Se il
"clandestino" è palestinese "non bastano" le parole...
"Rinascita", Mercoledì 31 Ottobre 2007
http://www.rinascita.info/cc/RQ_Analisi/EEAFluuFkuDcMcJbzN.shtml
di Enrico Galoppini
http://www.rinascita.info/cc/RQ_Analisi/EEAFluuFkuDcMcJbzN.shtml
Domenica 28 ottobre, in prossimità delle coste calabresi di
Roccella Jonica, un
barcone fatiscente partito una settimana prima dall'Egitto con a
bordo circa 150
persone, tutte palestinesi, ha fatto naufragio, spezzandosi in
vari tronconi a causa
del
mare che - in quel momento di forza 7-8 - l'ha mandato a sbattere contro una
secca. Così, dopo una settimana da incubo con viveri
ridotti e in balia delle onde,
sette di questi disperati sono passati a "miglior
vita", mentre altri (25) sono
rimasti più o meno feriti. Tra quelli che si sono salvati vi sono
anche dodici
minori. Intanto proseguono le ricerche di
altri eventuali cadaveri in mare, poiché
alcuni sostengono che in Egitto si siano imbarcate tra le 160 e
le 170 persone.
Ogni volta che accade una tragedia simile, i commenti dei
politici si sprecano, così
c'è
chi se la prende con la legge che regola l'immigrazione (Ferrero), chi invoca
"aiuti per i Paesi poveri" (Pecoraio Scanio), chi
reclama la "mano dura contro gli
schiavisti" (Loiero), chi auspica una "strategia
comune" a livello dell'Unione
Europea (Cuffaro). Frasi fatte, di circostanza, alle quali
non corrisponde alcuna
volontà di operare affinché queste situazioni non si verifichino
più.
Ma tra questi commenti ne abbiamo
sentito uno, quello di Calderoli, che ci ha
colpito per la sua inopportunità: "basterebbe poco"
all'Italia e all'Europa per
creare "dei presupposti di vita e di lavoro
accettabili" anche nei Paesi d'origine
degli immigrati (fonte: "Ansa.it", 28-10-2007).
Intendiamoci, in linea di principio non
gli si può dare torto. Se a casa propria
esistesse la possibilità di vivere come meglio si crede, liberi
dall'usura dei vari
FMI e Banca Mondiale, e liberi di darsi i governanti che si
preferisce senza che
elezioni dagli esiti non graditi forniscano la scusa per pressioni
e boicottaggi da
parte della "Comunità internazionale" (quando non
scatta addirittura il colpo di
Stato come in Algeria), certamente la stragrande
maggioranza di coloro che si
trasformano in emigranti sarebbe ben felice di risparmiarsi tale
'crociera' (nel
caso in questione costata l'equivalente, in valuta egiziana , di 1.500 euro,
quindi
un
patrimonio). però il Nostro forse si dimentica di
appartenere ad un partito che
dell'allarmismo sull'Islàm e i musulmani ha fatto uno dei suoi
fiori all'occhiello,
al
punto che non solo s'è reso protagonista di tutte le iniziative islamofobe più
sguaiate condotte sul territorio italiano (pardon, in
"Padania"), ma s'è ridotto -
contraddicendo la propria teorica propensione verso i "diritti dei
popoli" - a
svolgere una patetica recita da Crociato dello Zio Sam, predicando,
come il resto
del
teatrino della politica, l'opportunità di attacchi verso questo o quell'altro
Paese arabo-musulmano ogniqualvolta il padrone a stelle e
strisce dà l'imbeccata in
tal
senso.
L'inopportunità dell'affermazione di Calderoli deriva poi
dal fatto che questa volta
i
"clandestini" sono palestinesi, e la Lega Nord, com'è noto, perora a
spada tratta
non
solo l'attacco agli arabi, ai musulmani e all'Islam su tutta la linea, ma anche
la
causa sionista e il "diritto di Israele ad esistere". La cosa è
invero alquanto
strana, perché mentre quello "palestinese" (musulmani,
cristiani ecc.) è un popolo
radicato in una lingua, quella araba, e in una terra, la Palestina,
quello
"israeliano" è una macedonia di persone
provenienti da ogni angolo della Terra,
unite solo dalla "passione per Sion", ovvero per una
narrazione mitico-simbolica
all'interno della quale per gli autoctoni, che con la loro presenza
tormentano i
colonizzatori come una prova vivente della loro falsa coscienza, non c'è
altro
spazio se non quello riservato nella suddetta narrazione ai
Moabiti, ai Sodomiti e
agli Amaleciti. Tutta gente per la quale è prevista
una "soluzione finale" del
"problema".
Che i "padani" tifino
Israele non deve sorprendere, poiché quella "padana" è una
delle tante identità moderne create a tavolino, come quella
"israeliana". Entrambe
si
alimentano di postulati indimostrabili, di una mitologia campata in aria (agli
"ebrei della leggenda" o "della storia"
corrispondono i Celti come "progenitori"
degli odierni abitanti di Busto Arsizio o di Gallarate), e
coloro che vi si
riferiscono finiscono per provare nei confronti degli altri un
sentimento di
superiorità (evidente riflesso della consapevolezza d'aver 'barato')
derivante
dall'autoconvinzione d'appartenere ad una "razza
pura". I riferimenti leghisti al
cosiddetto "etnonazionalismo", che riecheggiano le fandonie
otto-novecentesche sugli
"ariani" (si rifletta sulle facce di Himmler,
"ariano", e di Heydrich, "mezzo
ebreo".), fanno il pari con le pretese sioniste di
stabilire una "etnia" del tutto
fasulla, a meno che non si voglia credere alle fole sulla
"discendenza" di sangue
dai
vari patriarchi biblici!
Ma
torniamo alle dichiarazioni dell'ex ministro leghista. È
vero, "basterebbe poco
per
creare dei presupposti di vita e di lavoro accettabili" nei Paesi
d'origine.
Soprattutto in Palestina.
Basterebbe che "Israele", questa creazione degli
atlantici per alimentare continua
tensione al crocevia d'Europa, Africa e Asia, venisse smantellato,
indicando a tutti
i
cosiddetti "coloni" la via del ritorno verso le rispettive terre
d'origine, senza
dover imbarcarsi su una bagnarola fatiscente spendendo
l'equivalente di mesi di
stipendio (quando c'è).
Basterebbe smetterla con la fandonia dei "Paesi arabi
moderati", anche quando si
rendono conniventi del traffico di esseri umani.
Basterebbe riconoscere il diritto alla resistenza dei
palestinesi contro la rapina
della loro terra, la distruzione delle loro case, la confisca
dei loro campi,
l'uccisione
dei loro bambini, l'umiliazione delle loro donne: il desiderio di
cancellarli come popolo. Basterebbe fare un confronto tra il grado
d'insopportabilità
di un'occupazione che dura da un secolo e il peso del.
"centralismo romano".
Basterebbe che di fronte alla quotidiana uccisione di
palestinesi i giornali
(compresa "La Padania") e le televisioni (compresa
"Telepadania") riportassero, con
dovizia di particolari e d'immagini (che non mancano), quanto
successo.
Basterebbe che i politici di destra e di sinistra non
scegliessero per le vacanze i
kibbutz.
Basterebbe che gli stessi signori la piantassero col
ricatto dell'"antisemitismo" e
di
fare a gara, per compiacere il Padrone d'Oltreoceano, a chi s'atteggia più
filo-sionista.
Basterebbe che l'Italia e l'Europa, governate da ometti di
nessuna levatura,
protestassero fattivamente ogniqualvolta che le realizzazioni dei
"progetti
umanitari" in Palestina coi soldi pubblici vengono distrutte
dai militari
israeliani.
Basterebbe chiudere gli occhi e immaginare la Padania fatta
oggetto delle mire dei
padroni del mondo, con i suoi abitanti ghettizzati in una riserva
indiana per far
posto a gente che li disprezza, che gli rapina l'acqua e li
lascia senza energia
elettrica. Basterebbe fare uno sforzo e pensare ad un
barcone di "padani" disperati
con
le pezze al sedere sballottato dalle onde e sfracellato sulle coste di un Paese
i
cui politici - che sanno la verità su cosa avviene in Palestina perché non è
possibile non sapere - non sapranno andare oltre le solite frasi di
comodo.
Basterebbe mettersi la mano sulla coscienza e denunciare
l'ingiustizia di tutta
questa situazione.
Come vede, caro Calderoli, "basta" davvero poco.
Intanto basterebbe che tutti i
Calderoli della politica cambiassero mestiere.