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Bollettino Itals Novembre 2005

Anno III, n.12

Novembre 2005  Supplemento alla rivista ITALS - registrazione numero 14/2003 R.P. del 6.03.2003

Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni

L’italiano a Skopje. Intervista a Anastasija Gjurcinova

di Roberta Barazza


ABSTRACT

Nella Repubblica di Macedonia vi sono tre università, a Skopje, Bitola e Tetovo, più l'università americana privata South Eastern Europe University.

L'Università Santi Cirillo e Metodio di Skopje è l'unica ad avere una cattedra di italianistica e solo qui, dal 1997, ci si può laureare propriamente in lingua e letteratura italiana. In Italia invece solo a Napoli, nella Facoltà di Studi Orientali, ci si può laureare in lingua e letteratura macedone.

Come si dice nell'intervista alla Prof. Gjurcinova, la lingua italiana conosce un interesse crescente in Macedonia e scuole private in cui si insegna italiano vengono aperte sempre più spesso. Da un paio d'anni, addirittura, si è introdotta la lingua italiana come materia d'insegnamento anche nelle scuole medie e superiori e sembra che l'italiano sia secondo solo all'inglese per l'interesse che suscita in questo paese.

Anastasija Gjurcinova, saggista e traduttrice, e' docente di letteratura italiana all'Università “Santi Cirillo e Metodio” di Skopje, Macedonia. Si occupa delle relazioni interletterarie italo-macedoni. Ha finora pubblicato un libro su Italo Calvino ("Kalvino i skaznata", Skopje, 2000), un saggio critico sulla letteratura italiana in Macedonia, (“Italijanskata knizevnost vo Makedonija”, Skopje, 2001), un’edizione commentata della traduzione ottocentesca dell’Orlando Furioso in Macedonia (“Prlicev e Ariosto: sul riso e sulla malinconia”, Skopje, 2002) un'antologia del racconto italiano del Novecento ("Tajna igra", Skopje, 1996), traduzioni del "Principe" di Machiavelli ("Vladetelot", Skopje, 1993), de “Le città invisibili” di Italo Calvino (“Nevidlivi gradovi”, Skopje, 2005) e del romanzo “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti (“Ne mi e strav”, Skopje, 2005). Ha curato edizioni bilingui delle poesie di Edoardo Sanguineti ("Poezija", Skopje, 2000) e Luigi Manzi (“Rosa corrosa”, Skopje, 2003).

 

L’INTERVISTA

Gentile Professoressa Gjurcinova, da quanti anni insegna italiano in questa università?

Da quattro anni. Prima lavoravo in un Istituto di ricerca dove ho condotto molte ricerche anche sui rapporti letterari e interletterari tra Macedonia e Italia. Era il dipartimento di letterature comparate. Un comparatista sceglie un’area in cui specializzarsi e io ho scelto l'italiano. Dunque sono laureata in letteratura comparata con italiano come seconda lingua. A Skopje esiste un dipartimento di comparatistica molto forte, che ho seguito io; è nato nel 1980. Quindi da 25 anni escono generazioni di comparatisti. è molto importante per un paese piccolo come la Macedonia.

In Italia non vi e una lunga tradizione di comparatistica, a differenza di molti paesi del Nord Europa e dell'America.

Lo so. Lo so bene. Ho frequentato vari dipartimenti comparatistici anche in Italia. Ho stabilito ottimi rapporti con La Sapienza, con i comparatisti come Armando Gnisci e Franca Sinopoli. Gnisci è stato qui l'anno scorso, l'abbiamo invitato mentre io ero presidente dell'associazione macedone di letteratura comparata. L'ho appena incontrato a Firenze, al convegno “I dialetti della Tribù” organizzato dal prof. Mario Domenichelli, sulle lingue, le culture, le identità in Europa.

Come è organizzato il dipartimento di italianistica a Skopje?

L'italiano si studia in un corso di laurea che dura quattro anni. L'italiano affronta un interesse crescente e molto forte. È diventato la seconda lingua dopo l'inglese.

Anche per la presenza della minoranza albanese molto forte in Macedonia? Moltissimi albanesi parlano l'italiano.

No, non c'entra. Sono appena tornata dall'Albania. A Durazzo lo parlavano tutti anche per strada, però è un italiano un po’ superficiale..... A parte questo, penso che la Macedonia, anche la popolazione slava, ha un interesse forte per l'italiano perché.... Il perché e' anche un mistero, però lo si può spiegare da diversi punti di vista. Qui i rapporti interculturali esistono, c'e una lunga tradizione .... Non so da dove cominciare .... si potrebbe parlare dell'Impero romano, o anche del periodo medievale, o della Chiesa slava Uniate che, come si comprende dal nome, ha cercato nei secoli l'unione tra la Chiesa Ortodossa e la Chiesa Cattolica.

Poi molti missionari che andavano verso Costantinopoli attraversavano questo territorio; ci sono alcuni scritti di viaggio bellissimi, italiani, che parlano della Macedonia. Nell'Ottocento si parlava e si studiava italiano: alcuni letterati macedoni lo conoscevano bene (ho trovato in un archivio, addirittura, una traduzione dell'Orlando Furioso); alcuni maestri lo conoscevano bene e lo diffondevano. C'erano inoltre dei consoli italiani a Bitola, la città a sud, vicino al confine con la Grecia. Gli italiani hanno anche contribuito a costruire la ferrovia verso Salonicco.

Da sottolineare ancora il forte interesse italiano per la cosiddetta “questione macedone”; alcuni macedoni hanno partecipato alle lotte risorgimentali, alcuni alla spedizione di Garibaldi, ai moti mazziniani. Sono stati trovati dei documenti davvero interessanti.

Poi durante la Seconda Guerra Mondiale gli italiani erano presenti anche dal punto di vista politico: una parte della Macedonia occidentale, insieme all'Albania, era sotto l'occupazione fascista. Dobbiamo dire tuttavia che in quell’epoca non hanno lasciato ricordi molto amari. Sotto l'occupazione italiana la gente si trovava quasi bene, al confronto con gli occupanti tedeschi....ma qui si entra nell'imagologia: c'e questo stereotipo, ma sono anche esperienze reali. Alcuni italiani si son fermati qua dopo l'8 settembre del '43 e hanno aderito alle lotte partigiane nella nostra resistenza. Alcuni si sono sposati. Molti parlano degli italiani di quegli anni e sono rimasti anche molti ricordi positivi, dal punto di vista umano.

Io ho visto lunghe file di Macedoni all' Ambasciata italiana, probabilmente per chiedere permessi di soggiorno.

Sì, sì, l'interesse c'è. E siccome si deve fare il visto per entrare in Italia, c'e sempre una lunga fila.

Ho letto che l'Italia ha investito molto in Albania e anche donato molto, ma sembra che non abbia fatto altrettanto per la Macedonia. La storia dell'Albania è anche molto particolare....

Io questo non lo potrei dire. Si, l'apertura dell'Albania e stata molto importante e interessante per l'Occidente e ha portato ad investimenti di diversi tipi. Anche qui, mi pare, ma non saprei dire più precisamente se in tutti gli ambiti della vita sociale.

Per quanto riguarda il dipartimento di italianistica....

Adesso l'italiano si studia nell'ambito del dipartimento di lingue e letterature romanze. Non è ancora un dipartimento indipendente perché siamo ancora pochi insegnanti, bisogna rafforzare un po'.

E quindi quali altre lingue ci sono?

Spagnolo, francese soprattutto. Francese e italiano come corsi di laurea, poi spagnolo e rumeno come lingua seconda. Ci si può laureare in francese e italiano (in italiano dal 1997). Quindi, abbiamo già due o tre generazioni di laureati in italiano che stanno lavorando: insegnanti, traduttori, interpreti, ecc.

Chi viene a lezione: studenti di lingue o anche di altre facoltà?

Nel corso di laurea sono soprattutto studenti della Facoltà di filologia.

E poi ci sono anche corsi di italiano in un centro linguistico per tutte le facoltà?

No, questo non esiste. Esiste però un corso biennale che uno può scegliere sempre nell'ambito della facoltà di filologia, filosofia, ecc. Quindi chi studia italiano, studia per laurearsi in italiano o per fare una combinazione con un'altra lingua e gli studenti della nostra facoltà di tutti gli anni di laurea in italiano sono adesso circa 400.

E quanti sono gli anni di laurea?

Quattro. È un corso ancora quadriennale.

Ha detto 400 studenti di tutte le lingue ....

No, 400 studenti solo del corso di laurea di italiano, in tutti i quattro anni. Sono tantissimi. Sono circa 100 solo al primo anno. L'anno scorso 160. Abbiamo dovuto ridurre il numero perché diventa insopportabile. Siamo stati costretti a mettere un limite all’esame di ammissione: gli insegnanti sono pochi, poche le attrezzature

Anche nell'università americana di Tetovo, la South Eastern Europe University, ci sono centinaia di studenti che vogliono fare il corso di italiano e anche lì hanno ridotto i corsi perché gli studenti son troppi e mentre per i corsi di tedesco e francese i governi di Germania e Francia danno molti finanziamenti, per quelli di italiano l'Italia non dà assolutamente niente.

è un peccato, e per questo stiamo lavorando per ottenere fondi e finanziamenti.

Perché gli studenti studiano italiano? Quali sbocchi professionali cercano dopo la laurea?

La maggioranza soprattutto insegna. Si aprono ogni giorno centri linguistici, scuole, corsi di italiano, però fuori dell'università. Da due anni è stato inserito l'italiano pure nelle scuole medie e ha avuto subito un grande successo.

Di solito quali lingue si studiano nelle scuole dell'obbligo?

La prima lingua è l'inglese.

E Il russo?

Il russo lo era, ma tanti anni fa. Ora è l'inglese. L'italiano è la seconda lingua dopo l'inglese , mi pare, per l'interesse della gente.

Per quanto riguarda i livelli dei corsi di italiano, ci saranno tutti, ovviamente, da principianti ad avanzati....

Sì, da noi sono principianti al primo anno. Io insegno letteratura e nel primo anno la insegno in macedone perché non possono seguire in italiano dall’inizio. Quest'anno per la prima volta abbiamo ridotto i corsi per principianti, tenendo conto che per due anni studiano italiano già nelle scuole medie e superiori; quindi presupponiamo già un livello elementare da cui poi proseguiamo con livelli più avanzati.

Quali altre lingue sono molto studiate in Macedonia? Diceva inglese e italiano. Altre?

Tedesco, abbastanza. Considerando i programmi della nostra facoltà, posso dirle che l'inglese è la prima lingua, avrà 200-250 studenti iscritti al primo anno, 100-150 dell'italiano, un'ottantina di tedesco, poi viene il francese, mentre il russo ha avuto un calo negli ultimi anni -peccato, perché qui c'e stata una buona tradizione di studi di slavistica; le lingue slave sono state sempre molto studiate; speriamo ci si riprenda dal calo di questi ultimi anni. Poi c'è un dipartimento di albanese che è molto forte; anche la lingua turca è molto studiata....

Quali metodi e manuali usate nell'insegnamento dell'italiano?

Io ti posso dire più precisamente per quanto riguarda la letteratura. Non ci sono molti testi. La biblioteca di italianistica è scarsa, avrà 2000 volumi, mancano tantissime cose; stiamo lavorando su questo, cerchiamo di avere qualcosa dall'Ambasciata che, peraltro, aiuta ogni tanto, ma non basta. Con questo grande interesse, gli studenti avrebbero bisogno di almeno tre o quattro copie di Dante o delle cose essenziali che noi insegnamo, anche di letteratura contemporanea. Farli leggere non basta, bisogna avere anche testi a disposizione.

Io poi ho avuto un grande problema per il primo anno perché si insegna in macedone. Già dal secondo anno facciamo lo sforzo di fare tutto in italiano. E gli studenti poi sono bravi. Già nel secondo anno, in cui devono parlare italiano, mi fanno dei commenti sull'Ariosto, o altri. Sono davvero bravi. Anche questo fa parte dell'imagologia, cioè del fatto che i nostri ragazzi imparano bene le lingue straniere. Se uno va in Italia vede che con fatica anche i miei stessi colleghi parlano l'inglese o un po’ di francese.

È un luogo comune che gli slavi parlano facilmente varie lingue...

è luogo comune; e' imagologia, uno stereotipo,un'immagine dei paesi slavi, però è anche vero...

E si sa perché? Può essere legato alla struttura delle voste lingue?

Non so. Posso dirle di me: fin da piccola ho imparato l'inglese, poi il francese; ho cominciato poi all'università l'italiano, poi lo spagnolo... Forse appartenendo ad un paese così ristretto hai voglia di allargarti ad altri paesi. Può darsi, ma anche altri aspetti: in coloro che parlano lingue straniere qui, non si nota neanche l'accento straniero. Questi ragazzi parlano benissimo l'italiano. Non sono pigri, perché certi popoli lo sono, a dire il vero....

Gli italiani ad esempio, sono pigri nell'apprendere lingue straniere...

Ma anche i francesi....

I francesi non le imparano perché sono sciovinisti.

Ma anche altri popoli ..... Qui però non sono pigri, c'e questa grande curiosità; vogliono imparare sempre di più. E non hanno problemi, davvero, lo parlano bene. Le vocali sono aperte. Non sono una linguista, non sono esperta, però mi pare che non hanno davvero problemi. Forse il sistema vocalico della lingua di partenza aiuta, forse c'è un simile sistema vocalico, non so...

E, diceva, per la letteratura quali manuali usa?

Si, come accennavo, al primo anno avevo grossi problemi, perché una storia letteraria non esiste in macedone. Abbiamo dovuto affrontare subito questo problema. All’inizio usavamo i testi in serbo-croato, che le vecchie generazioni conoscevano perché in tutta l'area dell'ex-Jugoslavia si parlava benissimo il serbo-croato. Adesso le nuove generazioni fanno molta fatica, trovano questa lettura molto faticosa e questo è un grande problema. Noi proponiamo testi in italiano con dei commenti in macedone e loro prendono appunti, leggono queste cose in serbo-croato però non hanno il manuale. Quest'anno dovrebbe uscire un manuale che io e una mia collega stiamo preparando, nell'ambito del Progetto Tempus.

Dal secondo anno in poi io, ad esempio, uso la Storia della Letteratura Italiana di Giulio Ferroni in quattro volumi. È abbastanza recente, abbiamo avuto questa donazione dagli amici dell'Einaudi.

Sapegno, Petronio?

No, Petronio non ce l’abbiamo. Io li conosco, ovviamente. Abbiamo solo il Sapegno in una vecchia edizione in tre volumi. Abbiamo avuto anche i CD-Rom della Letteratura Italiana di Asor Rosa, quelli dell'Einaudi.

Non e più semplice, almeno per un uso immediato, tradurre i manuali italiani che ci sono già?

Si, però è un lavoro grosso: bisogna trovare l'editore, finanziamenti. Così abbiamo deciso di fare noi questo manuale, usando naturalmente tutti i manuali noti e in particolare quelli più recenti di insegnamento modulare della letteratura italiana, come il Luperini, ad esempio.

Avete nell'università un centro linguistico o multimediale?

Nella facoltà di filologia esiste un laboratorio linguistico che funziona per il momento ma ad uso di altre cattedre, di altri dipartimenti. Adesso stiamo lavorando nell'ambito di questo progetto Tempus. Dura due anni e scade nel settembre 2006. Stiamo lavorando con l'Università di Bari, l'Università Aristotele di Salonicco e l'Università di Eichstatt in Germania. Io sono la coordinatrice e cerchiamo di fare questo progetto che si chiama New Curriculum Model for Italian Studies; si tratta cioè di fare una riforma nell'insegnamento usando il modello delle università europee. Lavoriamo molto soprattutto con Bari. Il progetto prevede la realizzazione di questi due manuali, uno di letteratura e l'altro di grammatica; poi una serie di spostamenti: tutti gli insegnanti sono stati per tre settimane all'Università di Bari e una decina di studenti verranno in Italia per un mese. Adesso bisogna realizzare la seconda parte, cioè vedere come si insegna l'italiano in altri paesi, non in Italia ma in Germania, in Grecia, ecc. Verso la fine di questo mese, durante la settimana della lingua italiana, in cui è previsto anche un convegno sull'insegnamento dell'italiano all'estero, ci raggiungono alcuni colleghi partner.

Avete potuto realizzare anche il programma Comenius?

No, perché la Macedonia non rientra ancora in tutti i programmi europei. L'Erasmus non ce l'ha, il Socrates non ancora, soltanto il Tempus.

Potete usare collegamenti Internet all'Università?

Sì, anche se non ci sono molte postazioni nel centro informatico. Noi lo usiamo ma non nelle attività di insegnamento. Piuttosto nelle ricerche individuali. Lo usano anche i ragazzi, ad esempio, per le loro tesine.

Esiste un'associazione che unisce gli insegnanti di italiano in Macedonia?

No, non ancora. Esiste la Dante Alighieri. La Dante Alighieri è praticamente una stanza all'interno dell'edificio della Biblioteca Comunale. Io sono la Vicepresidente. Il Presidente è uno scrittore macedone, Boris Visinski, che ha vari legami con l'Italia, ed è stato molto tradotto in Italia. Abbiamo iniziato bene nel 1999. Per alcuni anni c'è stato anche il contributo della sede della Dante di Roma. Però poi abbiamo capito che dovevamo arrangiarci da soli, facendo corsi o altre attività. Non siamo riusciti a fare molto, in verità. Ci siamo trovati senza soldi, lo dice esplicitamente il Presidente. Negli ultimi anni me ne sono un po’ allontanata, mi occupo solo del bollettino Dante. Devo dire però che nelle ultime settimane, un gruppo di laureandi in italiano ha cominciato a fare qualcosa. Hanno pulito, riordinato la biblioteca. Io spero che si riprenda la Dante, con queste forze giovani, piene di entusiasmo. Adesso riiniziano anche i corsi. Dalla prossima settimana riprende un corso di macedone per italiani. Sarà il primo passo, poi vedremo.

L'Italia non dà nessun contributo?

No, solo all'inizio. In alcune capitali le ambasciate italiane sostengono gli Istituti Italiani di Cultura. Qui però non c'è. E se ne sente la mancanza. Perché tutto il personale dell'Ambasciata, pur con tutta la buona volontà delle persone che vi lavorano, non può occuparsi di commercio, di economia, di politica, di cultura. Perché ormai l'interesse per l'Italia cresce in tutti i settori, e all'Ambasciata non hanno abbastanza personale. Abbiamo ottimi rapporti, aiutano tantissime nostre iniziative ma manca un istituto di cultura.

Gli Istituti Italiani di Cultura più vicini dove si trovano?

A Salonicco, Belgrado, Sofia. Ma sono altri Paesi. In Grecia, ad esempio, non è facile entrare. Bisogna fare un visto per entrarci. Non abbiamo molti rapporti. La Dante doveva occuparsi di queste cose ma non c'erano abbastanza volontari.

Molti studenti vanno in Italia? Ci sono molti scambi tra Macedonia e Italia?

Ci sono queste borse di studio dell'Università per Stranieri di Perugia. Le borse di studio sono 30 mensilità; dunque 15 ragazzi, dal terzo anno in poi, possono andare in Italia per due mesi. Ma quest'anno abbiamo fatto andare 30 ragazzi per un mese ciascuno. Tutto questo avviene tramite l'Ambasciata,; i nostri lettori, Ivano Chignola e Isabella Nenna, scelgono i candidati.

L'immagine dell'Italia: cosa pensano gli studenti dell'Italia tra stereotipi o reali aspettative?

Ovviamente l'Italia ha lavorato molto per avere questa immagine del Bel Paese. Loro lo sanno, vedono la televisione.

Che cosa li interessa di più, che cosa piace loro dell'Italia?

La musica, il cinema; la letteratura un po’ meno.

L'Italia è il paese del Rinascimento...

Questo li interessa un po' meno. Occorrono alcuni anni di studio per apprezzare questo, ma nel primo anno hanno questa immagine un po’ vaga dell'Italia. E il mio compito è quello di far in modo che amino la cultura italiana. A volte, dopo esser partiti per l'Italia, non vogliono più tornare perché credono d’aver trovato il benessere, mentre qui molto spesso devono occuparsi di genitori che non lavorano. Allora cerco di far loro capire che è importante che ritornino, che questo è il loro paese e che se studiano e poi restano all'estero, non serve a nulla; il nostro scopo è ovviamente quello di avere italianisti qua. Cerco di far loro capire che occorrerebbe contribuire allo sviluppo del proprio paese. Del resto non sempre si trovano così bene in Italia. A volte restano senza lavoro, si trovano sulla strada, e allora si rendono conto che si può anche apprezzare il proprio paese.

Ricevete la televisione italiana in università?

Non ancora in università, l'abbiamo richiesta col progetto Tempus. Ma nelle case la parabola satellitare è ormai molto diffusa.

Quanti sono i docenti nel dipartimento di italianistica? Quanti italiani e quanti locali?

Ci sono i due lettori MAE, Ivano Chignola e Isabella Nenna, qui da due anni. Poi c'è una lettrice italiana che vive qui, sposata con un macedone. Gli altri sono insegnanti locali: macedoni e italiani. è un corpo docente molto giovane. A Skopje prima non esisteva il corso di laurea in italiano. Pochissimi siamo laureati in italiano. Io sono ora titolare di cattedra della letteratura italiana, e un'altra collega ha appena avuto la cattedra di grammatica italiana. Gli altri sono assistenti, o ricercatori o lettori.

Quali partnership avete stabilito con le università italiane?

Quella con Bari di cui abbiamo parlato. Con l'Università di Siena stiamo lavorando per il CILS. Nella nostra Facoltà c'e la possibilità di fare l'esame CILS, l'abbiamo fatto un paio di volte. Poi ci sono questi accordi con varie università, ma non è sufficiente avere sulla carta un accordo firmato: bisogna farlo funzionare. Con Bari è stato possibile.

Poi abbiamo relazioni con l'Università di Napoli, l'Istituto di Lingue Orientali dove c'e un lettorato e una cattedra di macedone (Napoli è l'unica università dove si studia il macedone in Italia).

Al di là di questi rapporti bilaterali tra università, una città in cui molti studenti macedoni vanno a studiare è Firenze; frequentano soprattutto corsi di moda, design, arte, artigianato, accademie varie, master.

Anche a Bologna molti frequentano master.

Quali giornali arrivano dall'Italia?

Solo La Stampa di Torino, con una decina di giorni di ritardo. è qualcosa che abbiamo ereditato dall'Ex-Jugoslavia; credo arrivi via Lubjana. Adesso cerchiamo di avere l'abbonamento a La Repubblica, tramite il progetto Tempus. L'Ambasciata si è offerta di consegnarci le copie dei quotidiani il giorno seguente a quello in cui arrivano lì, ma non ci siamo accordati per gli aspetti pratici della consegna.

Quali sono le associazioni culturali sulla lingua italiana in Macedonia?

Ci sono tre associazioni italo-macedoni a Skopje: una è un'associazione di amicizia tra Italiani e Macedoni con sede a Skopje. È diretta da Liliana Simic, insegnante di italiano al Liceo Musicale. Poi c’è un centro culturale italiano; era diretto dal Prof. Boris Petrovski, un ottimo conoscitore dell'arte italiana, purtroppo deceduto sei mesi fa; adesso non so come continuerà l'attivita del centro. La terza associazione è la Dante Alighieri.

Ci sono associazioni anche in altre città: a Bitola c'è un'associazione di amicizia tra Italia e Macedonia. Anche a Struga e a Strumica c'era qualcosa di simile.

Quali sono le difficoltà maggiori per gli studenti macedoni nell'apprendimento dell'italiano?

I lettori possono parlare più precisamente delle difficoltà strettamente linguistiche. Io posso dirti, per la letteratura, che ai ragazzi piace più Dante di Petrarca; non amano la poesia, non hanno pazienza di leggere poesie. I sonetti sembrano una cosa difficilissima.

Più facile Dante di Petrarca?

Non più facile ma più interessante, mi dicono. A che servono queste espressioni così rarefatte d'amore? Sono ragazzi d'oggi, moderni .... Boccaccio piace, ovviamente, le Novelle . Vengono fatti vedere anche molti film. C'e un cineforum due volte al mese. Leggono inoltre molto la letteratura contemporanea. Baricco è molto famoso, Ammaniti ha avuto fortuna, poi Andrea De Carlo. Ovviamente anche Susanna Tamaro ha avuto molto successo. Si traduce molto negli ultimi anni. C'e un revival di letteratura italiana, libri italiani tradotti in macedone.

In primavera ho visitato la Mostra del Libro qui a Skopje...

Si, ma non c'era lo stand italiano; c'era negli anni precedenti ed era diretto dalla Dante Alighieri con il sostegno del Ministero degli Esteri di Roma .



CONCLUSIONI

Come si è potuto leggere, i rapporti culturali tra Italia e Macedonia sono molto intensi e sembrano sulla via di ulteriore sviluppo. Lo Stato Italiano ha sovvenzionato molti progetti nei paesi vicini, specie in Albania, ma molto meno in Macedonia. Con questa intervista ci auguriamo di rendere gli ambienti accademici e politici italiani ancor più attenti alla grande richiesta di cultura italiana e di contatti col nostro paese che il popolo macedone esprime.


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