol continuare, a essere forma d'arte "preziosa", che nasce e prende forma nel momenti in cui "l'anima, fuggita via dall'oppressione della vita reale" quotidianamente vissuta da Sōseki uomo, e rappresentata da Sōseki romanziere, trova (o ritrova) la sua "naturale libertà".
Occorre anche avvertire che questa nostra ricostruzione si fonda sull'analisi, anch'essa per quanto possibile attenta e rigorosamente obiettiva, di forme espressive di straordinaria complessità, che assai spesso si presentano come veri e propri enigmi di difficilissima interpretazione, e che, come tali, hanno messo e continuano a mettere a durissima prova le capacità ermeneutiche degli studiosi. Ma aggiungiamo subito che la buona volontà, la pazienza (ovviamente occorre anche una sufficiente informazione di base) possono fondatamente sperare in un premio: potrà ancora accadere (e già accaduto) che in quell'ardua complessità si riconosca una rappresentazione assolutamente valida, forse quella più veritiera (anche là dove più dura si è opposta la sfida degli enigmi), della piü autentica, della più segreta personalità morale e poetica, essa stessa eccezionalmente complessa, dell'autore.