Matteo CESTARI
Shinran e i filosofi giapponesi contemporanei

La figura di Shinran ha spesso attirato l'attenzione di vari filosofi giapponesi moderni e contemporanei. Con l'avvento dell'epoca Meiji (1868) vi fu chi, come Kiyozawa Manshi (1863-1903), cercò, attraverso una mediazione filosofica della figura del grande pensatore religioso medievale, una risposta alla grave crisi intellettuale che fece seguito al processo di modernizzazione e alla perdita di riferimenti religiosi e spirituali che la seguì. Inoltre, durante la Seconda Guerra Mondiale e nell'immediato dopoguerra, Shinran esercitò un fascino notevole fra gli intellettuali più sensibili dell'epoca. C'è indubbiamente più di qualche aspetto che contribuisce ad avvicinare Shinran al pensiero contemporaneo 'della crisi', che tematizzando cioè il disagio esistenziale dell'uomo di fronte al mondo, si situa nello spazio compreso fra religione e filosofia dell'esistenza. Sono qui presi in particolare in esame due importanti pensatori giapponesi contemporanei: Tanabe Hajime (1885-1962) e Miki Kiyoshi (1898-1945), che sotto molti aspetti si trovano agli antipodi fra loro, cercando di analizzare il modo in cui hanno interpretato e utilizzato le dottrine di Shinran.