Paolo CALVETTI
Note su ideologia nazionale e politica linguistica nel Giappone moderno

Com'è noto, almeno a partire dal primo decennio successivo alla Restaurazione Meiji, il Giappone mise in atto una serie di dispositivi istituzionali e culturali che miravano a sostenere l'opera di sviluppo e consolidamento di uno stato nazionale moderno e centralizzato. Il processo di unificazione nazionale con il passaggio da un sistema decentrato "semi-feudale" a uno centralizzato moderno, pose tra i problemi prioritari da affrontare quello della creazione del concetto di "lingua nazionale" quale entità da opporre alle diverse varietà linguistiche regionali utilizzate, fino alla Restaurazione Meiji, come strumento di comunicazione orale in ogni dominio locale. In ambito nazionale ciò determinò la tendenza a considerare i dialetti un ostacolo per lo sviluppo dell'ideologia nazionalista, con una vera e propria politica repressiva nei casi, come quello delle Ryūkyū, in cui il dialetto e la cultura locale fossero avvertite come particolarmente lontani dal comune sentire nazionale sostenuto dall'oligarchia al potere. Dopo la vittoria negli scontri bellici con la Cina e, successivamente, con la Russia, dall'inizio del XX secolo il Giappone utilizzò il concetto di kokugo ('lingua nazionale') quale collante dello spirito nazionale, affermando la pari dignità di questa lingua con quelle delle potenze straniere e, come corollario della supremazia militare, addirittura la sua superiorità rispetto al cinese, nei secoli considerata lingua dotta per antonomasia. Ma è con l'avventura imperialista e la spinta verso la colonizzazione di territori limitrofi che il giapponese, inteso come kokugo, sarebbe dovuto divenire il modello linguistico anche per la popolazioni soggette all'occupazione (estesa la sovranità territoriale si estendeva anche l'ambito geografico in cui il giapponese andava usato come 'lingua nazionale'). Al tempo stesso la sua comparazione con le lingue parlate dagli sconfitti condusse alla valorizzazione del concetto di gengo ('lingua') di cui nihongo ('lingua giapponese') rappresentava una particolare realizzazione che avrebbe dovuto costituire il legittimo strumento di comunicazione nella Grande Asia orientale (Dai Tōa) sotto la dominazione giapponese. La politica di aggressione nell'Asia orientale e nel Sud est asiatico fu perciò accompagnata da importanti descrizioni, scientificamente fondate, delle lingue dei popoli assoggettati che tuttavia, in molti casi, servirono anche da base ideologica per sostenere la politica linguistica colonialista pianificata, dall'annessione della Corea fino alla seconda guerra mondiale, di pari passo con l'avanzata militare. I principali passaggi di tale processo storico sono stati visti evidenziando anche i presupposti teorici utilizzati dai capiscuola della linguistica giapponese per legittimare le scelte di politica linguistica nazionale e porre in relazione la 'lingua giapponese' (kokugo/nihongo) con lo spirito nazionale (kokutai).