Il carciofo

La coltura del carciofo è originaria della valle del Nilo, infatti il suo nome italiano deriva dall'arabo "kharshuf". Una delle prime testimonianze dell'uso del carciofo in Italia riguarda proprio Venezia e risale alla seconda metà del Quattrocento. Ancora oggi l'"articiòco" (qui il dialetto veneziano si rifà al francese "artichaut" ) rappresenta una delle coltivazioni tipiche degli orti lagunari. Una particolare produzione veneziana è la castraùra. Il 25 aprile, festa di San Marco, patrono della città, le piante di carciofo vengono private della parte terminale, ancora tenerissima. Questo procedimento serve a rinforzare la pianta e a far nascere altri carciofi nella parte alta: i pregiati botoli. I teneri carciofi raccolti sono un piatto raro e delicato che si può gustare solo in questi giorni. Si possono mangiare crudi in pinzimonio, come antipasto, oppure indorati e fritti o anche "in tecia" (in tegame) insieme al finocchio, per sposare l'aromatico degli uni con il dolciastro dell'altro.