Analisi

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Quella "fissa" sugli Arabi e l'Islam

"Rinascita", Mercoledì 21 Novembre 2007 – 17:24 – Enrico Galoppini

 

http://www.rinascita.info/cc/RQ_Analisi/EEAVyVVplAcnJStcoe.shtml

 

 

 

Quella

 



Un attento lettore di Rinascita, dopo aver letto i miei recenti articoli che hanno per tema gli arabi, l’Islam e i musulmani mi ha scritto privatamente queste brevi osservazioni: “Carissimo Enrico, da lettore di “Rinascita” ti apprezzo, ma questa fissa degli arabi proprio non la capisco. Io guardo all’Europa e se devo combattere Usa ed Israele, mi guardo bene per questo nel trovare modelli fra gli arabi. Se poi si “scende” all’aspetto religioso la demenza biblica accomuna ebrei, cristiani e musulmani. Naturalmente so anche distinguere i possibili amici dai nemici di sempre e Saddam, ad esempio, era certamente fra gli amici. Non a caso, prima di essere assassinato, ha detto che sarebbe morto come il Duce. Non a caso era il più laico fra i capi arabi.
Un caro saluto
(Omissis)


Questa lettera mi giunge provvidenziale, poiché, facendo il paio con alcune osservazioni espostemi verbalmente da un altro lettore dei giornale, mi permette di fare il punto della situazione su un argomento che considero della massima importanza, a livello mondiale, in questo preciso momento storico.
Partiamo da un punto fermo: Usa e Israele sono “da combattere”. Su questo siamo d’accordo, “fissa” o no. I lettori di “Rinascita” dovrebbero essere tutti uniti su questo punto.
Una volta stabilito questo, si tratta di capire perché sono “da combattere”, perché ci sta che sulle ragioni che inducono un lettore di “Rinascita” a considerare Usa e Israele dei nemici non ci si trovi completamente d’accordo. Alcuni possono covare uno spirito di rivalsa rispetto all’esito della Seconda guerra mondiale, altri possono detestare quella forma particolare di cultura che va sotto il nome di “americanismo”, altri ancora saranno mossi da un’istanza “sovranista” poiché gli Usa occupano militarmente la nostra terra con oltre 100 basi. E tutti questi motivi, tra altri, possono tranquillamente coesistere in base ad una scala di priorità. Lo stesso dicasi per l’avversione ad Israele (più corretto sarebbe dire “Entità Sionista”, come ho spiegato su “Eurasia” 3/2006): perché alleato fedele degli Usa nel Vicino Oriente, perché attraverso la “lobby” per antonomasia su cui Blondet ha scritto pagine importanti influenza la nostra vita politica, perché impunito a fronte di continue soperchierie ai danni dei palestinesi eccetera.
Ma un fatto importante, ed è quanto basta, è che li si consideri “da combattere”. Sono, a tutti gli effetti, il nostro nemico principale.
Che questa precisazione preliminare venga posta da chi mi contesta (benevolmente, sia inteso) una “fissa” sugli arabi, significa che egli considera comunque gli arabi (credo nell’accezione in cui “arabo” fa tutt’uno con “musulmano”) nemici degli Usa e d’Israele. Su questo direi che siamo di nuovo d’accordo, in linea di massima (perché vi sono “arabi” che – come del resto “europei” – quando si tratta di decidersi sul “nemico principale” hanno qualche dubbio, indotto dal tintinnio dei soldi di Usa e Israele…), poiché gli Usa e Israele da sempre ordiscono trame contro gli arabo-musulmani.
A questo punto, devo spiegare perché non si tratta di una “fissa”, ma perché anche i lettori di “Rinascita” farebbero bene a “fissarsi” un po’ di più, come del resto ha ben compreso il direttore Gaudenzi che concede un adeguato spazio all’approfondimento delle questioni sulle quali, per così dire, noi e gli arabi siamo “sulla stessa barca”, nonché alla conoscenza della civiltà arabo-musulmana nei suoi differenti aspetti.
Premessa: siamo contro la “globalizzazione”, se questa è intesa come “americanizzazione”. Come ha spiegato Costanzo Preve in vari suoi scritti, la cosiddetta globalizzazione non è una constatazione dello stato del mondo, ma una prescrizione: “Globalizzatevi!”, sostengono Usa ed Israele (col codazzo di loro valletti, tra cui l’Ue). Stabilito che il mondo non è mai stato a ‘compartimenti stagni’, che comunque oggi esista una circolazione delle informazioni, dei modelli e delle culture a livello planetario come mai non s’era visto prima è un dato di fatto. A questo fenomeno non è necessario dare un nome, tuttavia è sotto gli occhi di tutti. Questo significa che più facilmente che in passato da un “modello” posso trarre degli esempi, senza per questo assumerlo in toto (ammesso che ciò sia possibile, poiché un modello non è una realtà concreta).
Se poi si afferma di “guardare all’Europa”, intesa come “modello” (o “mito”), e subito dopo si precisa di “guardarsi bene dal prendere modelli dagli arabi”, significa assumere un atteggiamento esclusivista, come se “noi” e “loro” non avessimo nulla da spartire. Il che è la stessa cosa che c’inculca la propaganda Usa-sionista dello scontro di civiltà, che non solo non vuol farci sentire affatto “sulla stessa barca” (si pensi agli arabi accusati di “terrorismo” in Italia per aver organizzato una resistenza patriottica in Iraq: su questo, anche il più “occidentalista” lettore di “Rinascita” – Quotidiano di liberazione nazionale - non può essere d’accordo!), ma va diffondendo la percezione che Islam ed Europa (v. l’omonimo saggio di Cardini su questo argomento, anche per l’uso di questi due termini non omogenei) siano irrimediabilmente, e da sempre, in conflitto, sebbene la storia ci racconti qualcosa di più complesso della filastrocca recitata in Italia dai cristianisti alla Pera che mette in fila Carlo Martello, le Crociate, la Riconquista, Lepanto e “mamma li turchi”.
Quest’insistenza paranoica da parte dell’apparato di disinformazione che comincia con Huntington e Lewis e finisce con Magdi Allam e la Nirenstein, parte dall’osservazione di un semplice dato di fatto geopolitico: l’area civilizzazionale arabo-musulmana è posta esattamente al crocevia dell’Eurasia, e poiché gli anglosionamericani sono impegnati nella sua conquista (con evidente impegno dall’11 settembre 2001), devono per forza di cose demonizzare, di fronte alle opinioni pubbliche da essi controllate, le popolazioni che abitano quell’area.
Non è perciò questione di “esaltarsi” per gli arabi, i musulmani e tutto quel che combinano (ma intanto bisogna togliersi il cappello di fronte alle resistenze palestinese, irachena e libanese di Hezbollah).
Direi che l’atteggiamento equilibrato è come quello di chi legge un po’ di tutto, senza stare a guardare alla tendenza dell’autore o alla casa editrice, e poi rielabora perché è un essere dotato di “discernimento”. Ciò detto, invito comunque ad approfondire la conoscenza della civiltà arabo-islamica anche coloro che, tra i lettori di “Rinascita”, si definiscono “laici”, “pagani”, “cristiani” eccetera, visto che dopo uno studio ed una riflessione non solo libresca ma che parte dalla diretta osservazione di genti e situazioni, mi sono reso conto che l’Islam offre alcune risposte interessanti ad alcuni dei mali che affliggono la nostra (“europea”) società.
Non sto dicendo “islamizziamoci!” né più ne meno come gli americanisti impongono di “globalizzarsi”, ma di prendere qualche spunto sì, anche perché qua, in Italia, in Europa, in quanto a proposte praticabili e che trovino un numero sufficientemente organizzato di persone disposto a realizzarle, c’è il vuoto assoluto. Si continua ad invocare miti storici, politici, ideologici; altri, più avveduti, affermano d’essere “al di là della destra e della sinistra”, ma ancora non c’è chi ha il coraggio di andare “al di là dell’al di là della destra e della sinistra”. Perché a parte l’analisi - seppur importante, al suo livello - sulla situazione politica o geopolitica, nient’affatto esaltante per “noi” e per “gli arabi”, il male principale della nostra società, il suo “nemico principale” interno, è essenzialmente esistenziale. Il proliferare di fallimenti coniugali, di depressioni, di disturbi psichici, di omicidi efferati ed “insensati” eccetera sta a dimostrarlo. In questo, “noi” e “gli arabi” non siamo “sulla stessa barca”, perché ancora la loro vita non ha perso il “senso”. Noi, invece (intendo almeno i lettori di “Rinascita”), siamo alla ricerca del sistema per sbarazzarci del nostro “nemico principale”, ma se non facciamo i conti col problema del “senso” non si andrà mai da nessuna parte.
Opportunamente è stato nominato Saddam Hussein. “Duce” o non “Duce”, la sua figura ci ricorda che ancora oggi, mentre “noi” europei siamo tutti più o meno colonizzati (l’Italia è un’entità virtuale), ci sono alcuni Paesi arabi, come la Siria, o comunque musulmani, come l’Iran, che non prendono ordini dalle centrali della “globalizzazione”. La Siria, col governo “laico” del Ba‘th, non è stata colonizzata e non si è “globalizzata” perché, diciamolo pure, è rimasta nell’orbita d’influenza dell’Unione Sovietica, che a conti fatti ha fatto meno danni degli Usa, i quali ai loro “alleati” hanno vampirizzato l’anima. Quell’anima che ancora, malgrado la “demenza biblica” che accomunerebbe anche i musulmani (eppure un autore caro a molti lettori di “Rinascita” quale Evola non si espresse affatto in questi termini sull’Islam!), fa sì che popoli invasi non smettano di resistere all’imposizione, manu militari, della “globalizzazione”.
Non sarà un “modello”, ma a volte ricordiamoci che in giro ci sono ancora luoghi in cui si trova parecchia gente - in buona parte “arabi” - disposta a sacrificare la vita per un’Idea. Diciamo che è almeno un “esempio” da meditare per “noi”.