Maria Chiara MIGLIORE
Pratiche di riscrittura: le fonti cinesi e il Kara monogatari

Il Kara monogatari, scritto intorno alla fine del periodo di Heian probabilmente da Fujiwara no Narinori (1135-1187), raccoglie ventisette aneddoti basati — tranne due, di origine sconosciuta — su fonti cinesi. Lungi dall'essere una semplice traduzione in giapponese di modesto valore letterario, a una più attenta lettura il Kara monogatari si rivela un'opera originale composta con uno scopo ben preciso. L'autore infatti fa un uso abbastanza libero delle fonti che riscrive in giapponese, tagliando o aggiungendo elementi narrativi e arrivando, in alcuni casi, a cambiare persino la storia originale per adattarla ai gusti del suo pubblico. Palese è la sua critica della tradizione cinese (soprattutto nei suoi aspetti confuciani e taoisti), espressa sia nei commenti che compaiono ogni tanto nella narrazione, sia nella morale con cui l'autore chiude le storie narrate. Ho inteso qui mostrare come il Kara monogatari rappresenti un caso di riscrittura delle fonti al negativo: non per celebrare la 'grande tradizione' ma, al contrario, per affermare la superiorità della 'via' giapponese, basata sul buddhismo e sulla compassione (nasake).