“Beirùt e Damasco: due nomi prestigiosi, due
città affascinanti, distanti tra loro solo
Invece Damasco è la donna tradizionale dell’Oriente, riservata, trincerata nella sua dignità, di difficile approccio, perfino deludente. Conquistarla non è facile. Bisogna meritarla con paziente sforzo. Ma quando, dopo una corte discreta e assidua, ella, per te soltanto, solleva il velo che le nascondeva le fattezze, appare una città meravigliosa che si scopre ai tuoi occhi estasiati, al tuo animo rapito. Ed è l’inizio di una lunga e fervida fedeltà.
‘Lode a Dio che ha fatto di Damasco un verde neo sul volto della Terra!’ esclamava un poeta arabo del Medio Evo.
Nel XII secolo il viaggiatore andaluso Ibn Jubàyr non esitava ad affermare: ‘Se il Paradiso si trova sulla Terra, Damasco ne fa senz’altro parte. E se il Paradiso si trova in cielo, Damasco ne è la replica e suo pendant sulla Terra’.
Damasco, la più antica capitale del mondo rimasta tale, grande rivale della Gerusalemme di Salomone, deve la sua importanza ai doni offertile dalla natura. Prima di tutto la ricchezza d’acqua, fondamentale in queste terre desertiche bruciate dal sole. Damasco è il dono del Baradà, il fiume che nasce a qualche chilometro nelle montagne dell’Antilibano. Il Baradà porta con sé verde e freschezza: distribuendosi in molteplici canali egli forma senza dubbio una delle più grandi oasi del mondo: la Ghùta”.
in ORIENTaleggiando
e, sulle rive del Baradà, Munà
- come Marinella - visse il suo effimero intenso amore
così cantato dal poeta
SauDamasco
saudade nostalgia di un'amata e una città // dallo zefiro serotino
aulente al gelsomino
verde Ghuta incastonata nel brillar del Baradà // rimembrando un bell'amore
che eterno in ciel sarà
ash-Sham ash-Sham Damasco ash-Sham // sulla terra Paradiso suggestione di
un sorriso
nella tiepida aura vaga di una sera tra le tante // spuntò Muna quale
luna qual gioiello rifulgente
dall'omayyade moschea dei muezzìn il canto // fu come sinfonia a cotal
stupendo incanto
corvino serico il crine diafano il sembiante // velluto la sua voce angelico
il guardare
fu repente stral d'amore mutuo empito d'ardore // fu passione immantinente
e il piacere inebriante
vita nuova luminosa s'annunciava ai due amanti // e Damasco fu l'anello la promessa avvincente
ma gelido il destino diversamente volle // e il dolce fior di Muna da falce
fu reciso
scuro il pianto dell'amante si versò nel Baradà // che le nuvole
colmò e Damasco pianse Muna
anche il canto dei muezzìn parve fondersi al compianto // e saudade
fu quel giorno per Damasco triste manto
quando il sole s'affacciò sulla città dolente // riscaldare
volle il cuore dello straziato amante
chiese ai vicoli deserti ai silenti minareti // chiese a tutta la città,
ma Damasco restò muta
mesto il suo sguardo umido // andava al Baradà