Italiani del cinema in Argentina (1896-1933)

Note per un primo inventario

a cura di Roberto Ellero e Erica Zanella

 

Arata, Luis (1895-1967)

Attore, nato in Argentina da genitori di origine genovese, si forma in teatro, fondando nel 1919, a soli ventiquattro anni, una propria compagnia di giro, specializzata in sainetes. Interprete di grande versatilità, si mostra a suo agio sia nei ruoli comico-brillanti che in quelli drammatico-grotteschi, prediligendo — tra i classici — Shakespeare e Molière, destinati peraltro ad allontanarlo dal grande pubblico. Alla prima argentina del Berretto a sonagli pare che Pirandello in persona, rispondendo alle ovazioni del pubblico, abbia detto: "Non applaudite me ma questo grande attore". Il debutto cinematografico risale al 1916, diretto da Atilio Lipizzi nel film Resaca. Del 1930 è il suo secondo film, Los caballeros de cemento, per la regia di Ricardo Hicken, con partitura musicale composta da Osvaldo Sciammarella e fotografia di César Sforza. La vera notorietà presso il pubblico degli schermi arriva però nel 1933 con Los tres berretines, dove interpreta il ruolo di un capofamiglia italo-argentino frastornato dalle mode del momento: il calcio (uno dei figli è un promettente centravanti), il tango (l’altro figlio, Luis Sandrini, ritiene di avere un particolare talento per questo genere musicale), il cinema (per cui impazziscono le donne di casa, moglie compresa). In prosieguo di carriera, alterna alla copiosa attività teatrale ulteriori apparizioni cinematografiche, specie da caratterista, portando sullo schermo nel 1937 anche un suo lavoro teatrale, Mateo. Nel 1943 è eletto presidente della Casa del Teatro. Altri film: Lo que pasó a Reynoso (1937), La muchacha del circo (1937), Fuera de ley (1937), Busco un marido para mi mujer (1938), Giácomo (1939), El tesoro de la isla Maciel (1941), Ceniza al viento (1942), Los hijos del otro (1947), Barrio gris (1954), El festín de Satanás (1955), La morocha (1956), Cinco gallinas y el cielo (1957).

Campogalliani, Carlo (1885-1974)

Modenese di Concordia, fa il suo esordio come attore alla Milano Film nel Re Lear (1910) di De Liguoro, nella parte del buffone. Nello stesso anno viene scritturato dalla Flora Film per girare in Toscana alcuni documentari. Attivissimo negli anni Dieci, lavora poi per l’Aquila Film, la Savoia e la Pasquali, passando nel 1913 all’Ambrosio, dove fa il suo esordio come cameriere in una comica di Robinet. È poi il Griso nei Promessi sposi (1913) di Rodolfi e Napoleone in Epopea napoleonica (1914) di Bencivenga. Prima di affrontare la regia si cimenta col Kineplasticon, primordiale tentativo di cinema a rilievo. Le sue prime regie risalgono al 1915, lavorando poi nel 1918 con la Tiber e nel 1919 con l’Itala. Nel 1920 fonda a Torino la Campogalliani Film, attiva sino al 1922, per la quale dirige e interpreta numerosi film a soggetto. Dal 1923 al 1926 è con la moglie, l’attrice Letizia Quaranta, in Sudamerica (Argentina e Brasile), dove lavora per il teatro e realizza tre film: El consultorio de Madame Renée (1924), La esposa del soltero (conosciuto anche come La mujer de medianoche, 1924), — entrambi interpretati dalla moglie — e La vuelta del toro (1924), quest’ultimo sul campione di pugilato argentino Luis Angel Firpo. Nuovamente in Europa nel 1927, lavora in Germania prima di far definitivo ritorno in Italia, dirigendo Ettore Petrolini nei film sonori Cortile e Il medico per forza (1931). Nel 1936 passa al cinema d’animazione con I quattro moschettieri, interpretato da marionette. Copiosa e generalmente legata alla produzione di genere la sua successiva filmografia, comprendente film di cappa e spada, ambientazioni storiche veneziane, film canzonettistici e pepla, filone — quest’ultimo — che da Il testamento di Maciste (1919) a Maciste nella valle dei re (1960) e Ursus (1961) apre e chiude la sua quarantennale carriera registica.

Cardini, A. Eugenio

Figura accanto ai Lepage, Py e Glücksmann fra i pionieri del cinema argentino. Di posizione economica elevata, gira nel 1901 — con macchine da presa Lumière acquistate durante un soggiorno in Europa — Escenas callejeras, En casa del fotógrafo e El regimiento ciclista, di taglio documentario ma con scene comiche ad effetto, tanto da essere considerato un precursore del cinema a soggetto.

Cominetti, Edmo (1889-1956)

Attore, sceneggiatore, produttore e regista di famiglia italiana (nome completo Edmo Eugenio Cominetti), si specializza dapprima nelle tecniche di illuminazione. Fa il suo esordio come attore in Federación o muerte e come regista nel 1917 con Pueblo chico. Negli anni Venti fonda una sua casa di produzione, Ariel Film, con cui realizza Los hijos de naides (1921), El matrero (1924) e Bajo la mirada de Dios (1926). Grande successo riscuote nel 1928 con La borrachera del tango, dove al mito della vita urbana contrappone la nostalgia della provincia, film non privo di riferimenti alle origini italiane dei protagonisti (come italiana è Nedda Francy, vero nome Neda Francalanci, nel ruolo della giovane orfana). Nel 1930 collabora con Roberto Guidi alla produzione del corto Mosaico criollo, in cui compare anche come attore, considerato il primo film sonoro argentino (sistema su disco). Conclude la sua carriera negli anni Quaranta partecipando come attore al film El muerto falta a la cita (1944), girato dal francese Pierre Chenal in Argentina e dirigendo gli esterni per il film di Julio Saraceni Cumbres de hidalguía (1947). Altri film da regista: Destinos (1929), La via de oro (1931), El amanecer de una raza (1931), Papá Chirola (1937), Azahares rojos (anche sceneggiatura, 1940), Así te quiero (1942).

Corsini, Ignacio (1891-1967)

Attore e cantante, originario di Troina (Enna), giunge con la madre a Buenos Aires nel 1896. Diciassettenne, inizia a studiare canto. Nel 1907 comincia a lavorare per il circo di José Pacheco. Nel 1912, già piuttosto noto come cantante, incide il primo disco. Il suo esordio cinematografico risale al 1917, interprete di Santos Vega, che segna il debutto come regista dell’autore di sainetes Carlos R. De Paoli. Appare poi in ¡Federación o muerte! (1917) di Atilio Lipizzi, Milonguita (1922), nel cortometraggio sonorizzato Mosaico criollo (1930) di Roberto Guidi, in Rapsodia gaucha (1932), Ídolos de la radio (1934) e Forín alto (1934). La sua ultima apparizione pubblica è nel 1961, per la trasmissione televisiva Volvér e vivir.

Cosimi, Nelo (1984-1945)

Nativo di Macerata, è personalità poliedrica del cinema argentino: attore, sceneggiatore, regista. La sua carriera comincia come attore nel 1917 (Verganza gaucha, El Tango de la muerte), raggiungendo una certa notorietà due anni dopo, diretto da José Agustín Ferreyra — suo regista prediletto — in Campo ajuera, mentre è del 1922 il passaggio alla regia, con ben tre film: Buenos Aires también tiene, El Remanso, Mi alazán tostao. Interpretazioni e regie si alternano in prosieguo di filmografia, con una spiccata propensione per il cinema popolare, artista "intuitivo sin decantación". Nel film El lobo de la ribera (il fiume in questione è il Riachuero, che bagna i quartieri popolari di Buenos Aires) lancia l’attore Florentino Delbene. Altri film come regista: Manuelita Rosas (1925, anche interprete); Federales y unitarios (1927), La quena de la muerte (1928, anche int.), Corazón ante la ley (1929, anche int.), Defiende ti honor (1930, anche int.), Dios y la patria (1931, anche int.), Juan Moreira (1936), El escuadrón azul (1937), El cantor del circo (1940); solo interprete: En buena ley (1919), De vuelta al pago (1919), Los hijos de naides (1921), La leyenda del puente inca (1923), Odio serrano (1924), El arriero de Yacanto (1924), Carga de los valientes (1940), La quinta calumnia (1941), La meastrita de los obreros (1941), Malambo (1942), Sendas cruzadas (1942), Centauros del pasado (1944), El tercer huésped (1946), Lauracha (1946), Mirad los lirios del campo (1947).

Cristiani, Quirino (1896-1984)

Originario di Santa Giulietta, in provincia di Pavia, giunge in Argentina all’età di quattro anni e si mette in luce giovanissimo con alcune caricature, pubblicate sui principali quotidiani della capitale. Per conto del produttore cinematografico Federico Valle realizza dapprima La intervención a la provincia de Buenos Aires (scenetta satirica di un minuto ai danni del governatore provinciale Marcelino Ugarte) e poi, nel 1917, appena ventitreenne, El Apóstol, considerato il primo lungometraggio d’animazione al mondo. Staccatosi da Valle, realizza nel 1918 Sin dejar rastros, ispirato ad un fatto di cronaca della prima guerra mondiale e sequestrato per ragioni politiche dopo la prima proiezione. Continua in seguito ad occuparsi di cinema e di animazione, firmando cortometraggi pubblicitari, didattico-scientifici, istituzionali o comici. Filma, tra l’altro, gli incontri di pugilato del peso massimo Luis Angel Firpo e la visita in Argentina del principe ereditario Umberto di Savoia. Nel 1929 mette in lavorazione Peludópolis, ancora sulla figura — ormai sbiadita — del presidente radicale Yrigoyen, già protagonista di El Apóstol, che esce con alcune modifiche soltanto nel 1931, sonorizzato (ancora una volta primo al mondo) pur senza incontrare i favori del pubblico. In seguito, gira ancora El mono relojero (1938, con la tecnica del rodovetro) per poi concentrarsi sul lavoro di sviluppo, stampa e sonorizzazione dell’omonimo laboratorio Cristiani. Poco prima di morire ha il tempo di tornare in Italia, ricevuto con tutti gli onori nel paesello natio di Santa Giulietta il 29 novembre 1981.

Delbene, Florentino o Florén (1889-1978)

Attore, nato a Buenos Aires da famiglia italiana, è il seduttore (galán) per eccellenza del cinema sentimentale argentino fra muto e sonoro. Fa il suo esordio nel 1926 con El lobo de la ribera, diretto da Nelo Cosimi. Una cinquantina i film all’attivo, distribuiti in oltre quarant’anni di carriera e di successi, quali Muñequitas porteñas (1931), diretto da José Agustín Ferreyra, Santos Vega (1936), Adiós Buenos Aires (1938), Juan Moreira (1948), Pelota de trapo (1948), El hijo de la calle (1949). La sua ultima interpretazione è del 1969, nel film Los debutantes en el amor. Al suo attivo anche un film come autore dei dialoghi (Sol de primavera, 1937).

Gallo, Mario (1878- 1945)

Nato a Barletta, è figura di spicco del cinema argentino dei primordi, italiano pintoresco secondo la descrizione dei biografi. Giunto a Buenos Aires (probabilmente nel 1905), è direttore del coro in una compagnia di operette e pianista di caffè-concerto prima di approdare al cinema, che gli viene fatto conoscere da un altro italiano, Atilio Lipizzi, ex elettricista e proiezionista per conto del grande trasformista Leopoldo Fregoli, inventore del fregoligrafo. A Gallo, che fa il suo esordio con il documentario Plazas y monumentos de Buenos Aires (1909), si devono i primi film a soggetto argentini, preferibilmente di genere storico, quali El fusilamiento de Dorrego, La revolución de Mayo, La batalla de Maipú, Camila O’Gorman, Güemes y sus gauchos, La batalla de San Lorenzo, La creación de l’Himno, Juan Moreira, Muerte civil (dal dramma di Giacometti), Tierra baja (interpretato dal grande attore tragico Pablo Podestà e tratto dal dramma di Angel Guimerá), tutti realizzati fra il 1909 e il 1913, suo periodo di auge, e prodotti con una propria casa produttrice, l’Estudio Cinematográfico Mario Gallo, avente per marchio un gallo disegnato da Mario Zavattaro. Secondo l’aneddotica, fu interpretando un suo film (Muerte civil) che un grande attore teatrale italiano, il siciliano Giovanni Grasso, di passaggio in Argentina, dovette ricredersi sulla bontà del cinema, accettando di tornare davanti alla macchina da presa anche una volta di ritorno in Italia, diretto da Nino Martoglio in alcuni importanti lavori cinematografici (tra cui il mitico Sperduti nel buio, 1914, considerato dal critico e teorico Umberto Barbaro fra i capisaldi del realismo muto italiano). Cambiato genere, nel 1919 Mario Gallo dà vita ai primi film-opera, portando sullo schermo il trittico operistico comprendente Cavalleria rusticana, Tosca, I pagliacci, tutti accompagnati da musiche originali eseguite dal vivo, con i cantanti posti dietro lo schermo. Nel 1920 dà vita al notiziario settimanale Actualidades Gallo Film. Tra gli altri suoi lavori ricordiamo En un día de gloria (1918), diretto insieme all’italiano Alberto Traversa e En buena ley (1919), nel cui cast figurano, tra gli altri, Silvia Parodi, Pedro Gialdroni e Nelo Cosimi.

Guidi, Roberto (1890-1958)

Nato a Buenos Aires da genitori italiani, è studente universitario con una chiara vocazione letteraria quando si avvicina al cinema, dapprima come aiuto-sceneggiatore. Fra il 1919 e il 1923 realizza in proprio come regista quattro film (El mentir de los démas, Mala yerba, Escándalo a medianoche, Ave rapiña). Con la propria società di produzione si occupa anche di industria discografica e di abbinamenti cronofotografici, dando vita nel 1930 a Mosaico criollo, un corto di 16 minuti considerato il primo film sonoro argentino su disco, realizzato con un sistema simile a quello del marchio nordamericano Vitaphone. Il film è stato ritrovato nel 1991 e restaurato nel 2001 per iniziativa della Asociación para el Apoyo de Patrimonio Audiovisual e della Cinemateca Naciónal.

Lipizzi, Atilio

Italiano di nascita, giunge in Argentina al seguito di Leopoldo Fregoli, come elettricista e proiezionista. Ha il merito di introdurre al cinema Federico Valle. Fa il suo esordio registico nel 1916 con Resaca, film d’ambientazione suburbana, interpretato tra gli altri dall’attore teatrale Luis Arata, da Camila Quiroga e Pedro Gialdroni. Nel 1917 abbraccia il film storico con ¡Federación o muerte!, assistito dal commediografo Gustavo Caraballo e con gli attori Lea Conti e Ignacio Corsini, anch’essi di origine italiana.

Longhi, Enzo

Dopo un’esperienza come ballerino e coreografo alla Scala di Milano, fa il suo esordio cinematografico in Italia nel 1914, regista di una decina di film sino al 1920, tutti prodotti da case cinematografiche genovesi e prevalentemente di tenore patriottico (tra cui Il battello di sangue, 1914; Balilla, 1915; Trieste o I vendicatori di Oberdan, 1915; Pioggia di sangue, 1915; La canaglia, 1920). Come interprete, lo si ricorda diretto da Enrico Vidali (Cuor di bambino, 1914), Eugenio Testa (Per la sua felicità e Gli uomini neri, 1914), Augusto Contardi (Una tragedia sull’Isonzo, 1915) e Bartolo Bancalari (Il tesoro di Belzebù, 1919). Negli anni Venti si trasferisce in Argentina, dove gira Y era una noche de carnaval (1925) e poi, in Perù, impegnato come attore nel film La Perricholi (1928), prodotto dalla Empresa Cinematográfica Peruana e presentato con successo all’Esposizione universale di Siviglia. Negli anni Trenta abbandona il cinema per occuparsi di danza, promotore nel 1935 della Academia Municipal de Danza.

Mentasti, Angel Luis (1901-1977)

Nato a Córdoba, da famiglia di origine italiana, è figlio di Angel, el viejo Mentasti, che passa negli anni Venti dal commercio vinicolo alla distribuzione cinematografica, fondando nel 1932 la società di produzione Argentina Sono Film, cui si deve nel 1933 il primo film sonoro realizzato con il sistema ottico: ¡Tango!, per la regia di Luis Moglia Barth, cavalcata di successi musicali con la partecipazione di Azucena Maizani, Luis Sandrini, Libertad Lamarque, Mercedes Simone, Tita Merello, Pepe Arias, Alberto Gómez, tutti già noti al grande pubblico per le loro interpretazioni teatrali o radiofoniche. Il successo si rinnova nel 1934 con Riachuelo, ancora di Moglia Barth con Sandrini. Nel 1937 l’Argentina Sono Film si insedia a San Isidro, nella periferia di Buenos Aires, su un terreno di 4000 mq., poi destinato ad ulteriori ampliamenti sino ad ospitare, negli anni Cinquanta cinque set per altrettante lavorazioni simultanee. Il volume produttivo dell’Argentina Sono Film — principale casa di produzione nazionale, ancor oggi attiva, prevalentemente in ambito televisivo — è stimato in 238 film nel solo periodo compreso fra 1933 e il 1977.

Merello, Tita (1904- 2002)

Di umili origini, nasce a Buenos Aires in un conventillo del popolare quartiere di San Telmo, da Santiago Merello (conducente di carri) e Ana Giannelli (stiratrice), battezzata col nome di Laura Ana Merello. Orfana precoce di padre, vive un’infanzia disagiata, passando dal collegio al sanatorio. Dopo un periodo in campagna, al suo rientro a Buenos Aires entra nel mondo dello spettacolo, iniziando nel 1920 a calcare le scene del Teatro Avenida come ballerina per il varietà. Nel 1923 viene ingaggiata come cantante dall’impresario Roberto Cayrol e ottiene un successo personale con il tango Trago amargo. Altri suoi pezzi famosi di questi anni sono Leguisamo solo e Un tropezón. Nel 1933 viene scelta dal regista Luis Moglia Barth e dal produttore Angel Mentasti per il ruolo di protagonista femminile in ¡Tango!, primo film con il sonoro ottico. Apprezzata dal pubblico e di grande popolarità presso gli strati sociali meno abbienti per il suo impegno anche politico, femminista e peronista convinta, in teatro è nel 1950 una memorabile Filumena Marturano nella commedia omonima di Eduardo De Filippo, diretta da Luis Mottura, che ne firma subito dopo anche la regia cinematografica. Tra i suoi molti film meritano una particolare citazione Arrabalera (1950), Pasó en mi barrio (1950), probabilmente il suo film di maggior successo, e Los isleros (1951). Per il suo modo di recitare - molto naturale, sobrio, espressivo e con un’ottima capacità gestuale — è stata definita l’Anna Magnani del cinema argentino. Quando nel 1955, estromesso Juan Perón, salgono al potere i militari, viene apertamente boicottata dal nuovo regime e costretta, due anni dopo, a riparare in Messico, dove pure le sue interpretazioni avevano goduto di ampia popolarità. Tornata in Argentina nei primi anni Sessanta, rinnova le sue fortune come cantante e attrice televisiva.

Pagano, Angelina

Attrice teatrale e cinematografica (nome completo: Angelina Civani Pagano), nata nel 1988, studia all’Accademia di recitazione di Firenze, entrando quindicenne nella compagnia teatrale di Eleonora Duse. Trasferitasi in Argentina, lavora con le compagnie di Ferruccio Garavaglia e dei fratelli Podestà. Giovanissima, viene chiamata da Gregorio de Laferrere ad insegnare recitazione presso il neonato Conservatorio d’arte drammatica. Con Francisco Ducasse forma poi una propria compagnia teatrale. Fa il suo esordio cinematografico nel 1916, interpretando …Y pasa la comparsa di Alberto Arliss, La provincianita (1916) e El Conde Orsini (1917) di Serrano Clavero. Abbandonato il cinema per il teatro, torna sugli schermi soltanto molti anni dopo, diretta da Luis Saslavsky in Puerta cerrada (1939), accanto a Libertad Lamarque. Altri film: Eclipse de sol (1943) di Luis Saslavsky, Juan Globo (1949) di Luis César Amadori. Nel 1952 dà l’addio all’attività artistica ritirandosi a vita privata.

Parpagnoli, Mario

Nato a Roma, fa il suo esordio cinematografico nel 1917 alla Novissima in un film d’avanguardia di Anton Giulio Bragaglia (Il mio cadavere), passando in seguito alla Tiber e alla Cæsar. Lavora tra gli altri con Baldassarre Negroni (Chimere, 1919), Livio Ravanelli (La complice muta, 1920), Roberto Roberti (Madeleine Ferat, 1920; Marion, 1920; L’ultimo sogno, 1920, tutti al fianco di Francesca Bertini), Carmine Gallone (La fanciulla, il poeta e la laguna, 1920) e Mario Bonnard (I promessi sposi, 1923, dove è ricordato come un Don Rodrigo sufficientemente subdolo e perfido). Alla metà degli anni Venti si trasferisce in Argentina, dove recita per Luis Moglia Barth in Adíos Argentina (1927), accanto a Libertad Lamarque.

Parravicini, Florencio (1876-1941)

Argentino di famiglia borghese dalle lontane origini italiane, figlio di un aristocratico colonnello, è personaggio versatile, anticonformista e attivo in molti campi (ottimo tiratore, precursore dell’aviazione civile, corridore automobilistico, pugile, campione di pattinaggio). Sin da giovane, è attratto dallo spettacolo di varietà e sempre contro il volere della famiglia decide di sposare un’india araucana, Quipé. Fa il suo esordio come attore teatrale nel 1901. Lavora poi nella compagnia teatrale dei Podestà. Il suo esordio cinematografico avviene nel 1916, con il film Hasta después de muerta, che scrive e interpreta, prodotto dai coniugi Quiroga nello studio di Belgrano e diretto da Enrique Ernesto Gunche e Eduardo Martinez de la Pera. Appartengono al sonoro le sue successive apparizioni cinematografiche, come regista (Melgarejo, 1937), soggettista (Luisito, 1943) e interprete (Los muchachos de antes no usaban gomina, 1937; Tres argentinos en Paris, 1938; Noches de carnaval, 1938; El diablo con faldas, 1938; La vida es un tango, 1939; Margarida, Armando y su padre, 1939; Carnaval de antaño, 1940). Colpito da un male incurabile, muore suicida.

Peruzzi, Emilio

Toscano di nascita, si trasferisce in Argentina negli anni Dieci, affermandosi come valente operatore di ripresa. Nel 1920 si occupa insieme a Pio Quadro della fotografia di Pervinche di León Ibañez Saavedra, le cui copie andranno distrutte per mano del marito della protagonista, Micha Villages, deciso ad eliminare le tracce dei "peccati" cinematografici della consorte. Nel 1923-24 realizza in Chaco il documentario Tribus salvajes, molto apprezzato dal pubblico. Insiema a José Agustín Ferreyra produce e fotografa nel 1926 Muchachita de Chiclana. Nel 1928 fa il suo esordio nella regia del cinema a soggetto con Del Pingo al volante. Oltre che in Argentina, è attivo in Uruguay, dove nel 1929 collabora alla realizzazione del film di Carlos Alonso El pequeño héroe de Arroyo de oro. È padre di Humberto Peruzzi, nato a Firenze nel 1911, anch’egli operatore del cinema argentino, al debutto nel 1945 con Pampa bárbara, per la regia di Lucas Demare e Hugo Fregonese.

Pirovano, Ilde

Attrice di origine italiana, attiva soprattutto in teatro, appare nel primo film interpretato da Carlos Gardel, Flor de durazno (1917), diretto da Francisco Defilippis Novoa e prodotto da Federico Valle. Ancora per Defilippis Novoa gira nel 1919 La loba. Abbandonato il cinema per il teatro, vi fa ritorno molti anni dopo, nel 1937, diretta da Chas de Cruz e Alberto Etchebehere in ¡Segundos afuera! Nel 1939 è al fianco di Angelina Pagano in Puerta cerrada.

Sandrini, Luis (1905-1980)

Nato a Caballito da una famiglia italiana di modeste condizioni, riceve dal padre (ispettore delle ferrovie con una grande passione per il circo) i primi insegnamenti circensi, facendo il suo esordio sotto il tendone del Circo Rivera y Canning ad appena tre anni, più tardi imitato anche dal fratello Eduardo, di quattro anni più giovane. A nove anni si trasferisce con la famiglia alla Ciudad de San Pedro, nella provincia di Buenos Aires, iniziando a lavorare per la compagnia teatrale di Camila Quiroga. Terminati gli studi, entra diciottenne nell’organico del Circo Rinaldi, dove fa prima la comparsa e poi il clown. Dal circo al teatro, dove nel 1933 è il balbuziente, estroverso e irresistibilmente comico Eusebio nello spettacolo Los tres berretines, portato in scena dalla compagnia di Enrique Muiño e Elías Alippi, poi successo anche cinematografico nella versione portata sullo schermo dalla Lumiton. Ma nello stesso anno Sandrini è interprete anche dell’altro film sonoro, ¡Tango!, dove — già sposato con Chela Cordero — conosce Tita Merello, con cui avrà anni dopo un’intensa storia d’amore, e di El hijo de papá, viceversa fiasco clamoroso, tanto che lo stesso attore confesserà di aver speso l’intero compenso del film per acquistare e distruggere il negativo della pellicola e le varie copie positive in circolazione. Nuovamente di gradimento del pubblico è in compenso l’anno dopo Riachuelo (1934), ancora per la regia di Moglia Barth, determinante — insieme al successivo La muchchada de abordo (1936) di Manuel Romero — per la definitiva consacrazione dell’attore, che concluderà la sua carriera tanti anni dopo con 76 film all’attivo e oltre 500 interpretazioni teatrali, così popolare da venir omaggiato da migliaia di concittadini, nonostante una pioggia torrenziale, il giorno del suo funerale, poi sepolto con tutti gli onori nel Pantheon degli artisti al cimitero della Chacarita, dove riposa anche l’altra gloria nazionale, Carlos Gardel.

Scaglione, Luis e Vicente

Fratelli, di origini italiane, si affermano come direttori della fotografia nel cinema argentino del periodo muto. Iniziano nel 1916 con José Agustín Ferreyra, sul set de La isla misteriosa. Sempre per conto di Ferreyra, curano la fotografia de El tango de la muerte (1917) e di De vuelta al pago (1919), in occasione del quale conoscono Nelo Cosimi. Fra il 1922 e il 1923 girano La muchacha del arrabal, La chica de la calle Florida, La maleva, selenita de oro, Corazón de criolla. Nel 1925 il solo Luis lavora a El organito de la tarde.

Soffici, Mario (1900-1977)

Nato a Firenze (secondo altre fonti a Mendoza, da genitori fiorentini), compie studi di ingegneria elettrotecnica che poi abbandona per dedicarsi al teatro. Diventato attore professionista, fa il suo esordio cinematografico nel 1931 in Muñequitas porteñas di José Agustín Ferreyra, al fianco di Maria Turgenova e di Florén Delbene. Nel 1935 viene assunto come regista dall’Argentina Sono Film di Luis Angel Mentasti, destinato a diventare in breve uno degli autori più prolifici e affermati del cinema argentino.

Susini, Enrique Telémaco (1891-1972)

Di famiglia italiana compie i suoi studi di fisica e chimica in Europa (Vienna, Parigi e Berlino). A Buenos Aires si laurea in medicina, con specializzazione in otorinolaringoiatria, senza mai peraltro esercitare la professione medica. Studia anche violino e canto, occupandosi per qualche tempo di critica musicale. Attratto sin da giovane dalla nascente radiofonia, è presente alle conferenze di Gugliemo Marconi in visita a Buenos Aires nel 1910. Con alcuni amici della facoltà di medicina, tra cui César Guerrico e Romero Carranza, dà vita nel 1920 alla Sociedad de Radio Argentina, che il 27 agosto trasmette dal teatro Coliseo l’opera di Richard Wagner Parsifal, per la prima volta in diretta radiofonica (sua è la voce che introduce la trasmissione). In seguito è direttore del Teatro Colón e autore della prima commedia musicale argentina, Madame Lynch. Verso la metà degli anni Venti, sempre con Guerrico e Carranza, liquida Radio Argentina e dà vita ad una nuova società di radiofonia, Via Radial, venduta in seguito alla nordamericana ITT per 200 milioni di dollari. Somma con la quale vengono fondati gli studi cinematografici Lumiton, che nel 1933 producono Los tres berretines, secondo film sonoro con il sistema ottico, firmato collettivamente Equipo Lumiton ma in realtà diretto da Enrique Susini, che si ripete nel 1938 con La chismosa (altro titolo: La pettezola) presentato nello stesso anno in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. L’anno seguente, sempre in Italia, gira Finisce sempre così, con Vittorio De Sica e Nedda Francy (vero nome: Neda Francalanci, vista giovanissima nel film di Cominetti La borrachera del tango, 1928). Nei primi anni Cinquanta, lo spirito pionieristico di Susini si rinnova nell’ambito televisivo, come coordinatore dei cameramen in seno al nascente Canale 7. Nel campo della telefonia, è stato fondatore della Cooperativa Telefónica Pinamar Ltda.

 

Traversa, Alberto

Fa il suo esordio registico in Italia nel 1915 con il film L’ultimo cavaliere, girando poi Farulli si arruola, Il predone dell’aria e Il soldato d’Italia, tutti del 1916. Si trasferisce in Argentina nel gennaio del 1918, accreditato nei film Bajo el sol de la Pampa, Los incoscientes , En un día de gloria (coregia insieme a Mario Gallo), En buena ley, La hija de la Pampa. Fa ritorno in Italia un anno dopo, regista nel 1920 de Il biricchino di Trieste.

Valle, Federico (1880-1960)

Astigiano di nascita, lavora per conto dei fratelli Lumière come operatore e regista, accreditato dalle fonti argentine come pioniere delle prime riprese aeree sul cielo di Roma nel 1909. Poco dopo è in Argentina, dove la passione per il cinegiornalismo lo porta a varare il progetto di un notiziario, Actualidades Valle poi Film Revista Valle, edito settimanalmente dal 1916 al 1931. È in tale ambito che nasce anche l’idea di trasferire in pellicola le caricature di un giovane vignettista, l’italiano Quirino Cristiani, dando vita al film satirico animato di un minuto La intervención a la provincia de Buenos Aires. Sempre con Cristiani, nel 1917, aiutato da un altro italiano, il proprietario del cinema Select Franchini, è produttore del primo lungometraggio d’animazione al mondo, El Apóstol, che ha per scenografo Andrés Ducaud, poi regista — sempre per conto di Valle — di altri due lungometraggi di animazione: Abajo la careta (1918, conosciuto anche con il titolo di La república de Jauja) e Carmen criolla (1918, altro titolo: Una noche de gala en el Colón), entrambi di satira politica nei riguardi della mentalità conservatrice dell’alta società bonaerense. Figura intraprendente, fu anche produttore di film a soggetto, fra cui Flor de durazno, per la regia di Francisco Defilippis Novoa, film d’esordio come attore di Carlos Gardel, a fianco di Rosa Bozán e Ilde Pirovano. Altri film da produttore sono Milonguita (1922), La mujer de medianoche (1925) dell’italiano Campogalliani e La canción del gaucho (1930), diretto quest’ultimo da José Agustín Ferreyra, tra i primi parzialmente sonori. Come regista è autore di Misiones (1917) e di El azúcar (1926). Buona parte dei film è andata distrutta nell’incendio occorso alla sua abitazione nel 1962, poco dopo la sua morte.

 

Referenze bibliografiche

Per la compilazione delle voci sono state consultate le seguenti pubblicazioni: Enciclopedia dello spettacolo (nove volumi), Le Maschere/Sansoni, Roma 1954-1962; Filmlexicon degli autori e delle opere (sette volumi), Edizioni di Bianco e Nero, Roma 1958-1967; Enciclopedia dello spettacolo. Aggiornamento 1955-1965 (due volumi), Unione Editoriale, Roma, 1966; Filmexicon degli autori e delle opere. Aggiornamenti e integrazioni 1958-1971 (due volumi), Edizioni di Bianco e Nero, Roma 1973; AA.VV., America Latina: lo schermo conteso, Marsilio, Venezia 1981; AA.VV., Historia del cine argentino, Centro Editorial de America Latina, Buenos Aires 1984; Aldo Bernardini (a cura di), Archivio del cinema italiano. Il cinema muto 1905-1931, Edizioni ANICA, Roma, 1991; Clara Kriger y Alejandra Portela (compiladoras), Cine latinoamericano I. Diccionario de realizadores, Ediciones del Jilguero, Buenos Aires 1997; Paulo Antonio Paranaguá, America Latina: appunti su una storia frammentaria, in Gian Piero Brunetta (a cura di), Storia del cinema mondiale, volume IV Americhe, Africa, Asia, Oceania, Einaudi, Torino 2001.