Lavorare stanca

La raccolta di poesie rappresenta, nel 1936, l'esordio di Pavese come poeta. In questa raccolta scrive delle "poesie-racconto", cioè poesie con ritmi narrativi e con elementi della lingua parlata. Il mondo qui descritto è quello della campagna, della città, delle osterie; è soprattutto il legame con la propria terra, e la consapevolezza della propria solitudine.
La prima poesia che apre la raccolta, I mari del Sud, rappresenta una situazione emblematica e tipica dell'opera di Pavese: la figura dell'uomo senza patria, che si è allontanato dal proprio mondo e che tenta, inutilmente, un ritorno al passato.
E' la condizione dello stesso Pavese che si è allontanato (senza possibilità di ritorno) dalle sue Langhe, dalla sua terra, per entrare nell'inferno desolato della città, della indifferenza, della solitudine. Allora, come unica difesa, ci sarà il recupero dei miti dell'infanzia, alla scoperta delle radici della propria esistenza, che però si chiuderanno con una sconfitta: crescere vuol dire andarsene, invecchiare, veder morire (da: La luna e i falò)