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“IL
COSTRUTTIVISMO SOCIALE”
di
Marianna Del Prà
Il
costruttivismo sociale non è un metodo. È una teoria
epistemologica che afferma che la costruzione della conoscenza avviene
all’interno del contesto socioculturale in cui agisce l’individuo.
Secondo questa prospettiva, pertanto, interazioni e linguaggi svolgono una
funzione fondamentale in un processo di apprendimento.
In
pedagogia alcuni autori che a ragione si possono collocare entro la
corrente costruttivista, ad esempio J. Piaget, avevano incentrato le
proprie teorie sulle costruzioni individuali, trascurando l’aspetto
sociale ed interpersonale.
Il
costruttivismo sociale, invece, considera l’apprendimento come un
processo di costruzione di significati negoziati assieme agli altri, e non
come l’acquisizione di conoscenze che esistono da qualche parte
esternamente allo studente.
La
moderna pedagogia deve molto alle osservazioni di Vygotskij, il quale ha
avuto il merito di sottolineare la natura intrinsecamente sociale,
interpersonale dell’apprendimento. I suoi studi sulla relazione tra
pensiero e linguaggio hanno contribuito in modo significativo allo
sviluppo successivo di correnti di pensiero e di metodologie didattiche
che evidenziano gli aspetti cooperativi e collaborativi
nel processo di insegnamento/apprendimento.
Ma
come già detto, il costruttivismo sociale non è un metodo, visto che non
intende fornire agli insegnanti manuali
o indicazioni precise da seguire nella prassi didattica.
Autori
come N. Goodman, e recentemente le americane P. Oldfather, J. West, J.
White, J. Wilmarth, o in Italia il Prof. Mario Polito, affermano che
ciascun insegnante sviluppa progressivamente approcci e metodiche mentre
impara a conoscere gli interessi e i bisogni dei suoi studenti e a
scoprire quello che è adatto per loro. Affermano anche che
l’insegnamento è il risultato di attente osservazioni e di una notevole
sensibilità nei confronti degli studenti.
Ma
che significato, quale ricaduta possono avere queste considerazioni sul
lavoro dell’insegnante di lingua, in particolare nella gestione di una classe ad abilità miste? Come poter andare incontro ai bisogni
linguistici dei singoli e potenziare le competenze di ognuno adottando
un’impostazione sociale?
In
una visione sistemica il gruppo classe viene considerato nella sua
interezza ed inteso non come semplice somma di individui, bensì come rete
di relazioni e connessioni reciproche. In tale ottica l’insegnante vede
i propri studenti come facenti parte appunto di una comunità, in cui
possono aiutarsi ad imparare insieme mettendo a frutto le risorse di
ciascuno. Così, mentre in una visione “lineare“ della classe
l’insegnante si rapporta ad ognuno in modo unilaterale tenendo conto dei
suoi personali bisogni, in quella “sistemica“ egli dovrebbe riuscire a
vedere, a registrare ed a considerare anche l’invisibile, ovvero gli
aspetti socio-affettivi e relazionali che intercorrono tra i vari
componenti della classe, nonché la ricchezza derivante dalle diverse
intelligenze e potenzialità.
Operare
in un’ottica costruttivista significa pertanto farsi carico delle varie
potenzialità ed agire affinché esse non solo riescano ad emergere, ma
anche possano costituire motivo di arricchimento per tutti. In poche
parole, creare una sorta di “archivio“ finalizzato alla comune
costruzione del sapere.
Molti
insegnanti che si ispirano al costruttivismo sociale riescono a
strutturare le attività in classe in modo da agire come “guida al
fianco” ed a rendere l’apprendimento un’impresa collaborativa in cui
gli studenti si aiutano reciprocamente.
In
una dimensione sociale dell’apprendimento il clima della classe è
fortemente determinato dalla presenza significativa di ognuno, e
l’insegnante più che essere l’unica fonte di sapere diviene egli stesso
una variabile in gioco.
Inutile
dire che tale impostazione richiede all’insegnante un grande sforzo nel
cambiamento di mentalità. La progettazione delle attività didattiche
nella classe, non avvenendo più in forma “lineare“, ossia rivolta
unilateralmente ad uno o a più alunni con le medesime capacità
linguistiche ed in modo differenziato a seconda dei livelli, si ispira ad
una sorta di “circolarità”
dove l’alunno agisce autonomamente scegliendo le attività a lui più
consone.
Ciò
non significa che la figura dell’insegnante debba sparire, e con lui il
sapere e le competenze di cui egli è portatore, e neppure che l’alunno
debba venire lasciato solo nella scelta del compito e nell’esecuzione
dello stesso. L’insegnante agisce come guida competente al fianco degli
studenti, predispone un ampio ventaglio di attività che possano
soddisfare le esigenze ed i bisogni dei diversi livelli compresenti in
classe, si premura che ad ogni singolo venga offerto il giusto grado di
sfida cognitiva e che i materiali proposti non risultino né troppo
banali, pena la demotivazione, né troppo impegnativi da sembrare
impossibili. E soprattutto egli deve fornire agli studenti la possibilità
di scegliere quelle attività che prevedano un giusto grado di sfida. In
sostanza, ognuno trova la risposta ai propri bisogni, ed è proprio questa
autonomia, questa autodeterminazione nella scelta dei contenuti -i quali
possono essere appunto negoziati con l’insegnante ed il gruppo classe-
che porta ogni discente ad avere un ruolo attivo, profondamente motivante,
e non uno passivo da mero consumatore di conoscenza.
Questo
non significa del resto che l’insegnante debba accettare tutto. Egli
interviene sapendo che l’obiettivo fondamentale del suo agire è l’autorealizzazione
dei singoli e che è molto più probabile che questi si impegnino
maggiormente nel processo di apprendimento se provano un senso di
autostima e di autoefficacia.
La
realizzazione dei principi ora esposti in una classe di lingua ad abilità
miste, potrebbe in parte avvenire durante il center
time, ovvero nell’ambito di attività che gli alunni svolgono
autonomamente entro l’orario scolastico, in un periodo di tempo
prestabilito, percorrendo stazioni
di lavoro o centri d’interesse e a cui corrispondono attività
differenti e graduate per livelli.
In
sostanza, la disomogeneità del livello di competenza linguistica di base
degli alunni non deve essere necessariamente considerata dall’insegnante
come un limite vincolante, ma piuttosto come un arricchimento alla
crescita personale, umana e linguistica di ognuno. Poiché, secondo
l’affermazione del Prof. Mario Polito, “...la
scuola diventa allora il luogo dove costruire la propria rappresentazione
mentale, utilizzando i mattoni cognitivi offerti dagli altri: studiosi,
insegnanti, compagni, amici...”.
Bibliografia
Goodman
N., Vedere
e costruire il mondo,
Bari, Laterza, 1988.
Oldfather
P., West J., White J., Wilmarth J., L’apprendimento
dalla parte degli alunni. Didattica costruttivista e desiderio di
imparare,
Trento,
Erckson, 2001.
Polito
M., Attivare
le risorse del gruppo classe. Nuove strategie per l’apprendimento
reciproco e la crescita personale, Trento,
Erickson, 2000.
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