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Gianfranco FUSCO
Zen e bugia: fra arte e religione La fantasia è la dote divina di far scaturire dal nulla entità (suoni, immagini, oggetti) percepibili. Secondo le due principali fonti della cosmogonia creazionista, Dio "formò l'uomo dalla polvere della terra e alitò nelle sue narici un soffio vitale" (Genesi 2, 7) o "armoniosamente [lo] plasmò e gli insufflò del Suo spirito" (Corano XXXII, 9). È dunque lecito ipotizzare che quel "soffio vitale" o "spirito" divino sia appunto la soprannaturale capacità creativa, di cui l'uomo è dotato e che si manifesta infatti, in modo evidentissimo, nei primi anni seguenti al suo incarnarsi, divenendo "anima vivente" (Gen., ibid.); quando cioè, bambino non ancora guastato dalla vita terrena, è più vicino a Dio. Appena l'infante (dal latino in- negativo e fari 'parlare') acquista la capacità di esprimersi, le dà voce, ri-creando il mondo con le proprie immagini, che però gli adulti chiamano bugie e proibiscono. Anzi, attraverso la cosiddetta educazione, tentano addirittura di inibirne la nascita, di uccidere la fantasia. Per fortuna, questa operazione snaturata non riesce mai fino in fondo. La divina forza creatrice, pur combattuta e repressa, sopravvive in ognuno. Ma, in un numero limitato di casi, lo sforzo di soffocare l'anima di Dio nell'uomo fallisce completamente e le bugie si formano e proliferano nella mente di quegli adulti, che gli "uomini seduti" definiscono — con un misto di timore e malcelato disprezzo — artisti. Così i musicisti, i poeti, i pittori, gli scultori, gli architetti hanno invaso il mondo, fin dai tempi prima del tempo, con le loro invenzioni bugiarde, in forma di musiche, parole, immagini, costruzioni, "prima che ce ne fosse[ro] sopra la terra" (Gen. 2, 5). Gli uomini malati di dualismo hanno individuato tradizionalmente due fonti di conoscenza, la ragione e i sensi, e hanno duellato per secoli, sostenendo il primato dell'una o dell'altra. Invece, secondo la scuola buddhista del Cammino di mezzo, tutti i concetti sono privi di realtà e frutto di illusione, il che porta a concludere che tutto ciò che vediamo è solo proiezione del nostro pensiero, apparenza ingannevole. Blaise Pascal ammonisce che sia i sensi sia la ragione mancano di veridicità e addirittura s'ingannano reciprocamente. L'intuizione, che per Cartesio è legata alla ragione, per Pascal deve scaturire dall'esprit de finesse, dal sentimento. E lo zen insegna che, per raggiungere il satori e capire (dal latino capere ‘prendere') la verità, bisogna dimenticare di possedere una mente pensante e sentire con (o piuttosto essere) mente-non-mente (mushin no shin). "Anche se non penso, sono" è il provocatorio assioma di Tsuda Itsuo. Se dunque la verità è, dentro di noi, mentre la realtà esiste, fuori di noi, come fallace molteplicità, allora il frutto spontaneo della nostra originaria fantasia creatrice, quelle idee che nascono nella nostra mente inconsapevole di sé, del tutto autonome dalla realtà tangibile e addirittura in contrasto con essa, quelle entità percepibili che irrompono nel mondo empirico, sovvertendone le regole apparenti, e turbano le menti fiaccate dei benpensanti con la loro irrealtà, che la ragione rifiuta, quelle creature troppo vere per essere credute reali, dirette partecipi del mu (nulla), insomma le bugie che cosa sono? Nient'altro che la verità. Ciò che è dentro, in antitesi a ciò che sta fuori. La verità dei bambini e degli artisti, gli unici puri, partecipi della mensa dell'Artista Supremo. |
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