Il pesce nella Repubblica di Venezia (Adattato
da: M. Brusegan, Cisame de pesse quale tu voy, il pesce nelle tavole
veneziane nei secoli XIV-XVI, Venezia, 1992, pp. 39-41)
Sembra proprio che siano i crostacei quelli maggiormente
appetiti nella Venezia cinquecentesca; astici, granzeole, granchipori,
moleche, masenete, gamberi (di mare e d'acqua dolce che provenivano essenzialmente
dal fiume Sile), schile, canoce erano considerati vere golosità.
I modi di cucinare i gamberi erano davvero
molteplici: si passava dalla semplice cottura sulle bronse
(braci) praticata nei casoni delle valli, alle raffinatezze di Maestro
Martino che li consigliava bolliti con acqua e aceto con aggiunta di finocchio,
agli elaborati gamberi ripieni che lo stesso autore suggeriva poi di friggere
in ottimo olio d'oliva. Come sempre però chi si esalta di più
nell'arte della trasformazione del cibo è lo Scappi, che propone
varie ricette per cucinare i gamberi: ripieni, bolliti, nelle minestre,
nelle torte, eccetera.
Per quanto concerne poi le granceole, particolarmente
apprezzate erano, come ora, quelle pescate a gennaio-febbraio, periodo
in cui sono ricche del loro corallo. Esse venivano cotte in acqua e sale,
ne veniva estratta la polpa e il corallo, che si mescolavano insieme con
olio, sale, pepe e succo di limone: quindi si rimetteva il tutto nelle
corazze che venivano fatte scaldare sulla griglia. Le granceole andavano
servite molto calde.
Del tutto analoghe erano le preparazioni previste
per astici ed aragoste. Sembra dovessero inoltre essere particolarmente
squisite quelle specie di salsicce e polpette proposte dallo Scappi e fatte
mescolando la polpa battuta degli astici e delle aragoste con la polpa
delle anguille salate, con aggiunta di spezie, uva passa, zucchero, olio,
burro, menta, maggiorana. Le polpette venivano quindi infarinate, cotte
in olio e burro e servite molto calde con zucchero e succo di melangola.
Prelibatissime erano pure quelle soffritte in olio, con
aglio ed erbe odorose. Un segreto per preservarne intatto il sapore, era
di bollirle avendo l'accortezza di chiuderne con del cotone le aperture
affinché l'acqua non potesse penetrarvi.
Infine una curiosità: le corazze delle granceole
erano utilizzate per decorare specchietti per signora.
Fra tutti forse i più apprezzati erano i famosissimi
gamberi trevisani o del Sile, che ora purtroppo non esistono più.
Erano di grandezza e peso eccezionali, potevano arrivare anche fino a mezza
libbra e d'essi si diceva che quanti più ne mangi, quanti più
ne mangeresti.