Da "Eurasia" 1/2007, rivista alla quale vi consiglio
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saluti
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INTERVISTA A ENRICO GALOPPINI SU ISLAM E
IMMIGRAZIONE
a cura di Mustafa Jazairi
Il diritto di libertà religiosa è implicitamente garantito
dalla Costituzione italiana, che allart. 3 stabilisce che Tutti
i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla
legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali. Questo per quanto riguarda i cittadini presi
singolarmente. Vi è poi da distinguere quelle religioni che,
essendosi date una rappresentanza mediante la costituzione di
comunità (o unioni di
comunità), hanno stipulato unintesa
con lo Stato italiano. Per lIslam questo accordo
ancora non esiste, ma attualmente cè una Consulta
promossa dal Ministero degli Interni, nella quale i musulmani dItalia
sono rappresentati in ragione sia della loro appartenenza nazionale sia
delladesione alle varie associazioni islamiche che fanno proprie differenti
visioni dellIslam.
Recentemente ha fatto scalpore la richiesta di alcune
famiglie egiziane residenti a Milano di non voler mandare i propri figli
alla scuola statale perché lì non verrebbe garantita una
educazione islamica. Le autorità hanno chiuso la scuola
sostenendo che i locali erano inagibili, adducendo perciò un motivo
tecnico, ma la questione ha preso egualmente una piega politica (e forse
laveva sin dallinizio). Tale questione, però, non è
così semplice come appare a prima vista: in linea di principio, una
scuola privata può rilasciare un titolo di studio non riconosciuto
dallo Stato, anche se è lecito interrogarsi sullutilità
di un simile titolo se poi sintende vivere in Italia
Forse, un
buon compromesso sarebbe lapertura di scuole islamiche che
recepiscono quella parte dei programmi ministeriali
che già le numerose scuole cattoliche (e quelle ebraiche) recepiscono
per rilasciare titoli legalmente riconosciuti.
Quanto alle scuole pubbliche e alle lezioni di religione islamica, le cose
si sistemeranno probabilmente dopo la stipula di unintesa tra lo Stato
italiano e un soggetto rappresentativo dellIslam
dItalia.
Considera possibile che in un futuro non molto lontano larabo figuri
nei programmi scolastici italiani come seconda lingua accanto allinglese,
al francese o a tedesco?
Larabo oggi è materia desame facoltativa per
le scuole superiori solo in alcune realtà
sperimentali (licei linguistici parificati, ad es.), ma si tratta,
appunto, di rare eccezioni. Per il resto, cè poco
da essere ottimisti, quando già è
stato proclamato da personaggi con incarichi di governo che la scuola italiana
deve orientarsi secondo il criterio delle tre I: impresa, informatica
e
inglese.
Larabo ha tre possibilità di diventare materia di studio nelle
scuole superiori: 1) perché, in un ordinamento dello Stato sempre
più federale, la popolazione arabofona diventa particolarmente
rilevante dal punto di vista numerico in alcune regioni
(ma essa è equamente distribuita sul territorio, quindi
difficilmente rappresenterà mai una realtà analoga a quella
di certe isole linguistiche dItalia); 2) perché
si opta per unintegrazione con gli immigrati arabofoni che non segua
ciecamente lidea dellassimilazione: avere cittadini bilingui
che conservano legami con la propria cultura dorigine anche attraverso
la lingua è un investimento per le relazioni commerciali
e di politica estera dellItalia e dellEuropa (si pensi al peso
delle lobby etniche negli Usa: lo si è visto nella vicenda dellex
Jugoslavia); 3) perché lItalia si ricorda della propria vocazione
mediterranea e persegue una politica estera autonoma: si tratta di uno scenario
naturale, ma allo stato delle cose fantascientifico, però è
qui il caso di ricordare lincoraggiamento assicurato agli studi
darabistica durante il periodo fascista, quando lItalia aveva
una sua politica araba e mediterranea: la formazione di studenti
italiani in grado di padroneggiare larabo si rivelerebbe un formidabile
strumento per indirizzare la politica estera dellItalia secondo quella
che è la propria funzione geopolitica. En passant, faccio notare
che periodicamente vengono elevate lamentazioni
per lesiguo numero di italiani capaci di fungere da interpreti
arabo-italiano, ma quando si constata direttamente il penoso tipo
dinquadramento professionale riservato agli interpreti e traduttori
di cui si avvalgono i tribunali ci si rende conto che a tali lamentazioni
non corrisponde alcuna volontà di realizzare alcunché di
serio.
Personalmente non credo possa esistere una predefinita identità
musulmana in terra demigrazione. Gli stimoli e le interazioni
dei musulmani con lambiente nuovo nel quale essi si trovano a vivere
incoraggiano molte soluzioni innovative (e, in qualche caso,
la chiusura e il settarismo). Sono altresì consapevole che la pratica
dellIslam in un Paese in cui i musulmani sono una minoranza può
presentare dei problemi, però vediamo la questione anche dal punto
di vista della sfida: vedremo,
cioè, se i musulmani che vivono in terra
demigrazione (e non dimentichiamoci dei convertiti italiani) saranno
in grado come mi auguro di sviluppare forme dIslam in
grado dinteragire col contesto più ampio, senza rifugiarsi in
ghetti ideali e/o esistenziali per non contaminarsi.
E in alcuni casi ciò sta già
avvenendo.
Per concludere sullidentità: alcuni
hanno interesse a diffondere lidea che le identità
cristiana, italiana, europea,
occidentale sono messe in pericolo dallIslam. Viene da
chiedersi se costoro hanno vissuto in Italia e in
Europa negli ultimi decenni: se la nostra identità è
in pericolo lo dobbiamo innanzitutto ad un profluvio dinfluenze
pseudo-culturali provenienti dagli Stati Uniti, che tuttavia non avrebbero
potuto dilagare nella misura che tutti conosciamo se anche noialtri non
soffrissimo già di una crisi didentità e
della mancanza di saldi punti di riferimento culturale.
Le pare che in Italia lintegrazione avvantaggi il musulmano o gli
rechi pregiudizio?
Integrazione di per sé significa poco. Riprendo un passaggio
della precedente risposta: limportante è non rinchiudersi in
se stessi, perché la società in generale non
beneficia affatto dagli atteggiamenti esclusivisti e settari
tenuti da alcuni gruppi di persone (ciò vale anche per la politica).
Allestremo opposto non è nemmeno un bello spettacolo quello
di chi, quasi per farsi accettare di più, diventa più
realista del re e perciò non solo sposa in blocco i peggiori
vizi della società italiana, ma addirittura si mette ad alimentare
lo spauracchio del pericolo islamico e pontifica sul modo migliore
per essere bravi italiani...
Detto questo, ciascuno poi sintegrerà (o non
sintegrerà) come meglio crede, per cui
parlare di beneficio o pregiudizio recati dalla
integrazione ha forse un senso se stiamo attenti a guardare di
volta in volta alle concrete situazioni: chi finisce in carcere per reati
quali spaccio di droga o sfruttamento della prostituzione è in un
certo senso un musulmano integrato (nelle attività criminali
che già esistono in Italia!)
mentre un bellesempio
dintegrazione è dato da quei musulmani che simpegnano
a risolvere anche i problemi che di volta in volta coinvolgono i loro vicini
o i loro colleghi, non perché sono musulmani come loro ma perché
sono i loro vicini e i loro colleghi
Come vede il futuro dellislam in Europa?
Lo vedo bene e male allo stesso tempo. I musulmani saranno
oggetto di campagne stampa allarmistiche fintantoché ciò
servirà alle strategie geopolitiche degli anglosassoni, i quali
è quasi superfluo dirlo - impongono allEuropa la loro linea.
I musulmani, però, hanno una responsabilità: devono essere
onesti e cominciare a selezionare, in Europa, chi gli è amico da chi
non lo è. Chi da un parte invita al
dialogo e dallaltra intesse rapporti privilegiati
con i principali nemici dellIslam è chiaro che non è
un amico. Lo stesso dicasi di chi favorisce regimi
corrotti e repressivi che spesso non hanno interesse al benessere dei propri
governati (i famosi Paesi arabi moderati): il rispetto
comincia a partire dalle realtà dorigine dei musulmani
dEuropa, quale che sia il sistema politico che in quei contesti i loro
correligionari intendono promuovere per il benessere delle loro società;
ma noto invece che sovente il rispetto è come condizionato,
per cui viene rispettato solo chi alla fine si adegua e presta la propria
manodopera a basso costo e con poche pretese, mentre se un musulmano
simpegna per migliorare la società europea in cui vive a partire
dal proprio essere musulmano cominciano a fioccare le critiche
e i sospetti, per non parlare di quei musulmani che legittimamente (e legalmente)
si schierano contro i suddetti Paesi moderati perché magari
aspirano a rivivere un giorno in una patria che non venda più i suoi
figli. Ecco, dare addosso a queste persone è anche segno di una perdita
didentità da parte nostra: è bene sapere che molti
nostri padri della patria vissero in
esilio in Tunisia e in Egitto prima del Risorgimento
Come ho sentito affermare da un dirigente di
unimportante organizzazione musulmana in Italia, la questione principale
per i musulmani dEuropa, adesso, è quella di far convivere
lidentità musulmana con quella europea: se le due identità
saranno contemperate nelle stesse persone lIslam avrà certo
un futuro in Europa. Ma questo esito, insisto,
potrà avverarsi solo se anche gli europei si ricorderanno di avere
una tradizione di lotta per la libertà - che non è
solo quella del mercato - e rifiuteranno perciò di svolgere
il ruolo di megafoni della propaganda islamofoba occidentalista.