A zonzo per la capitale siriana, nel 1970. Quando c'erano ancora i vecchi quartieri tradizionali coi "zuqàq", i caratteristici vicoli in cui scorreva buona parte della vita della gente del popolo. Le cosiddette "ash-shawàri' al-'arìda", le "larghe vie" della borghesia erano lontane da questi luoghi, così descrittici da Delio Clapiz mentre passa per il quartiere di Bab Tùma.
I negozietti stantii dalle merci più svariate e i servizi più disparati si susseguivano: un'improbabile bottega di barbiere, quell'altra con gli scaffali pieni di grossi recipienti di vetro con strani frutti di tutte le dimensioni immersi in liquidi poco attraenti, un ristorantino con due tavolini in cui la pulizia era l'ultimo problema del ristoratore, accanto un buco in cui non c'era altro che un bollitore per l'acqua di tè e caffè con fuori un tavolino e due sedie, seguito da una macelleria sui generis con le carcasse di due montoni appesi ai ganci su cui le mosche la facevano da padrone, un fruttivendolo la cui merce sembrava composta dagli scarti raccolti al mercato della frutta e verdura. In un piccolo antro, inspiegabilmente rialzato a un metro dalla strada, un uomo seduto su un tappeto trafficava con un grosso filo nero traendone dei cordoni che servivano a trattenere il copricapo tradizionale degli uomini. Accanto, un negozietto di pasticcini e dolciumi dai colori di plastica e un altro pieno di sacchi di tè, erbe e fiori essicati pronti per trarne infusi e tisane. Eccetera. I gestori stavano per lo più seduti alla porta, col copricapo rosso in testa - tarbùsh l'aveva sentito chiamare - e tirando dai narghilè che un ragazzino sgambettante nella via con un piccolo braciere portatile provvedeva a mantenere attivi. Le radio accese all'interno dei negozi, tutte sintonizzate su stazioni diverse, formavano uno sfondo sonoro che chiamar cacofonico non rendeva ancora l'idea. Odori noti di caffè, di cuoio, di cibi, aleggiavano frammischiandosi a quelli delle spezie e ad altri ancora, sconosciuti, non sempre piacevoli... Ai lati della strada, ogni due o tre locali, s'aprivano dei vicoli scuri con le piccole abitazioni tradizionali costruite di vari impasti di terra con sprazzi di cemento.
Da La strana avventura di Delio Clapiz.
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