Maria Chiara MIGLIORE
La funzione della poesia nella società giapponese: la poesia in cinese

Con l'adozione della scrittura cinese, prezioso strumento di coesione culturale in tutta l'Asia orientale, anche il Giappone entrò a far parte della sfera culturale continentale, ne assimilò i portati e li adattò in maniera originale ai suoi bisogni. L'uso del cinese era fondamentale non solo per i rapporti internazionali, ma anche per il mantenimento di un sistema politico e culturale solido, che permettesse il confronto con la più avanzata cultura cinese. In questo contesto, la poesia in cinese costituiva il mezzo per eccellenza sul quale l'élite burocratica e aristocratica fondava la sua ragion d'essere e il suo prestigio. Fin dai sui esordi essa ebbe una funzione sociale e politica determinante e non è un caso che la prima antologia poetica compilata in Giappone, il Kaifūsō (Antologia poetica della nostalgia per l'antico stile, 751) fosse in cinese. Inizialmente si tratta di poesia di corte, celebrativa, che non permette all'autore di esprimere i propri sentimenti. Tuttavia, a partire dal nono secolo, periodo in cui essa raggiunse il suo massimo splendore, abbiamo anche diversi esempi di poesia in cinese che coinvolgono la sfera privata e che sono caratterizzati da una forte ispirazione lirica. Sono qui delineate le caratteristiche essenziali della poesia composta in cinese nei periodi di Nara (710-784) e di Heian (794-1185) attraverso l'esame di tematiche e stili, con particolare attenzione al suo ruolo nella società.