Prologo
La
giornata era stata faticosa. Di sera, nel ristorante dell'albergo, m'ero trovato
al tavolo con un professore italiano e la circostanza mi aveva fatto piacere
perché avevo avuto modo di rispolverare le mie vecchie conoscenze di
quella lingua acquisite durante i soggiorni di lavoro in Italia. Insegnava
lingua araba e di tanto in tanto veniva in Egitto a raccogliere materiali
sugli sviluppi della letteratura nel Paese, oggetto dei suoi interessi di
ricerca. E da lungo tempo, quand'era qui al Cairo, scendeva al Garden Palace,
l'albergo preferito di tanti arabisti italiani da decenni e decenni, mi diceva.
Pur se stanco, avevo apprezzato la compagnia di quel signore che durante la
sua lunga militanza di studioso della nostra cultura aveva avuto molteplici
esperienze in vari Paesi arabi che raccontava con la passione di chi le aveva
sentitamente vissute. E parlava di un suo anziano collega ch'era stato ospite
dell'albergo fino a qualche giorno prima «era proprio nella stanza
in cui ora sta lei» sottolineò anch'egli dalle esperienze
avventurose, ritornato nei luoghi relativi ai suoi studi di un tempo per raccogliere
i ricordi, in vista della preparazione di un libro di memorie, «per se
stesso più che per gli altri».
Mi congedai
da lui ben più tardi di quanto avesse previsto la mia stanchezza, ma
non ne ero rammaricato. Certe fugaci compagnie talvolta riescono ad arricchire
spiritualmente più di altri lunghi e ormai sterili sodalizi.
Andai nella
mia stanza, già di quel vecchio professore italiano, e mi distesi sul
letto a fumare un'ultima sigaretta, riflettendo a occhi chiusi sulla mia giornata
e gli impegni dell'indomani. Non c'era il portacenere sul comodino e ne tirai
il cassetto per cercarlo lì. Niente. In compenso, una risma di fogli
dattiloscritti attrasse la mia attenzione. Erano in italiano e il titolo sulla
prima pagina, Assalto
sul Nilo, mi incuriosì. Cominciai
col leggere qualche riga, poi l'interesse prevalse sulla sonnolenza che mi
stava prendendo e mi immersi in un'avventura vera o inventata?
in un Egitto che mi era in buona parte sconosciuto, con tipi di personaggi
e problematiche di cui avevo solo una vaga conoscenza.
Era notte
fonda quando finii di leggere l'ultima pagina e le mie sigarette erano da
un bel po' terminate. Mi addormentai immediatamente. Vestito.
Aprii gli
occhi al mattino con la luce del sole sul viso. Mi sovvenni subito di quanto
avevo letto su Lisa e Alì e guardai il comodino dove avevo appoggiato
il dattiloscritto. Non c'era!
Non c'era
e non ci fu verso di trovarlo. Avevo nitido nella memoria il fatto, come l'avessi
appena sognato. L'avevo sognato? Vero o no non doveva andar perduto. Decisi
di annullare i miei appuntamenti di quella mattina. Mi feci portare in camera
una macchina da scrivere e cominciai freneticamente a metter giù il
racconto che leggevo chiaro nella mia mente. Come lo stessi ricopiando. Era
la storia di uno strano incontro, voluto dal destino, avvenuto in circostanze
drammatiche sulle acque del Nilo e prolungatosi sulle sue rive. Una storia
breve ma intensa. E così come l'ho letta (?) la porgo a chi ama l'Egitto
e il suo fiume.
Ho cercato
di mantenere, nei limiti del possibile, i tratti caratteristici della personalità
e del modo di pensare di ciascuna delle singole "voci" del racconto come le
ricordavo in quel misterioso originale. Da parte mia mi sono limitato a premettere
un glossario relativo ad alcuni termini ed espressioni arabe che compaiono
in trascrizione qua e là nel testo.
Abu Amìr al-Bunduqàni
Glossario
abu e
Abu: "padre". Può significare anche "possessore di", "quello
dal...". Per esempio qui la località di Abu l-Moz significa "quella
delle banane", dove ci sono o c'erano banane;
amm e
Amm: "zio", talvolta usato per chiamare familiarmente qualcuno
di una certa età;
bàba: "papà",
"babbo" (familiare);
bahr: "mare". In Egitto
anche "fiume" o "canale";
baqshìsh:
"mancia";
bukra:
"domani";
demàa: piatto a base di
carne in umido;
esh: "vita",
"pane";
filùs: "soldi",
"denaro";
gallabéya: lungo camice di
tela, tipico nel Vicino Oriente, specie per gli uomini;
hammàm:
"bagno";
Iblìs: "demonio", "diavolo",
"Satana";
iftàr: il pasto serale
che interrompe il digiuno durante il mese di
Ramadàn;
imàm: colui che dirige
la preghiera comunitaria musulmana;
in
shaa
Allàh;
"se Dio vuole", "a Dio piacendo", "speriamo";
kohl: polvere di antimonio
di colore scuro, usata come cosmetico per gli occhi;
maalesh: "pazienza", "non
importa";
màma: "mamma"
(familiare);
moàllem:
"maestro";
muezzìn: colui che lancia
l'appello per la preghiera;
mulukhéya: piatto tipico egiziano,
descritto nel testo;
rif: la campagna, opposta
a città;
as-salàmu
aleykum:
"la pace sia con voi", tipico saluto musulmano;
sàqiya: impianto per attingere
acqua, spesso con l'ausilio di animali;
sheykh: titolo dato ad
anziani, religiosi, capi famiglia, ecc.;
Sunna: norma di condotta dei musulmani;
sùra
Aprente:
la prima sùra del Corano, considerata il Padre nostro del pio
musulmano, che, tra l'altro, riporta l'invocazione "oh Allàh, indicaci
la retta via";
tarabéza: tavolino mobile
multiuso comune nelle case di tutto il Vicino Oriente;
umm e
Umm: "madre";
ustàz: "professore", spesso
anche solo titolo onorifico;
yàllah: "suvvia", "forza",
"avanti".