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Marco DEL BENE
Società, potere e mezzi di comunicazione di massa in Giappone tra Taishō e Shōwa Il Giappone, al pari dell'Italia paese ritardatario nell'intraprendere il processo di modernizzazione, raggiunse un elevato grado di maturazione economica e istituzionale già nel corso del periodo Meiji. I profondi mutamenti sociali innescati da questo processo, in particolare la nascita di una attiva popolazione proletaria e piccolo borghese concentrata in pochi, grandi conglomerati urbani, alimentarono la forte domanda di informazione e di intrattenimento che fu alla base dell'impetuosa crescita dell'"industria culturale" giapponese. All'editoria e alla stampa periodica, che molto rapidamente acquisirono i moderni metodi di produzione occidentali, si affiancarono il cinematografo, introdotto in Giappone già nell'ultimo scorcio del XIX secolo, e dal 1925, la radiofonia. Anche la musica popolare, sia attraverso i tradizionali canali di diffusione sia tramite la crescente industria discografica, divenne un elemento fondamentale del processo di massificazione della cultura. Negli anni venti il Giappone assunse quindi i connotati di una complessa società di massa, in cui l'esplicazione delle dinamiche politiche, sociali e culturali era strettamente legata all'esistenza di un'industria dei mezzi di comunicazione matura qualitativamente e quantitativamente. Seguendo un percorso simile a quello di altri settori produttivi, il processo di razionalizzazione capitalista portò alla nascita di grandi gruppi con interessi ramificati che operavano in condizioni di oligopolio. Nella stampa dominavano i giganti Asahi e Mainichi, con una circolazione giornaliera superiore al milione di copie. Pur non riuscendo a fermare la crescita del terzo "attore" Yomiuri, essi avevano estromesso dal mercato molti dei primi e più blasonati concorrenti. Nell'editoria la Kōdansha aveva acquisito una posizione dominante e anche il settore cinematografico era controllato da poche case di produzione come la Nikkatsu e la Shōchiku. Le grandi dimensioni raggiunte da questi gruppi li resero potenti veicoli di formazione dell'opinione pubblica e, nel contempo, estremamente sensibili alle pressioni del governo e dell'apparato burocratico e di polizia. Le principali imprese del mondo dei mass media erano chiaramente orientate al mercato e alla ricerca, peraltro legittima, del profitto. In questo modo esse divennero particolarmente vulnerabili rispetto ai provvedimenti repressivi delle autorità, in particolare al blocco delle pubblicazioni o della circolazione, che rappresentavano delle vere "catastrofi" economiche. Fu questo uno dei motivi per cui i mezzi di comunicazione di massa in Giappone, che pure avevano avuto un ruolo fondamentale nelle battaglie per i diritti civili tra la fine del Meiji e i primi anni del Taishō, divennero negli anni trenta veicoli della propaganda del potere. |
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