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Laura NENZI
Ise sangū kondate dōchūki: un'odissea religioso-gastronomica nel periodo Edo È la storia di un "pellegrinaggio" — il termine va usato con cautela — descritto da un anonimo partecipante in un diario intitolato Ise sangū kondate dōchūki (Diario dei menù del pellegrinaggio al santuario di Ise, 1848). A conferire un sapore del tutto unico al documento è l'enfasi che l'autore pone nel descrivere con dovizia di particolari ogni singola pietanza che lui e i suoi compagni di viaggio hanno la fortuna di assaggiare lungo il tragitto. I riferimenti al cibo superano di gran lunga le occasionali menzioni di esperienze religiose, lasciando nel lettore l'impressione che i membri della confraternita fossero motivati, più che da languori religiosi, da appetiti di ben più concreta natura. In un passaggio memorabile l'autore identifica il Manpukuji (lett. "il Tempio delle infinite misericordie") come "Il Tempio della Pancia Piena". Anche gli studiosi più avvezzi all'abituale combinazione di fede e svago che affiora nei diari di viaggio del periodo Edo resteranno forse un po' perplessi di fronte a questa apparente mancanza di rispetto per la sfera del sacro. Eppure è proprio in questo suo essere sopra le righe che Ise kondate si propone come un caso esemplare per rivisitare la cultura "Edo-nistica" dell'epoca. Il gusto del piacere e il piacere del gusto che emergono tra le pagine di questo resoconto permettono di rivalutare le dinamiche della combinazione sacro-profano che caratterizzava i viaggi del periodo Tokugawa. Un'analisi delle metafore visive e della semantica legata al movimento rivela come, anche a un sottile livello linguistico, Ise kondate definisca il tratto fondamentale dei viaggi religiosi — e per esteso della cultura del movimento — dell'epoca: una miscela di elementi ricreativi e religiosi. Un diario il cui ingrediente base è l'attenzione per ogni variante nella gamma dei sapori che inevitabilmente fornisce un assaggio di alcuni tra i più interessanti meccanismi socio-culturali del suo tempo. |
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