Italia e Islam. Dalla guerra di Libia a Nassiriya
di Enrico Galoppini
Lunedì 3 Dicembre 2007
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http://www.rinascita.info/cc/RQ_Analisi/EEAyyllFuFzyztAjTp.shtml
“Italia e Islam” è il titolo di un dvd prodotto
dall’Istituto Luce in collaborazione con l’ISSE (Istituto di Studi Storici
Europei), mirato ad un pubblico, quello italiano, bisognoso di ricordarsi della
vocazione essenzialmente mediterranea della nostra penisola, che comporta un
orientamento costruttivo verso i Paesi e i popoli delle sponde meridionale ed
orientale del “mare interno” a tre continenti. Ora, queste popolazioni sono a
maggioranza araba-musulmana, il che, tradotto in pratica, significa una cosa
sola: farla finita con la psicosi da “terrorismo islamico” inoculata da chi ha
interesse a dividere realtà che devono percepirsi reciprocamente come ‘aliene’.
Ma ciò presupporrebbe un’Italia libera, sovrana e ed indipendente, condizione
necessaria per una politica estera autonoma e davvero nell’“interesse
nazionale”, di cui tanto parlano a sproposito personaggi il cui “interesse” è
solo quello meschinamente egoistico. E, in un’epoca in cui la mera dimensione
nazionale si rivela insufficiente per risolvere il “problema principale” –
ovvero la liberazione dell’Europa dalla sessantennale occupazione americana -, si
renderebbe necessaria un’Europa libera, sovrana e indipendente, innanzitutto
dagli euro-burocrati di Maastricht e di Bruxelles, appiattiti, specialmente in
politica estera, sulle direttive impartite dai comandi Usa e Nato.
La storia dei rapporti tra il nostro Paese e l’Islam
(con cui qui s’intende non solo una fede, ma tutta un’area caratterizzata
dall’appartenenza dei suoi abitanti ad una civiltà), comincia con lo sbarco a
Tripoli del 1911, quando l’Italietta” di Giolitti avviò la conquista dell’ultimo
possedimento ottomano sulla costa sud del Mediterraneo in quella che sarebbe
diventata la “Guerra italo-turca”. Tale denominazione non è corretta, poiché
gli arabi (qui s’intende la popolazione autoctona, più esattamente
arabo-berbera, e comunque musulmana, quindi nettamente arabizzata) fecero causa
comune coi turchi, o meglio le truppe della Sublime Porta, sulla cui soglia,
comunque, non era più seduto, dal 1908, l’ultimo grande sultano ottomano, ‘Abd
el-Hamid II, scalzato dai modernisti e massoni Giovani Turchi, che governavano
attraverso il Comitato d’Unione e Progresso. Fatto sta che il primo impatto
dell’Italia unitaria col mondo islamico non fu esattamente pacifico (sebbene
contemporaneamente venissero condotti tentativi d’avvicinamento molto interessanti:
si pensi al ruolo di Enrico Insabato, in contatto con ambienti dell’esoterismo
islamico sin dall’inizio del secolo), ma, al contrario s’inseriva nel quadro
d’un colonialismo ‘ritardatario’ rispetto a quello, ben radicato in Africa,
della Francia e della Gran Bretagna. Per certi aspetti, soprattutto a causa
della tarda unità raggiunta, quello italiano ricorda il colonialismo tedesco,
che però scomparve del tutto dopo la Prima guerra mondiale, col
Nazionalsocialismo che successivamente ambì ad un’annessioni di territori di
tipo pangermanista, ma non ad una ripresa delle imprese d’Oltremare. Inoltre,
per essere precisi, popolazioni musulmane erano già state sottomesse
all’autorità italiana sin dall’istituzione delle colonie d’Eritrea e di
Somalia, e per dovere di completezza è da ricordare che la guerra del 1911-12
causò l’annessione delle isole del Dodecaneso, abitate anch’esse da musulmani.
Tuttavia, per la sua posizione centrale nel
Mediterraneo, la Libia rivestì un ruolo centrale nella “nuova visione”
coloniale che s’impose grazie al Fascismo, il quale, con una “missione romana”
da compiere, aveva ben chiaro in che misura una “politica islamica” a tutto
tondo fosse un fattore essenziale per lo stabilirsi di una pace duratura in un
Mediterraneo libero dall’influenza della talassocrazia mercantile britannica.
La prima parte di questo eccezionale documentario –
presentato, tra gli altri, da Stefano Fabei e dal sottoscritto alla “Casa del
cinema” di Villa Borghese, a Roma, il 17 febbraio 2006 – si sofferma perciò
adeguatamente sul periodo tra le due Guerre mondiali, quando la gran parte
delle popolazioni arabo-musulmane era sottoposta al dominio franco-britannico.
È, questa, una realtà che andrebbe ricordata un po’ più spesso, tanto per
chiarire “chi minaccia chi”, e non da oggi…
Anche l’Italia aveva i suoi sudditi musulmani,
tuttavia, l’obiettivo del Governatore della Libia Italo Balbo divenne il
superamento del “vecchio concetto coloniale”, oltre l’“assimilazione” alla
francese e il “governo indiretto” all’inglese. Tutti, musulmani compresi, per
la cui spiritualità Mussolini ebbe a dichiarare più volte il più profondo
“rispetto” (v. anche il mio “Il Fascismo e L’Islam”, All’insegna del Veltro,
Parma 2001, e la trilogia di Stefano Fabei edita da Mursia), erano chiamati a
contribuire alla riedificazione dell’Impero di Roma, rinnovato nella forma ma
immutabile nello spirito. Quanto al Vicino Oriente, è naturale che la Palestina
e l’Iraq cercassero nell’Italia un appoggio contro i loro sfruttatori (si pensi
al sostegno italiano fornito alla prima grande insurrezione palestinese del
1936-38, oppure alla tentata rivoluzione in Iraq, nella primavera del 1941),
per cui il documentario rappresenta anche una sobria e documentata risposta ai
vaneggiamenti di chi cerca una fortuna editoriale a buon mercato agitando lo
spauracchio del “fascismo islamico”, fondato sul nulla, o meglio sull’eterno e
mistificante equivoco dell’antifascismo diffuso dagli anglo-americani, per cui
la semplice definizione di “fascista” squalificherebbe di per se stessa chi ne
viene colpito.
Il dopoguerra, pur nella tragica situazione creatasi
per l’Italia, tradita, distrutta ed occupata, non vede dilapidare completamente
gli insegnamenti della precedente “politica islamica” (così come non era stato
possibile eliminare tutto lo “Stato sociale”…), grazie a statisti assennati
quali Moro e Craxi. Sembra incredibile, ma solo vent’anni fa, in Parlamento, un
Presidente del Consiglio, sotto lo sguardo costernato dei più ferrei referenti
del “partito americano”, con le bave alla bocca per quanto avvenuto nella
“notte di Sigonella”, sfoderava con notevole arte oratoria paragoni tra ‘Arafat
e Mazzini… Vedere per credere.
Ma il documentario parla anche di Enrico Mattei e
della sua lungimirante politica energetica (quindi politica tout court: le
guerre, oggi, si fanno per quello, non per i burqa‘ e i “diritti umani”),
schiantatasi simbolicamente e di fatto quando una provvidenziale manina pensò
bene di manomettere l’aereo che lo riportava al Nord dopo un comizio in
Sicilia… (si veda anche il bellissimo film di F. Rosi, “Il caso Mattei” (1972),
con l’ex partigiano bianco - sul quale oggi la stampa ufficiale spruzza il
solito ‘zolfo’ “fascista” per far credere che il controllo dei settori
strategici dell’economia da parte dello Stato sia una cosa negativa -
impersonato dal grande Gian Maria Volonté).
Purtroppo, la seconda parte del dvd (dal 1945 a oggi)
risente di un’eccessiva compressione degli eventi, che non riescono a stare nei
limiti di tempo imposti dalla produzione. Ma quel che contava, evidentemente,
era la prima parte, quella sul Fascismo, davvero istruttiva, mentre per il
resto, una volta stabilito che con la sconfitta, ormai, i margini di manovra
erano risicati, giustamente sono stati messi in risalto i passaggi-chiave e le
figure più significative. Emerge così che dopo “Tangentopoli”, e il killeraggio
progressivo di politici col senso dello Stato e della funzione geopolitica
dell’Italia, la vocazione mediterranea del nostro Paese è andata sempre più
tradita… Il finale del dvd rischia poi di rovinare il tutto, con il superfluo e
stucchevole siparietto sui piloti italiani prigionieri in Iraq nel 1991,
l’immancabile richiamo all’11 settembre (come se tutti i problemi del mondo
cominciassero da lì) e la “strage di Nassiriyya”, con la presenza militare
italiana in Iraq (che oggi prosegue, nell’ombra, coi “contractors”) affiancata
idealmente alla missione in Libano del 1982 soprattutto per far passare il
messaggio che gli italiani sanno comunque “distinguersi” e farsi voler bene.
Renato Besana (regia di), Italia e Islam. Dalla
guerra di Libia a Nassiriya, Istituto Luce, Roma 2005 (dvd – 50 min ca.)
(è da poco uscita una nuova edizione)