ALESSANDRO SCARSELLA
Cefalo e Procri. Riscrittura del mito

In una delle sequenze finali del film di Ferzan Ozpetek Saturno contro (2007), il protagonista Davide (scrittore di fiabe di successo) appare fermo sulla rupe del Monte Circeo: l'attrazione dell'abisso equivale a un tentativo di suicidio e ricorda la sequenza iniziale di Rebecca, la prima moglie (1940), film di Hitchcock citato parodisticamente nella sceneggiatura di Gianni Romoli - a proposito del compagno di Davide precedente, ma fedelmente onnipresente sulla scena. In entrambi film si tratta di un atto fortunatamente mancato.

Cogliendo le sfumature di rovesciamento di valore nei due film, l'interpretazione del gesto sacrificale di Davide devia agevolmente il suo corso da Rebecca (rapporto intertestuale esplicito) verso la sua fonte sotterranea: il mito di Cefalo e Procri, rielaborato da Matilde Terzuoli nel recente romanzo Le voci delle Isole. Le varianti del mito prevedono infatti inversioni e capovolgimenti dei ruoli e un finale aperto che impone il sacrificio finale di un'esistenza resa priva di senso dalla morte del partner.

Singolare come un grande autore di allegorie della differenza sessuale, Giovanni Comisso, abbia fatto uso in almeno un suo romanzo Gioventù che muore (1951) del procedimento della reversione ricorrendo al salto nel vuoto: la protagonista decide di darsi morte dopo aver appreso della fucilazione del suo giovanissimo amante repubblichino. L'immissione di un elemento mitico nel contesto di un romanzo di storia contemporanea su Salò, rende più complesso il tracciato dell'archetipo e il trasferimento di valore e di senso dall'autobiografia di Comisso alla sua opera narrativa.

Il motivo del sacrificio spiccava nel Cuore sacro (2005) di Ozpetek e Romoli, dove affiora il ritratto mitologico della Niobe di De Chirico, madre dei viventi, archetipo di una madre a sua volta sacrificata. Ma in Saturno contro l'ipotesto messo in luce è Memorie di Adriano (1951) della Yourcenar, con riferimento al sacrificio di Antinoo. Elementi e testi sembrano tutti alludere, come nella Morte di Procri (1490 ca.) di Piero di Cosimo, all'apertura di un orizzonte che avvolge il senso, senza beninteso esprimerlo e quindi esaurirlo.
Il gruppo di ricerca ha inteso riunire delle competenze interdisciplinari che, a partire da una ricostruzione puntuale della tradizione del mito di Cefalo e Procri (1), ne seguano la sotterranea sopravvivenza analizzando immagini, motivi, gesti e comportamenti tipici del procedimento di reversione.

Nella mia attività di critico letterario e interprete di testi ho incontrato il termine "reversione" per la prima volta nel libro di Charles Baudouin, Il trionfo dell'eroe (Torino, Edizioni Paoline, 1973), in rapporto alle donne guerriere della Gerusalemme del Tasso, personaggi in cui aveva luogo un travaso di valori e di funzioni narrative dal maschile al femminile. Come tale, occasionalmente, ne ho fatto uso nell'analisi di travestimenti e trasferimenti di ruolo e posizione dal maschile al femminile e viceversa, quindi per denotare procedimenti particolari di estraniamento concernenti il "gender".

Una forma di traduzione dal maschile al femminile si manifesta però nella genesi di alcuni testi letterari, in particolare di quei testi fondati su autobiografismi di matrice omosessuale, censurati e sottoposti a una riscrittura in chiave eterosessuale, più accettabile anche da parte del pubblico.

Studiando questi aspetti nell'opera di Comisso (2), tuttavia mi imbattevo, oltre che nel procedimento di reversione dei contenuti dell'autobiografia dell'autore in un romanzo, in una variante di intreccio di difficile interpretazione: perché Adele si butta nell'abisso in cui era stato gettato il corpo di Guido? Un gesto melodrammatico, che potrebbe ricordare quello di Tosca. Ma la situazione è differente: Tosca sfugge a una pena capitale, quindi esegue da sé la propria condanna a morte. Quello di Adele è un gesto possibile solo quando il dolore è troppo, ma il gesto apparirebbe gratuito se non supportato da un archetipo.

Il mito di Cefalo e Procri sembra additare l'inseparabilità del processo di travestimento dei sessi da un destino di morte, che può avvenire in due tempi: prima Procri, quindi Cefalo, per espiazione e dolore - ma c'è una sfumatura edipica che occorrerebbe illuminare.

In Comisso il suicidio della protagonista femminile ha l'effetto di chiudere la narrazione, bloccando definitivamente il procedimento di reversione che l'aveva suscitata. L'epilogo tragico del romanzo Gioventù che muore è pertanto di natura formale.

Narratore postmoderno, Ferzan Ozpetek non deve ricorrere a travestimenti e reversioni: l'amore omosessuale è raccontato esplicitamente e senza sottotitoli: metafora usata dal regista in un episodio di Le fate ignoranti, per far comprendere un'evidenza quotidiana e innocente che non necessita di parafrasi.

Se non c'è reversione, se per parlare di omosessualità non occorre travestire l'amato in un'amata, il suicidio non è una funzione narratologicamente valida, perché porrebbe fine alla storia. Il lungo indugiare sulla soglia dell'abisso dei protagonisti di Saturno contro (come del Rebecca di Hitchcock-Du Maurier), è dunque il dispositivo che impedisce di spegnere definitivamente la luce in sala e che consente di rimettere in moto la macchina del racconto.

Un'annotazione: l'indagine trae stimolo dal contributo di Matilde Terzuoli Marcello, non tanto per aver narrato il mito, ma per averlo raccontato due volte. Laddove la cornice del suo romanzo Le voci delle isole, tendeva a ricollocare il mito greco in un ambiente adriatico e balcanico (rifacendosi a una teoria generale delle origini della mitologia greca condivisa, per esempio, anche da Ismail Kadare), l'opzione di non preferire all'una l'altra variante del racconto ha avuto l'effetto di metterne in evidenza gli aspetti formali.

Questo lato rappresenta uno dei risultati conseguiti dalla presente ricerca, sorta come progetto di verifica di un'ipotesi di intertestualità. A fronte delle chiavi interpretative di tipo simbolico, antropologico e storico, si deve sottolineare la vitalità strutturale del mito come racconto costituito da metafore generative.
L'individuazione di temi (la gelosia) e motivi (la trasgressione, la colpa, il dono, il lutto, il salto nel vuoto ecc.) soccorre nella costruzione di percorsi di similitudine e nell'enucleare termini di convergenza. A questo livello la distinzione tra riscrittura e riuso del mito sembra trovare fragile, ma preciso fondamento in una correlazione determinata ora dall'eloquenza della citazione ora dalla reticenza dell'allusione.

La riscrittura si impone come un procedimento peculiare dell'industria culturale, nella misura in cui presuppone l'assunzione di un ipotesto (testo di partenza) per la costruzione di un ipertesto (testo di arrivo). Si può trattare di un atto di decodifica (o lettura) e ricodifica (o rilettura) di un testo già familiare al pubblico: la riconoscibilità dei suoi argomenti, valori e personaggi costituisce un fattore di competenza implicita e funzionale alla definizione del discorso. In tal senso l'ulteriore (e quasi "interno") discrimine tra riscrittura e citazione può apparire solo come un dato quantitativo, perché in entrambi i casi (sistematicamente nel primo, episodicamente nel secondo) la produzione, ammettendo i propri limiti di originalità, ricorre all'autorità di una parola altrui e di un altro testo per avviare il contatto o protrarre il dialogo.

Talora hanno invece luogo fenomeni di riuso che toccano luoghi occulti, rigenerano espressioni più opache e riproducono immagini che, apparendo alla fine di un processo culturale, sembrano rinviare alla loro natura di archetipo. Sono i fenomeni che contrassegnano la diffusione di prodotti surrogati e marginali nei confronti della centralità dell'opera, indicando nella sovrabbondanza connessa al loro carattere seriale l'acquisita priorità della "seconda mano" sulla "prima".

L'artista che sembra aver colto meglio la realtà del rapporto tra l'immagine e il suo derivato è indubbiamente Mimmo Rotella. Décollage significa infatti manipolazione dei sottoprodotti dell'arte contemporanea: manifesti pubblicitari, copertine, locandine. Oggetti secondi, più efficaci nel ritagliare i confini dell'immaginario soggiacente, come un manifesto ricoperto e strappato ad arte dal maestro e sempre più resistente, perché incollato "sotto e sopra".

Questa maniera di rappresentare l'interazione tra la fonte mitica e la sua elaborazione, materializzando a vivo l'intersezione tra testi e sottotesti, è stata adottata nella preparazione del poster didattico relativo allo stato attuale della ricerca, utilizzando esclusivamente i "derivati" (copertine, materiale pubblicitario, riduzioni e transcodifiche) dei testi e delle opere citate.


NOTE
(1) Cfr. Alberto Borghini, L’antico racconto di Cefalo e Procri. Grande Altro e funzione enunciante, in Le letterature popolari: prospettive di ricerca e nuovi orizzonti teorico-metodologici, a cura di Domenico Scafoglio, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2002; per la ricezione nelle arti, vd. Maria Lucignano Marchegiani, Il mito di Cefalo e Procri: scena e iconografia nel Rinascimento, Roma, Coletti, 1993. Per il testo di Niccolò da Correggio, fonte probabile di Piero di Cosimo, cfr. Opere: Cefalo, Psiche, Silva, Rime, a cura di Antonia Tissoni Benvenuti, Bari, Laterza, 1969.

(2) Cfr. la comunicazione da me presentata al convegno MOD di Gardone, 13-16/6/2007: Proustismo, mistificazione e anacronismi nell’autobiografia di Giovanni Comisso, in c.s.

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