La fermata sbagliata (da Italo Calvino, Marcovaldo)

Leggi questo racconto:

Per chi ha in uggia la casa inospitale, il rifugio preferito nelle serate fredde è il cinema. La passione di Marcovaldo erano i film a colori, sullo schermo grande che permette di abbracciare i più vasti orizzonti: praterie, montagne rocciose, foreste equatoriali. Vedeva il film due volte, usciva solo quando il cinema chiudeva; e col pensiero continuava ad abitare quei paesaggi e a respirare quei colori.
Quella sera, il film che aveva visto si svolgeva nelle foreste dell'India. All'uscita del cinema, aperse gli occhi sulla via, tornò a chiuderli, a riaprirli: non vedeva niente. Assolutamente niente. Nelle ore in cui era restato là dentro, la nebbia aveva invaso la città, una nebbia spessa, opaca che mescolava le luci in bagliori senza forma nè luogo.
Marcovaldosi si diresse macchinalmente alla fermata del 30 e sbattè il naso contro il palo del cartello. In quel momento, s'accorse di essere felice: la nebbia, cancellando il mondo intorno, gli permetteva di conservare nei suoi occhi le visioni dello schermo panoramico.
Venne il tram, evanescente come un fantasma, scampanellando lentamente; le cose esistevano appena quel tanto che basta.
Così fantasticando, Marcovaldo aveva perso il conto delle fermate; a un tratto si domandò dov'era; vide il tram ormai quasi vuoto; scrutò fuori dai vetri, interpretò i chiarori che affioravano, stabilì che la sua fermata era la prossima, corse all'uscita appena in tempo, scese. Ma quel poco d'ombre e luci che i suoi occhi riuscivano a raccogliere, non si componevano in nessuna immagine conosciuta. S'era sbagliato di fermata e non sapeva dove si trovava.
Vide passare qualcuno che poteva essere un ciclista, su una bicicletta senza luci e gridò: - Per Piacere! Sa dov'è via Pancrazio Pancrazietti?
La figura s'allontanava, quasi non si vedeva più. Disse:- Di lààà...- ma non si sapeva da quale parte indicasse.
Marcovaldo camminando non sapeva se seguiva una line a retta, se il punto luminoso verso il quale si dirigeva fosse lo stesso o si sdoppiasse o triplicasse o cambiasse di posto. La luce che raggiunse era l'uscio fumoso d'un'osteria.
- Cercavo... se magari loro sanno... Via Pancrazietti...- cominciò a dire, ma nell'osteria c'era rumore, ubriachi che ridevano credendolo ubriaco. Tanto più che, per scaldarsi, ordinò un quarto di vino, dapprincipio, e poi ancora mezzo litro, più qualche altro bicchiere. Insomma, quando uscì dall'osteria, le sue idee sulla via di casa non erano più chiare di prima, ma in compenso più che mai la nebbia poteva contenere tutti i continenti ed i colori.

Continua il racconto nella pagina successiva