Conflitto di vestiti
una tunica che veste una persona furba.
Un velo che svela l’arretratezza,
minaccia il nostro benessere
e la nostra saggezza.
Una maglietta innocente,
corta e trasparente
che svela un ombellico eloquente.
Dei pantaloni sviliti che si trascinano per terra
e che non ce la fanno più a velare il merletto
di uno slip birbetto.
Un reggiseno fallace
che rivela mezzo seno
montato e audace.
Tra chi le forme le vela
e chi le svela
la guerra è totale nella grande mela.
Abdelkarim Hannachi, aprile 2004.
Le notti di Baghdad
È il millenovecentonovantuno,
In una buia notte invernale,
il bagliore della Civiltà occidentale,
illumina i cieli oscuri di Baghdad,
sepolta nella notte della tirannia.
I giornali e il telegiornale
cantano in coro l’inno occidentale;
un sottofondo malinconico si sente
appena: lamenti, canti popolari e pianti.
Ritornano notte dopo notte
i ritmi frenetici dei giuochi pirotecnici,
perfezionati fino ad essere imperfetti.
La luce della scienza si trasforma in terrore.
Nei cieli della Mesopotamia
lo spettacolo è brillante,
la festa è grande,
giù, corpi dilaniati.
Il coro continua a cantare
guidato dal maestro d’orchestra americano.
Voci lontane cercano di stonare il coro,
perdono il fiato nel coro.
Perfidia della memoria,
ironia della sorte,
forse il sole d’Oriente
non doveva svegliare l’Occidente.
Abdelkarim Hannachi, 1991