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Marco DEL BENE
Il cinema giapponese tra guerra e propaganda, 1931-1945 Tutti i regimi del XX secolo, siano essi stati democrazie o dittature, hanno consapevolmente utilizzato il mezzo cinematografico come un potente strumento di propaganda, grazie all'immediatezza e alla forza intrinseca nella rappresentazione visiva, che Ejzenstejn ha efficacemente sintetizzato nella formula di "cine-pugno". Viene qui analizzato il rapporto tra regime giapponese, autori, industria cinematografica e pubblico nel periodo tra il 1931 e il 1945. Dopo alcune notazioni sul "fenomeno" cinematografico nel Giappone prebellico, si esamina il dibattito teorico sulla funzione del cinema e sul suo possibile contributo alla "politica nazionale", per come si è sviluppato sulle pagine di riviste come Nippon eiga tra la metà degli anni trenta e i primi anni quaranta del XX secolo. In questi anni furono numerosi gli articoli, le tavole rotonde e gli interventi critici su questa tematica pubblicati su riviste giapponesi dedicate al cinema. Gli effetti del dibattito sulla produzione cinematografica sono verificati attraverso lo studio comparato delle sceneggiature di alcuni film selezionati, con particolare riferimento a temi come la rappresentazione (o la "non-rappresentazione") del diverso e del nemico, interno o esterno, i vari modelli "positivi" di riferimento, i comportamenti sociali sanzionati e quelli visti come compatibili con il regime o, in particolare dopo il 1937, i canoni di rappresentazione delle altre popolazioni asiatiche, specialmente quella cinese. Sono infine introdotti alcuni elementi relativi ai cinegiornali e al cinema documentaristico ed "educativo", in particolare alcune pellicole prodotte direttamente sotto gli auspici dell'esercito e della marina imperiale. |
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