NON LASCEREMO MAI LE NOSTRE CASE.
“We will never leave our homes”. Queste
le parole impresse a caratteri neri, verdi e rossi nella tenda di Sheikh Jarrah
– Gerusalemme - dove oggi si è tenuta una conferenza stampa per denunciare le
continue demolizioni di abitazioni da
parte del governo israeliano. Coalition
for Jerusalem, affiancata da altre associazioni, ha indetto questo incontro
dopo i fatti che stamane hanno nuovamente violato i diritti dei cittadini
palestinesi.
Questa mattina alle 9 a. m. le case a crollare sono state due; una a Beyt Hanin e la seconda a Silwan, villaggio a sud di Gerusalemme. Purtroppo Silwan non è nuova ad episodi simili poiché dall’inizio degli anni novanta circa 250 coloni si sono trasferiti in questa zona rivendicando un diritto biblico sul territorio. Sembra, infatti, che in quelle terre siano stati ritrovati i resti del palazzo di Re David, ma, mentre gli accertamenti archeologici sono ancora in corso, le speculazioni e gli scempi non attendono. Così, anche oggi, qualcuno ha dovuto spiegare a un bimbo perché la sua casa è crollata... perché i suoi disegni e i suoi giochi ora sono polvere e macerie.
All’incontro sono intervenuti i portavoce di vari gruppi arabi ed internazionali. Sono stati elogiati all’unanimità la solidarietà e il supporto che giungono dall’estero; danno forza alle famiglie che quotidianamente e con ogni mezzo, pagando anche con la galera, provano a salvare le case in cui sono cresciuti. Ma il sostegno non basta e, infatti, sono molti a puntare timidamente il dito contro le forze internazionali il cui compito sarebbe di mantenere inviolato la status quo di Gerusalemme e di proteggerne i cittadini.
Qualcuno ricorda anche l’impegno preso il 24 giugno 2002 dal Presidente George W. Bush, il quale si premurava di seguire in modo oculato gli insediamenti israeliani in terra palestinese e di ostacolarne la costruzione qualora avessero violato i diritti dei cittadini. Anche da questa parte le promesse sono venute meno.
Verso la fine dell’incontro è intervenuto il console generale del Regno Unito che in modo piuttosto diplomatico ha auspicato alla pace e alla giustizia in Terra Santa. Troppo poco per un pubblico così avvelenato; sono scattate le polemiche e i dibattiti sulle colpe e gli oneri del governo inglese. Mentre la discussione si animava il console ha lasciato la sua postazione.
Le organizzazioni locali continueranno nella loro compagna d’informazione e sensibilizzazione. Coloro che visitano questa terra, spingendosi fuori dall’Old city e dalle classiche mete turistiche, si fanno testimoni di una situazione che diventa sempre più difficile di giorno in giorno.
Domani sarà un altro bambino a chiedere “perché la mia casa è caduta?”…speriamo un giorno di non dovere più cercare le risposte a una tale domanda.
Diana Fraccaro
STRISCIONE DI PROTESTA.
UNA DONNA PALESTINESE REGGE UN MANIFESTO : “LAN NARHAL” , NON CE NE ANDREMO.