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1. Una definizione del concetto di adulto: l’andragogia

In glottodidattica lo status d’adulto è definito secondo tre parametri interdipendenti, ovvero dal punto di vista biologico, psicologico e socio-culturale. In termini generali possiamo quindi ritenere adulta una persona che ha superato la pubertà, che è capace di compiere scelte autonome e che possiede, o è in grado di esercitare, un ruolo professionale (impiegato, operaio, ecc.) oppure un’occupazione (studente universitario, casalinga, ecc.). Un tratto aggiuntivo che ci aiuta a definire meglio questa figura d’apprendente, è rappresentato dal fatto che ogni adulto è provvisto di un patrimonio di conoscenze enciclopediche che è molto importante riuscire a valorizzare ai fini didattici (si pensi in particolare all’ambito dello studio microlinguistico). La descrizione fin qui tracciata, per quanto vaga, ci consente già di mettere a fuoco il problema e di comprendere che l’insegnamento agli adulti richiede una programmazione basata su postulati psico-pedagogici diversi da quelli che regolano la didattica agli adolescenti o ai bambini.

Le condizioni in cui all’estero si realizza l’insegnamento della lingua italiana ad adulti sono molto diversificate. Qui possiamo solo accennare che a livello istituzionale corsi di lingua e letteratura italiana sono spesso offerti in università, in accademie di belle arti e in conservatori di molti paesi d’Europa, dell’America Latina, in Nord America e in Australia. A partire dagli anni ottanta lo studio dell’italiano ha guadagnato anche un rapido incremento in Asia (soprattutto Giappone, Corea e Cina), dove l’utenza è esclusivamente adulta. Al di fuori delle istituzioni accademiche, l’italiano nel mondo è appreso da adulti negli Istituti Italiani di Cultura, in enti finanziati da organismi pubblici o privati e in istituti quali scuole di lingue o associazioni culturali di vario genere. Indipendentemente dalle strutture e dal contesto geografico in cui ci si trovi ad operare, ai fini di un’adeguata progettazione didattica è tuttavia importante tenere presente che all’estero gli adulti si accostano allo studio dell’italiano motivati da interessi e bisogni spesso molto differenziati. L’italiano può ad esempio essere appreso per il semplice piacere di conoscere una nuova lingua e una nuova cultura, per interessi legati al campo di studio, per ragioni affettive (es. l’italiano come lingua etnica), per esigenze professionali, ecc.

Per quanto non sia possibile fornire indicazioni operative applicabili ad ogni situazione, nell’ambito di cui trattiamo possiamo individuare per lo meno un punto di riferimento stabile nell’approccio didattico da seguire. Ci riferiamo all’andragogia, termine usato dallo psicologo Malcolm Knowles per designare la teoria dell’apprendimento negli adulti, che si differenzia dalla pedagogia, ovvero l’arte di educare i fanciulli.[1] Per una didattica linguistica condotta secondo principi umanistico-affettivi appare adeguato mantenere un distinguo tra queste due scienze dell’educazione. Pertanto, in classi d’adulti, un accorgimento da seguire sarà quello di evitare un approccio “pedagogico” nel senso etimologico, vale a dire basato su attività che di norma funzionano nell’insegnamento precoce ma che possono dimostrarsi inadatte, o essere addirittura poco gradite, ad allievi che non sono più bambini o ragazzi molto giovani. È inoltre importante ridefinire in senso andragogico anche il rapporto tra allievo e docente, dal momento che insegnare agli adulti significa interagire con individui per i quali l’apprendimento di una lingua straniera può costituire un impegno abbastanza faticoso e che, soprattutto, non sono sempre disposti a mettere in discussione, oltre un certo limite, la propria visione del mondo. È quindi indispensabile che il rapporto tra insegnante e apprendente assuma la configurazione e la dinamica di una relazione tra pari. Quest’ultima nota di cautela, come discuteremo, riguarda non solo il modo di affrontare gli argomenti di carattere morfosintattico ma soprattutto quelli di natura socio-culturale.

 



[1] “Andragogia” deriva dal greco anèr-andròs (uomo) + ágein (condurre). La radice etimologica è la stessa per “pedagogia” (da pais-paidòs = bambino). Per un approfondimento sul tema si rimanda in particolare a Demetrio (1990; 1995) e a Knowles (1997).

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