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L’italiano a Skopje. Intervista a Anastasija Gjurcinova
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di Roberta Barazza
ABSTRACT
Nella Repubblica di Macedonia vi
sono tre università, a Skopje, Bitola e Tetovo, più
l'università americana privata South Eastern Europe
University.
L'Università
Santi Cirillo e Metodio di Skopje è l'unica ad avere una
cattedra di italianistica e solo qui, dal 1997, ci si può
laureare propriamente in lingua e letteratura italiana. In Italia
invece solo a Napoli, nella Facoltà di Studi Orientali, ci si
può laureare in lingua e letteratura macedone.
Come si dice nell'intervista alla
Prof. Gjurcinova, la lingua italiana conosce un interesse crescente
in Macedonia e scuole private in cui si insegna italiano vengono
aperte sempre più spesso. Da un paio d'anni, addirittura, si è
introdotta la lingua italiana come materia d'insegnamento anche nelle
scuole medie e superiori e sembra che l'italiano sia secondo solo
all'inglese per l'interesse che suscita in questo paese.
Anastasija Gjurcinova, saggista e
traduttrice, e' docente di letteratura italiana all'Università
“Santi Cirillo e Metodio” di Skopje, Macedonia. Si occupa
delle relazioni interletterarie italo-macedoni. Ha finora pubblicato
un libro su Italo Calvino ("Kalvino i skaznata", Skopje,
2000), un saggio critico sulla letteratura italiana in Macedonia,
(“Italijanskata knizevnost vo Makedonija”, Skopje, 2001),
un’edizione commentata della traduzione ottocentesca
dell’Orlando Furioso in Macedonia (“Prlicev e Ariosto:
sul riso e sulla malinconia”, Skopje, 2002) un'antologia del
racconto italiano del Novecento ("Tajna igra", Skopje,
1996), traduzioni del "Principe" di Machiavelli
("Vladetelot", Skopje, 1993), de “Le città
invisibili” di Italo Calvino (“Nevidlivi gradovi”,
Skopje, 2005) e del romanzo “Io non ho paura” di Niccolò
Ammaniti (“Ne mi e strav”, Skopje, 2005). Ha curato
edizioni bilingui delle poesie di Edoardo Sanguineti ("Poezija",
Skopje, 2000) e Luigi Manzi (“Rosa corrosa”, Skopje,
2003).
L’INTERVISTA
Gentile Professoressa Gjurcinova,
da quanti anni insegna italiano in questa università?
Da
quattro anni. Prima lavoravo in un Istituto di ricerca dove ho
condotto molte ricerche anche sui rapporti letterari e interletterari
tra Macedonia e Italia. Era il dipartimento di letterature comparate.
Un comparatista sceglie un’area in cui specializzarsi e io ho
scelto l'italiano. Dunque sono laureata in letteratura comparata con
italiano come seconda lingua. A Skopje esiste un dipartimento di
comparatistica molto forte, che ho seguito io; è nato nel
1980. Quindi da 25 anni escono generazioni di comparatisti. è
molto importante per un paese piccolo come la Macedonia.
In Italia non vi e una lunga
tradizione di comparatistica, a differenza di molti paesi del Nord
Europa e dell'America.
Lo so. Lo so bene. Ho frequentato
vari dipartimenti comparatistici anche in Italia. Ho stabilito ottimi
rapporti con La Sapienza, con i comparatisti come Armando Gnisci e
Franca Sinopoli. Gnisci è stato qui l'anno scorso, l'abbiamo
invitato mentre io ero presidente dell'associazione macedone di
letteratura comparata. L'ho appena incontrato a Firenze, al convegno
“I dialetti della Tribù” organizzato dal prof.
Mario Domenichelli, sulle lingue, le culture, le identità in
Europa.
Come è organizzato il
dipartimento di italianistica a Skopje?
L'italiano si studia in un corso di
laurea che dura quattro anni. L'italiano affronta un interesse
crescente e molto forte. È diventato la seconda lingua dopo
l'inglese.
Anche
per la presenza della minoranza albanese molto forte in Macedonia?
Moltissimi albanesi parlano l'italiano.
No, non c'entra. Sono appena tornata
dall'Albania. A Durazzo lo parlavano tutti anche per strada, però
è un italiano un po’ superficiale..... A parte questo,
penso che la Macedonia, anche la popolazione slava, ha un interesse
forte per l'italiano perché.... Il perché e' anche un
mistero, però lo si può spiegare da diversi punti di
vista. Qui i rapporti interculturali esistono, c'e una lunga
tradizione .... Non so da dove cominciare .... si potrebbe parlare
dell'Impero romano, o anche del periodo medievale, o della Chiesa
slava Uniate che, come si comprende dal nome, ha cercato nei secoli
l'unione tra la Chiesa Ortodossa e la Chiesa Cattolica.
Poi
molti missionari che andavano verso Costantinopoli attraversavano
questo territorio; ci sono alcuni scritti di viaggio bellissimi,
italiani, che parlano della Macedonia. Nell'Ottocento si parlava e si
studiava italiano: alcuni letterati macedoni lo conoscevano bene (ho
trovato in un archivio, addirittura, una traduzione dell'Orlando
Furioso); alcuni maestri lo conoscevano bene e lo diffondevano.
C'erano inoltre dei consoli italiani a Bitola, la città a sud,
vicino al confine con la Grecia. Gli italiani hanno anche contribuito
a costruire la ferrovia verso Salonicco.
Da sottolineare ancora il forte
interesse italiano per la cosiddetta “questione macedone”;
alcuni macedoni hanno partecipato alle lotte risorgimentali, alcuni
alla spedizione di Garibaldi, ai moti mazziniani. Sono stati trovati
dei documenti davvero interessanti.
Poi
durante la Seconda Guerra Mondiale gli italiani erano presenti anche
dal punto di vista politico: una parte della Macedonia occidentale,
insieme all'Albania, era sotto l'occupazione fascista. Dobbiamo dire
tuttavia che in quell’epoca non hanno lasciato ricordi molto
amari. Sotto l'occupazione italiana la gente si trovava quasi bene,
al confronto con gli occupanti tedeschi....ma qui si entra
nell'imagologia: c'e questo stereotipo, ma sono anche esperienze
reali. Alcuni italiani si son fermati qua dopo l'8 settembre del '43
e hanno aderito alle lotte partigiane nella nostra resistenza. Alcuni
si sono sposati. Molti parlano degli italiani di quegli anni e sono
rimasti anche molti ricordi positivi, dal punto di vista umano.
Io ho visto lunghe file di
Macedoni all' Ambasciata italiana, probabilmente per chiedere
permessi di soggiorno.
Sì, sì, l'interesse
c'è. E siccome si deve fare il visto per entrare in Italia,
c'e sempre una lunga fila.
Ho letto che l'Italia ha
investito molto in Albania e anche donato molto, ma sembra che non
abbia fatto altrettanto per la Macedonia. La storia dell'Albania è
anche molto particolare....
Io questo non lo potrei dire. Si,
l'apertura dell'Albania e stata molto importante e interessante per
l'Occidente e ha portato ad investimenti di diversi tipi. Anche qui,
mi pare, ma non saprei dire più precisamente se in tutti gli
ambiti della vita sociale.
Per quanto riguarda il
dipartimento di italianistica....
Adesso
l'italiano si studia nell'ambito del dipartimento di lingue e
letterature romanze. Non è ancora un dipartimento indipendente
perché siamo ancora pochi insegnanti, bisogna rafforzare un
po'.
E quindi quali altre lingue ci
sono?
Spagnolo,
francese soprattutto. Francese e italiano come corsi di laurea, poi
spagnolo e rumeno come lingua seconda. Ci si può laureare in
francese e italiano (in italiano dal 1997). Quindi, abbiamo già
due o tre generazioni di laureati in italiano che stanno lavorando:
insegnanti, traduttori, interpreti, ecc.
Chi viene a lezione: studenti di
lingue o anche di altre facoltà?
Nel corso di laurea sono soprattutto
studenti della Facoltà di filologia.
E poi ci sono anche corsi di
italiano in un centro linguistico per tutte le facoltà?
No,
questo non esiste. Esiste però un corso biennale che uno può
scegliere sempre nell'ambito della facoltà di filologia,
filosofia, ecc. Quindi chi studia italiano, studia per laurearsi in
italiano o per fare una combinazione con un'altra lingua e gli
studenti della nostra facoltà di tutti gli anni di laurea in
italiano sono adesso circa 400.
E quanti sono gli anni di laurea?
Quattro.
È un corso ancora quadriennale.
Ha detto 400 studenti di tutte le
lingue ....
No,
400 studenti solo del corso di laurea di italiano, in tutti i quattro
anni. Sono tantissimi. Sono circa 100 solo al primo anno. L'anno
scorso 160. Abbiamo dovuto ridurre il numero perché diventa
insopportabile. Siamo stati costretti a mettere un limite all’esame
di ammissione: gli insegnanti sono pochi, poche le attrezzature
Anche
nell'università americana di Tetovo, la South Eastern
Europe University, ci sono centinaia di studenti che vogliono
fare il corso di italiano e anche lì hanno ridotto i corsi
perché gli studenti son troppi e mentre per i corsi di tedesco
e francese i governi di Germania e Francia danno molti finanziamenti,
per quelli di italiano l'Italia non dà assolutamente niente.
è un peccato, e per questo
stiamo lavorando per ottenere fondi e finanziamenti.
Perché gli studenti
studiano italiano? Quali sbocchi professionali cercano dopo la
laurea?
La
maggioranza soprattutto insegna. Si aprono ogni giorno centri
linguistici, scuole, corsi di italiano, però fuori
dell'università. Da due anni è stato inserito
l'italiano pure nelle scuole medie e ha avuto subito un grande
successo.
Di solito quali lingue si
studiano nelle scuole dell'obbligo?
La
prima lingua è l'inglese.
E Il russo?
Il
russo lo era, ma tanti anni fa. Ora è l'inglese. L'italiano è
la seconda lingua dopo l'inglese , mi pare, per l'interesse della
gente.
Per quanto riguarda i livelli dei
corsi di italiano, ci saranno tutti, ovviamente, da principianti ad
avanzati....
Sì,
da noi sono principianti al primo anno. Io insegno letteratura e nel
primo anno la insegno in macedone perché non possono seguire
in italiano dall’inizio. Quest'anno per la prima volta abbiamo
ridotto i corsi per principianti, tenendo conto che per due anni
studiano italiano già nelle scuole medie e superiori; quindi
presupponiamo già un livello elementare da cui poi proseguiamo
con livelli più avanzati.
Quali altre lingue sono molto
studiate in Macedonia? Diceva inglese e italiano. Altre?
Tedesco,
abbastanza. Considerando i programmi della nostra facoltà,
posso dirle che l'inglese è la prima lingua, avrà
200-250 studenti iscritti al primo anno, 100-150 dell'italiano,
un'ottantina di tedesco, poi viene il francese, mentre il russo ha
avuto un calo negli ultimi anni -peccato, perché qui c'e stata
una buona tradizione di studi di slavistica; le lingue slave sono
state sempre molto studiate; speriamo ci si riprenda dal calo di
questi ultimi anni. Poi c'è un dipartimento di albanese che è
molto forte; anche la lingua turca è molto studiata....
Quali
metodi e manuali usate nell'insegnamento dell'italiano?
Io ti posso dire più
precisamente per quanto riguarda la letteratura. Non ci sono molti
testi. La biblioteca di italianistica è scarsa, avrà
2000 volumi, mancano tantissime cose; stiamo lavorando su questo,
cerchiamo di avere qualcosa dall'Ambasciata che, peraltro, aiuta ogni
tanto, ma non basta. Con questo grande interesse, gli studenti
avrebbero bisogno di almeno tre o quattro copie di Dante o delle cose
essenziali che noi insegnamo, anche di letteratura contemporanea.
Farli leggere non basta, bisogna avere anche testi a disposizione.
Io
poi ho avuto un grande problema per il primo anno perché si
insegna in macedone. Già dal secondo anno facciamo lo sforzo
di fare tutto in italiano. E gli studenti poi sono bravi. Già
nel secondo anno, in cui devono parlare italiano, mi fanno dei
commenti sull'Ariosto, o altri. Sono davvero bravi. Anche questo fa
parte dell'imagologia, cioè del fatto che i nostri ragazzi
imparano bene le lingue straniere. Se uno va in Italia vede che con
fatica anche i miei stessi colleghi parlano l'inglese o un po’
di francese.
È un luogo comune che gli
slavi parlano facilmente varie lingue...
è
luogo comune; e' imagologia, uno stereotipo,un'immagine dei paesi
slavi, però è anche vero...
E si sa perché? Può
essere legato alla struttura delle voste lingue?
Non so. Posso dirle di me: fin da
piccola ho imparato l'inglese, poi il francese; ho cominciato poi
all'università l'italiano, poi lo spagnolo... Forse
appartenendo ad un paese così ristretto hai voglia di
allargarti ad altri paesi. Può darsi, ma anche altri aspetti:
in coloro che parlano lingue straniere qui, non si nota neanche
l'accento straniero. Questi ragazzi parlano benissimo l'italiano. Non
sono pigri, perché certi popoli lo sono, a dire il vero....
Gli italiani ad esempio, sono
pigri nell'apprendere lingue straniere...
Ma
anche i francesi....
I francesi non le imparano perché
sono sciovinisti.
Ma anche altri popoli ..... Qui però
non sono pigri, c'e questa grande curiosità; vogliono imparare
sempre di più. E non hanno problemi, davvero, lo parlano bene.
Le vocali sono aperte. Non sono una linguista, non sono esperta, però
mi pare che non hanno davvero problemi. Forse il sistema vocalico
della lingua di partenza aiuta, forse c'è un simile sistema
vocalico, non so...
E, diceva, per la letteratura
quali manuali usa?
Si,
come accennavo, al primo anno avevo grossi problemi, perché
una storia letteraria non esiste in macedone. Abbiamo dovuto
affrontare subito questo problema. All’inizio usavamo i testi
in serbo-croato, che le vecchie generazioni conoscevano perché
in tutta l'area dell'ex-Jugoslavia si parlava benissimo il
serbo-croato. Adesso le nuove generazioni fanno molta fatica, trovano
questa lettura molto faticosa e questo è un grande problema.
Noi proponiamo testi in italiano con dei commenti in macedone e loro
prendono appunti, leggono queste cose in serbo-croato però non
hanno il manuale. Quest'anno dovrebbe uscire un manuale che io e una
mia collega stiamo preparando, nell'ambito del Progetto Tempus.
Dal
secondo anno in poi io, ad esempio, uso la Storia della
Letteratura Italiana di Giulio Ferroni in quattro volumi. È
abbastanza recente, abbiamo avuto questa donazione dagli amici
dell'Einaudi.
Sapegno, Petronio?
No,
Petronio non ce l’abbiamo. Io li conosco, ovviamente. Abbiamo
solo il Sapegno in una vecchia edizione in tre volumi. Abbiamo avuto
anche i CD-Rom della Letteratura Italiana di Asor Rosa, quelli
dell'Einaudi.
Non e più semplice, almeno
per un uso immediato, tradurre i manuali italiani che ci sono già?
Si, però è un lavoro
grosso: bisogna trovare l'editore, finanziamenti. Così abbiamo
deciso di fare noi questo manuale, usando naturalmente tutti i
manuali noti e in particolare quelli più recenti di
insegnamento modulare della letteratura italiana, come il Luperini,
ad esempio.
Avete nell'università un
centro linguistico o multimediale?
Nella
facoltà di filologia esiste un laboratorio linguistico che
funziona per il momento ma ad uso di altre cattedre, di altri
dipartimenti. Adesso stiamo lavorando nell'ambito di questo progetto
Tempus. Dura due anni e scade nel settembre 2006. Stiamo
lavorando con l'Università di Bari, l'Università
Aristotele di Salonicco e l'Università di Eichstatt in
Germania. Io sono la coordinatrice e cerchiamo di fare questo
progetto che si chiama New Curriculum Model for Italian Studies;
si tratta cioè di fare una riforma nell'insegnamento usando il
modello delle università europee. Lavoriamo molto soprattutto
con Bari. Il progetto prevede la realizzazione di questi due manuali,
uno di letteratura e l'altro di grammatica; poi una serie di
spostamenti: tutti gli insegnanti sono stati per tre settimane
all'Università di Bari e una decina di studenti verranno in
Italia per un mese. Adesso bisogna realizzare la seconda parte, cioè
vedere come si insegna l'italiano in altri paesi, non in Italia ma in
Germania, in Grecia, ecc. Verso la fine di questo mese, durante la
settimana della lingua italiana, in cui è previsto anche un
convegno sull'insegnamento dell'italiano all'estero, ci raggiungono
alcuni colleghi partner.
Avete potuto realizzare anche il
programma Comenius?
No,
perché la Macedonia non rientra ancora in tutti i programmi
europei. L'Erasmus non ce l'ha, il Socrates non ancora,
soltanto il Tempus.
Potete usare collegamenti
Internet all'Università?
Sì,
anche se non ci sono molte postazioni nel centro informatico. Noi lo
usiamo ma non nelle attività di insegnamento. Piuttosto nelle
ricerche individuali. Lo usano anche i ragazzi, ad esempio, per le
loro tesine.
Esiste
un'associazione che unisce gli insegnanti di italiano in Macedonia?
No, non ancora. Esiste la Dante
Alighieri. La Dante Alighieri è praticamente una stanza
all'interno dell'edificio della Biblioteca Comunale. Io sono la
Vicepresidente. Il Presidente è uno scrittore macedone, Boris
Visinski, che ha vari legami con l'Italia, ed è stato molto
tradotto in Italia. Abbiamo iniziato bene nel 1999. Per alcuni anni
c'è stato anche il contributo della sede della Dante di Roma.
Però poi abbiamo capito che dovevamo arrangiarci da soli,
facendo corsi o altre attività. Non siamo riusciti a fare
molto, in verità. Ci siamo trovati senza soldi, lo dice
esplicitamente il Presidente. Negli ultimi anni me ne sono un po’
allontanata, mi occupo solo del bollettino Dante. Devo dire
però che nelle ultime settimane, un gruppo di laureandi in
italiano ha cominciato a fare qualcosa. Hanno pulito, riordinato la
biblioteca. Io spero che si riprenda la Dante, con queste forze
giovani, piene di entusiasmo. Adesso riiniziano anche i corsi. Dalla
prossima settimana riprende un corso di macedone per italiani. Sarà
il primo passo, poi vedremo.
L'Italia
non dà nessun contributo?
No,
solo all'inizio. In alcune capitali le ambasciate italiane sostengono
gli Istituti Italiani di Cultura. Qui però non c'è. E
se ne sente la mancanza. Perché tutto il personale
dell'Ambasciata, pur con tutta la buona volontà delle persone
che vi lavorano, non può occuparsi di commercio, di economia,
di politica, di cultura. Perché ormai l'interesse per l'Italia
cresce in tutti i settori, e all'Ambasciata non hanno abbastanza
personale. Abbiamo ottimi rapporti, aiutano tantissime nostre
iniziative ma manca un istituto di cultura.
Gli Istituti Italiani di Cultura
più vicini dove si trovano?
A Salonicco, Belgrado, Sofia. Ma
sono altri Paesi. In Grecia, ad esempio, non è facile entrare.
Bisogna fare un visto per entrarci. Non abbiamo molti rapporti. La
Dante doveva occuparsi di queste cose ma non c'erano abbastanza
volontari.
Molti studenti vanno in Italia?
Ci sono molti scambi tra Macedonia e Italia?
Ci sono queste borse di studio
dell'Università per Stranieri di Perugia. Le borse di studio
sono 30 mensilità; dunque 15 ragazzi, dal terzo anno in poi,
possono andare in Italia per due mesi. Ma quest'anno abbiamo fatto
andare 30 ragazzi per un mese ciascuno. Tutto questo avviene tramite
l'Ambasciata,; i nostri lettori, Ivano Chignola e Isabella Nenna,
scelgono i candidati.
L'immagine dell'Italia: cosa
pensano gli studenti dell'Italia tra stereotipi o reali aspettative?
Ovviamente l'Italia ha lavorato
molto per avere questa immagine del Bel Paese. Loro lo sanno, vedono
la televisione.
Che
cosa li interessa di più, che cosa piace loro dell'Italia?
La musica, il cinema; la letteratura
un po’ meno.
L'Italia è il paese del
Rinascimento...
Questo
li interessa un po' meno. Occorrono alcuni anni di studio per
apprezzare questo, ma nel primo anno hanno questa immagine un po’
vaga dell'Italia. E il mio compito è quello di far in modo che
amino la cultura italiana. A volte, dopo esser partiti per l'Italia,
non vogliono più tornare perché credono d’aver
trovato il benessere, mentre qui molto spesso devono occuparsi di
genitori che non lavorano. Allora cerco di far loro capire che è
importante che ritornino, che questo è il loro paese e che se
studiano e poi restano all'estero, non serve a nulla; il nostro scopo
è ovviamente quello di avere italianisti qua. Cerco di far
loro capire che occorrerebbe contribuire allo sviluppo del proprio
paese. Del resto non sempre si trovano così bene in Italia. A
volte restano senza lavoro, si trovano sulla strada, e allora si
rendono conto che si può anche apprezzare il proprio paese.
Ricevete la televisione italiana
in università?
Non
ancora in università, l'abbiamo richiesta col progetto Tempus.
Ma nelle case la parabola satellitare è ormai molto diffusa.
Quanti sono i docenti nel
dipartimento di italianistica? Quanti italiani e quanti locali?
Ci
sono i due lettori MAE, Ivano Chignola e Isabella Nenna, qui da due
anni. Poi c'è una lettrice italiana che vive qui, sposata con
un macedone. Gli altri sono insegnanti locali: macedoni e italiani. è
un corpo docente molto giovane. A Skopje prima non esisteva il corso
di laurea in italiano. Pochissimi siamo laureati in italiano. Io sono
ora titolare di cattedra della letteratura italiana, e un'altra
collega ha appena avuto la cattedra di grammatica italiana. Gli altri
sono assistenti, o ricercatori o lettori.
Quali
partnership
avete
stabilito con le università italiane?
Quella
con Bari di cui abbiamo parlato. Con l'Università di Siena
stiamo lavorando per il CILS. Nella nostra Facoltà c'e la
possibilità di fare l'esame CILS, l'abbiamo fatto un paio di
volte. Poi ci sono questi accordi con varie università, ma non
è sufficiente avere sulla carta un accordo firmato: bisogna
farlo funzionare. Con Bari è stato possibile.
Poi abbiamo relazioni con
l'Università di Napoli, l'Istituto di Lingue Orientali dove
c'e un lettorato e una cattedra di macedone (Napoli è l'unica
università dove si studia il macedone in Italia).
Al
di là di questi rapporti bilaterali tra università, una
città in cui molti studenti macedoni vanno a studiare è
Firenze; frequentano soprattutto corsi di moda, design, arte,
artigianato, accademie varie, master.
Anche a Bologna molti frequentano
master.
Quali giornali arrivano
dall'Italia?
Solo
La Stampa di Torino, con una decina di giorni di ritardo. è
qualcosa che abbiamo ereditato dall'Ex-Jugoslavia; credo arrivi via
Lubjana. Adesso cerchiamo di avere l'abbonamento a La Repubblica,
tramite il progetto Tempus. L'Ambasciata si è offerta
di consegnarci le copie dei quotidiani il giorno seguente a quello in
cui arrivano lì, ma non ci siamo accordati per gli aspetti
pratici della consegna.
Quali sono le associazioni
culturali sulla lingua italiana in Macedonia?
Ci sono tre associazioni
italo-macedoni a Skopje: una è un'associazione di amicizia tra
Italiani e Macedoni con sede a Skopje. È diretta da Liliana
Simic, insegnante di italiano al Liceo Musicale. Poi c’è
un centro culturale italiano; era diretto dal Prof. Boris Petrovski,
un ottimo conoscitore dell'arte italiana, purtroppo deceduto sei mesi
fa; adesso non so come continuerà l'attivita del centro. La
terza associazione è la Dante Alighieri.
Ci sono associazioni anche in altre
città: a Bitola c'è un'associazione di amicizia tra
Italia e Macedonia. Anche a Struga e a Strumica c'era qualcosa di
simile.
Quali sono le difficoltà
maggiori per gli studenti macedoni nell'apprendimento dell'italiano?
I lettori possono parlare più
precisamente delle difficoltà strettamente linguistiche. Io
posso dirti, per la letteratura, che ai ragazzi piace più
Dante di Petrarca; non amano la poesia, non hanno pazienza di leggere
poesie. I sonetti sembrano una cosa difficilissima.
Più facile Dante di
Petrarca?
Non
più facile ma più interessante, mi dicono. A che
servono queste espressioni così rarefatte d'amore? Sono
ragazzi d'oggi, moderni .... Boccaccio piace, ovviamente, le Novelle
. Vengono fatti vedere anche molti film. C'e un cineforum due volte
al mese. Leggono inoltre molto la letteratura contemporanea. Baricco
è molto famoso, Ammaniti ha avuto fortuna, poi Andrea De
Carlo. Ovviamente anche Susanna Tamaro ha avuto molto successo. Si
traduce molto negli ultimi anni. C'e un revival di letteratura
italiana, libri italiani tradotti in macedone.
In primavera ho visitato la
Mostra del Libro qui a Skopje...
Si,
ma non c'era lo stand italiano; c'era negli anni precedenti ed
era diretto dalla Dante Alighieri con il sostegno del Ministero degli
Esteri di Roma .
CONCLUSIONI
Come si è potuto leggere, i
rapporti culturali tra Italia e Macedonia sono molto intensi e
sembrano sulla via di ulteriore sviluppo. Lo Stato Italiano ha
sovvenzionato molti progetti nei paesi vicini, specie in Albania, ma
molto meno in Macedonia. Con questa intervista ci auguriamo di
rendere gli ambienti accademici e politici italiani ancor più
attenti alla grande richiesta di cultura italiana e di contatti col
nostro paese che il popolo macedone esprime.