.in relazione alla Sua recente collocazione a riposo,
Le inviamo il conteggio del Suo trattamento economico di quiescenza
.
Parola più, parola meno, così lente previdenziale
mi comunicava che ero un pensionato.
Quiescenza è una parola che deriva dal latino,
quies,
quietis, che significa quiete, ma
è indubbio che possa evocare funesti riferimenti a quel
requiescat in pace,
che sentiamo in certe
occasioni. Inosservati, riflesso condizionato, ci sinfila la mano in
tasca in cerca di quegli attributi che solo noi maschi, spudoratamente, ci
vantiamo di possedere.
Erano finite le feste daddio: una con tutti i colleghi
nella sala grande dellospedale, dove lavoravo e poi una cena nel miglior
ristorante della città, con quelli di reparto.
Si sprecarono parole, ci furono doni e anche una specie di
show con poesie e canzoni satiriche;
infine la commozione, mal repressa,
del mio vecchio primario, che ricordava una collaborazione durata
più di trentanni.
Adesso chi ci
romperà le scatole? Finalmente non ci sarà più qualcuno
che ci dirà cosa fare e come fare scherzava Raffaella, ma con
gli occhi lucidi.
Ci sentiamo orfane, ora che Mimì, il premio del
Giovedì, non verrà più a correggere i
pap
test
? piagnucolavano le citotechniche.
[1]
Pacche sulle spalle, tanti: Beato te che te ne vai.
Chi te lo fa fare? A cosa sono servite tutte le tue pubblicazioni,
se proprio ora getti la spugna? replicava un altro.
Antonio, con colorita filosofia partenopea aggiungeva: Prima
che venga ricoperto il tuo posto, faranno passare, tra una cosa e laltra,
almeno sei mesi. Ci faranno murì
a ffaticà,
come
ciucci[2].
Previsione ottimistica, perché a due anni di distanza non
mi hanno ancora sostituito.
Ora era arrivata quella lettera in burocratese noir,
che mi comunicava la mia nuova condizione di pensionato.
Con lallungamento della vita, i pensionati aumentano
e gli enti previdenziali rischiano il collasso; se non si fa una riforma
delle pensioni si rischia lo sfascio economico: non ci sono più
soldi
cantilenano tristi e spudorati
politici.
E tutta colpa dei pensionati, che gravano sulle finanze del
Paese e
che sono immortali?
Non era una novità, era la solita musica anche nella Sanità:
i soldi non cerano per lacquisto dattrezzature, per
lassunzione di medici, tecnici ed infermieri, ma in compenso cerano
per i premi di produzione dei direttori politici.
Domani, non mi
sveglio più alle sei, ma dormo fino alle undici. pensai.
Invece, la sveglia biologica funzionò ancora e mi ritrovai
allalba, seduto sul letto, con i gomiti sulle ginocchia, la testa tra
le mani e una domanda assillante che mi tormentava: Ora cosa faccio?
Paola mi vide in quellinsolita posizione e me ne chiese ragione.
Le confidai i miei dubbi e
non lavessi mai fatto: Non mi
va di vederti ciondolare per casa ad autocommiserarti
! Io in
giro un depresso non lo voglio
. decidi cosa vuoi fare e poi datti una
mossa
Continuare a lavorare fuori? Ma io sono un animale allevato nel
pubblico e non mi va di vendermi al privato.
Hai detto sempre che ti hanno strappato le tue radici culturali,
che vorresti ristudiare la lingua araba
[3]
..
e mi accompagnò a Venezia
ad iscrivermi al
Licem[4].
Negli ultimi sedici anni ero abituato a salire sulla cattedra e in
unaula ad anfiteatro del primo novecento, in legno scuro; enorme ed
austera da far paura. Ora invece ero dallaltra parte, tra studenti
ventenni, in unaula poco più grande di una classe di liceo e
in banchi talmente sacrificati, che
Aldo[5]
ed io, ambedue pensionati, riuscivamo a stento a sederci.
Ci raccontammo le nostre esperienze ospedaliere e cercammo di vincere
limbarazzo che la differenza anagrafica con quei ragazzi ci creava.
Mi sentivo un Mangiafuoco che spaventa i bambini, ma come nella fiaba di
Pinocchio arrivò la fata a toglierci dagli impicci.
Non aveva i capelli turchini come quella della fiaba di Collodi,
ma solo due grandi occhi color di mare, circondati da un caschetto di capelli
biondi.
Era la nostra insegnante darabo e cominciò a spiegare
la scrittura dellalfabeto.
Era arrivato il mio turno.
Vuol venire alla lavagna? mi chiese gentilmente e scrissi
alcune lettere.
Questa mi pare una calligrafia più evoluta; ma lei ha
già studiato arabo? domandò.
Si, dalla prima elementare fino alla maturità. Più
di quarantanni fa ero residente a Tripoli. Purtroppo, nella mia memoria
rimangono solo scoloriti ricordi
. cercai di
giustificarmi.
La settimana successiva, minvitò di nuovo ad andare
alla lavagna, scherzando: Per favore, vuol venire a fare
lImàm?
Da quel momento per i miei compagni di corso divenni lImàm
[6].
Ciao Imàm, domani vengo a studiare a casa tua. Facciamo
una full
immersion darabo. Studieremo fino
allagonia
.Sarò puntualissimo. Alle nove arriverò
a Padova.
A mezzogiorno il più studioso dei miei compagni di corso,
mi arriva con gli occhi gonfi di sonno.
Imàm, Claudio è un animale notturno: di giorno
dorme e la notte studia ironizza Tommaso, detto il
cinghiale[7],
che non fa arabo, ma in turco è un autentico portento. Lo canzoniamo,
perché con il turbante in testa e quei baffi sembra proprio un
pascià.
Ho annullato la mia età anagrafica, o meglio loro lhanno
accettata: studio e scherzo come fossi un loro coetaneo, anche se sul
Ponte degli Scalzi sento tutti i miei anni nelle
gambe.
Non vedo le mie rughe, ma mi rifletto in quei volti, con la bellezza
della gioventù.
Con Elisa, un angelo di paradiso, studio Islamistica, con la deliziosa
e paziente Letizia, Storia del Vicino Oriente; ripeto con Stefania Architettura
Islamica e con Nadia, dagli occhi di velluto nero, figlia demigrati
marocchini, bella come le gazzelle della sua terra dorigine, Letteratura
Araba. Metto alla prova i miei
pochi neuroni rimasti per competere con leccezionale memoria di Samy.
Sfida impari: Samy legge una sola volta e ti ripete tutto per filo e per
segno.
Invidio Ale ed Elisabetta che, occhi negli occhi, si tengono per
mano, in un angolo del cortile.
Ricordi? Sono passati già quarantanni? Sembra ieri
.
Con i professori a Ca Cappello il rapporto è
decisamente felice. Vado con diligenza a tutte le lezioni e spesso con gli
insegnati ci intratteniamo cameratescamente a chiacchierare un po su
tutto: di fotografia, di viaggi, ma spesso anche a raccontarci barzellette.
Scopro che uno di loro, poliglotta, era un valente
pianista[8],
che un arabista scrittore di libri, grammatiche e vocabolari, adottati come
testi in tutta Italia, da giovane suonava la chitarra in un complesso, che
è autore di canzoni, ma anche che scrive e pubblica storie spiritose,
ricordi di gioventù.
Mimmo è il bastone della mia vecchiaia! e chi
lo dice è più giovane di me ed è uno dei traduttori
dal turco di Ohran Pamuk, premio Nobel per la
letteratura.
Captatio
benevolentiae?
Chi ha la vita ormai dietro, alle sue spalle, non ne ha proprio
bisogno.
Gli esami si susseguono con successo: la media è alta e già
pregusto di ritrovare a Venezia gli amici dallora, ma anche i nuovi
per cantare insieme Il canto della mosca.
E dopo?
Finché si è in vita cè sempre un
dopo.
Potrei fare la Specialistica
E dopo?
Potrei continuare a studiare. Mi piace studiare.
E dopo? Non so rispondere.
Il Signore si affaccia da una nuvoletta ed ironizza: Al dopo
ci penso io!
[1] Tecniche addette allo screening di citologia; una volta la settimana, il Giovedì, si effettuava la verifica dei casi dubbi ed il controllo di qualità.
[2] Ci faranno morire a lavorare come somari.
[3]
Chi scrive è nato e vissuto a lungo,
in Libya
[4] Lingue e Culture dellEurasia e del Mediterraneo.
[5] Ortopedico ospedaliero, anche lui con radici in nord Africa.
[6] Imàm, letteralmente colui che sta davanti, è la guida dei fedeli musulmani nel rito della preghiera comunitaria.
[7] Non so dove e perché gli abbiano dato questo soprannome, ma sospetto che ci sia di mezzo una questione di donne.
[8]Casualmente ho saputo che fece un master insieme a Arturo Benedetti Michelangeli, il mio mito tra gli esecutori di Chopin.