Bonventura RUPERTI
Pratiche di riscrittura. Il problema della citazione dallo haikai renga allo haikai: Arakida Moritake e i suoi Moritake senku

Riprendendo il filo interrotto con la relazione presentata al Convegno di Savona, ci si è proposti qui di indagare il territorio delle citazioni intertestuali nello haikai ma risalendo nel tempo al periodo anteriore all'epoca Tokugawa. Se a Savona era stato affrontato lo haikai nella fase di grande sviluppo, sostenuto da un pubblico di creatori e fruitori sempre più ampio e dalla diffusione delle opere stampa, che vede l'emergere di Matsunaga Teikoku (1571-1635), della sua scuola, per giungere fino alla corrente Danrin, in questo caso si è cercato di vederne le premesse nell'ambito meno studiato dello haikai renga. Nello haikai del XVII secolo, secolo per eccellenza della riscrittura, della parodia, della sperimentazione e commistione di generi, l'intertestualità e la citazione hanno senza dubbio un ruolo ingente, vitale per l'esercizio stesso della nuova creatività. Lo honkadori e lo honzetsudori, il richiamo a opere classiche rilette, chiosate, commentate, parodizzate, trasformate e travisate, nello haikai da Teikoku in avanti sono procedimenti irrinunciabili per la sperimentazione dell'umorismo in poesia. Tuttavia, come si esercitava l'umorismo e il riso nell'epoca anticedente, nello haikai renga delle epoche Muromachi e successive, che aveva avuto come massimi esponenti creatori quali Yamazaki Sokan (morto intono al 1540) o Arakida Moritake (1473-1549)? I rimandi, allusioni e prestiti attinti alla letteratura pregressa, 'classica' e illustre, elegante e raffinata per eccellenza, sono presenti? E come diventano materia e strumento di riso, giocoso e scanzonato, spesso irriverente, spinto alla volgarità e all'oscenità perturbante, al ribaltamento di valori, in un gioco di alternanze dove ogni illusione, spesso sessuale, viene però stimolata e poi smentita, spinta e poi disillusa, nella catena dei versi giustapposti? E, ancora, nell'impulso creativo quale ruolo hanno gli artifici retorici che venivano dalla tradizione, i giochi di parole che derivano da engo, kakekotoba, mitate ecc., attinti dalle antiche e navigate pratiche dello honka honzetsudori nello waka e nel renga?