|
Matilde MASTRANGELO
"La Tosca" giapponese di San'yūtei Enchō Spesso si parla dell'influenza che la cultura giapponese ha avuto sul teatro lirico europeo e italiano in particolare, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: i primi titoli che vengono alla mente non possono essere che l'Iris di Pietro Mascagni o la Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Tuttavia esiste anche un altro tipo di "scambio", meno direttamente percepibile, in cui una stessa opera di partenza (nel caso che esamineremo, europea) ha attirato l'attenzione di artisti italiani e giapponesi quasi nello stesso momento, conducendo a risultati che mantengono sì un rapporto con il testo d'origine, ma risentono anche della sensibilità e del background culturale degli autori. Parleremo qui di La Tosca del drammaturgo francese Victorien Sardou (1831-1908), che divenne nello stesso decennio fonte di ispirazione sia per il teatro giapponese sia per il musicista italiano Giacomo Puccini. La Tosca di Sardou fu rappresentata a Parigi nel 1887. Il declamatore San'yūtei Enchō, che aveva conosciuto il dramma attraverso la mediazione dell'intellettuale Fukuchi Ōchi — uno dei principali fautori del rinnovamento del teatro giapponese — nel 1891 adattò la storia, inserendola in un'ambientazione giapponese, e la incluse nel repertorio che era solito proporre negli yose con il titolo Meijin kurabe. Nishiki no maiginu (Maestri in competizione. Il vestito da ballo di broccato). Fukuchi Ōchi aveva a sua volta composto negli stessi anni una versione di La Tosca per il teatro kabuki; il successo che le elaborazioni ebbero presso il pubblico giapponese spinse Enchō a dare alle stampe il proprio lavoro che apparve a puntate sullo Yamato shinbun, e in seguito anche in volume; nel repertorio del kabuki si contano, fino al 1912, diverse proposte basate sul testo firmato da Fukuchi Ōchi, mentre, a riprova dell'interesse del pubblico, anche l'opera lirica musicata da Puccini su libretto di Illica e Giacosa (apparsa in Italia nel 1900) ha avuto in Giappone (allora come oggi) un grande successo. La parte centrale del Meijin kurabe di Enchō è ricalcata sulle linee del dramma francese, ma inserisce come elemento del tutto personale una lunga digressione dedicata alla figura dell'artista (meijin) e della via che occorre seguire per diventare tali. Il pittore Kanō Marinobu si innamora della danzatrice Osuga, ed entrambi aspirano a diventare meijin, ma le loro ambizioni, così come il loro amore, sono ostacolati dal corrotto funzionario Kaneya Tōtarō che, deciso a far sua Osuga, non esita a condannare a morte Marinobu, accusandolo di aver aiutato un ricercato politico. Interessanti analogie e differenze si riscontrano tra Meijin kurabe e La Tosca, due drammi che forse all'insaputa degli stessi autori hanno solcato l'oceano. |
|||
|
|