Matteo CESTARI
Dialettica e totalità in Takahashi Satomi

Il filosofo giapponese Takahashi Satomi (1866-1964) ha elaborato un pensiero che, in polemica con l'idealismo di tante posizioni speculative coeve, critica decisamente l'idea di dialettica, che nel Giappone del periodo affascinava numerosi pensatori. Takahashi discute della dialettica intesa perlopiù nel senso moderno di processo triadico di tesi-antitesi-sintesi proponendone uno studio tipologico che ne classifica le varie forme a seconda del tipo di movimento e delle relazioni fra i termini, analizzando varie posizioni filosofiche dell'idealismo tedesco e della Scuola di Kyōto (Nishida e Tanabe). Alla base di tale studio sta la questione fondamentale se la dialettica possa essere uno strumento concettuale adeguato a trattare della Totalità (zentaisei), che sia Hegel che Nishida assumono come obiettivo delle loro rispettive speculazioni. La proposta di Takahashi prevede il superamento della dialettica in una "dialettica avvolgente" o "dialettica comprensiva" (hōbenshōhō), che consiste in una "posizione di immobilità superiore", non più assimilabile al movimento dialettico. Essendo assoluta, ossia priva di relazioni con i relativi, la "dialettica avvolgente" può sussumere ogni relativo. Essendo infinitamente accogliente verso tutte le determinazioni finite, viene definita anche "amore" (ai). Nella sua filosofia sono riconoscibili echi, criticamente filtrati, della grande lezione hegeliana, accanto all'influsso di Nishida e Heidegger. L'interesse del pensiero di questo filosofo sta soprattutto nella portata dei problemi che pone alle concezioni idealiste e nishidiane, di cui si presenta come un critico acuto e sensibile.